Concerti in Italia: aumenta il pubblico, non solo il prezzo dei biglietti

Mentre altrove (persino in Nord America, vedi News) il mercato della musica live ha il fiato corto, in Italia i concerti pop e rock producono ancora incassi in crescita, quasi 145 milioni di euro nel 2004 secondo i dati di Assomusica che escludono i non associati e le manifestazioni gratuite o finanziate da enti locali. Merito (o meglio, colpa) dell’aumento inesorabile del prezzo medio dei biglietti (+ 13,03 % sull’anno precedente), certo, ma non solo: è in continua espansione anche il numero di spettacoli organizzati sul territorio nazionale, 2.582 nel 2004, e il numero di spettatori paganti, 5 milioni e 736 mila, segno che per la musica dal vivo, al contrario di quanto accade per quella registrata, il valore “percepito” continua ad essere alto. Tanto che è ormai consuetudine che siano i posti migliori, e dunque più costosi, ad andare esauriti per primi in occasione dei grandi appuntamenti. “E’ un momento propizio, e sarebbe un peccato non approfittarne per pensare al futuro e migliorare la qualità del servizio al pubblico: per questo serve al più presto una legge, anche la Rositani su cui siamo sempre stati critici e che giace da tempo immemore in Parlamento” dice il presidente dell’associazione di categoria Roberto Meglioli.
Mercato in crescita anche al netto dell’inflazione dei prezzi, si diceva: più significativo il confronto con il 2002 (+ 42, 39 %) e con il 2001 (in tre anni gli incassi sono praticamente raddoppiati) che col 2003, l’anno della diaspora che portò all’esodo dall’associazione, e quindi anche dai suoi monitoraggi, di alcune delle maggiori aziende del settore (alcune, come Clear Channel, Barley Arts e Indipendente, sono nel frattempo rientrate; altre, come Friends & Partners e Cose di Musica, sono rimaste fuori), che nel 2004 hanno portato in dote all’associazione i sold out di Vasco Rossi, Renato Zero ed Eros Ramazzotti. Non sono tutte rose e fiori, comunque: il 68,5 % degli spettacoli rock e pop si concentra ancora nelle aree di Milano (20,41 % degli incassi), Roma (16,77 %), Verona, Bologna e Firenze, nell’ordine, e più dell’84 % nel Centro Nord del paese. “Napoli, per esempio, è una città che meriterebbe ben altre strutture”, dice Meglioli, “e anche per questo ci vorrebbe una normativa che preveda finanziamenti pubblici per impianti dedicati o polifunzionali. Noi siamo disposti a fare la nostra parte, ma neanche il Gruppo Cabassi (proprietario, fra l’altro, del FilaForum di Assago) si finanzia tutto da solo. Utilizzare gli impianti sportivi preesistenti come si continua a fare oggi incide in maniera pesantissima sui costi di produzione e di riflesso sui biglietti”. Punto dolente come sempre, questo: perché continuano a lievitare? Il motivo principale, secondo Meglioli, sta “nei minimi garantiti che si danno agli artisti, sempre più alti e raramente giustificati dalle loro reali potenzialità di incasso. E aumentando i prezzi medi aumentano anche i diritti di prevendita, che vengono calcolati in percentuale: oggi questa voce da sola finisce spesso per costare quanto un biglietto per il cinema e un ragazzo, prima di scegliere l’una o l’altra alternativa, ci pensa due volte”. Come si esce, dal collo di bottiglia? “Avere a disposizione arene e impianti per la musica sarebbe già un bel passo avanti, appunto. Distribuire meglio le date sul territorio, incrementando il numero di concerti al Centro Sud, sarebbe un altro modo per assorbire i costi di produzione dei tour riducendo il prezzo medio di ingresso. E poi bisogna pensare al futuro, una legge sulla musica deve prevedere un sostegno agli investimenti in nuovi talenti: i nostri nipoti non potranno continuare ad andare a vedere Vasco Rossi”.
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