NEWS   |   Industria / 18/06/2018

Dentro YouTube Music: il cuore dell’app è la personalizzazione

Dentro YouTube Music: il cuore dell’app è la personalizzazione

In occasione del debutto di YouTube Music (di cui abbiamo riferito qui) abbiamo assistito a una demo del prodotto e scambiato alcune impressioni con Candice Morrissey, responsabile YouTube Music Partnerships EMEA.

“Nell’ultimo anno abbiamo fatto moltissimo sulla musica, rafforzando la collaborazione storica con le labels e concentrandoci sulle pagine dedicate agli artisti – direi che nei mesi abbiamo preparato il terreno con innovazioni come la nostra YouTube Chart e con la feature “Music in this video”, che evidenzia in calce i crediti e i titolari dei diritti, con l’indicazione della musica da sottofondo che viene utilizzata in qualsiasi video.

"Il nostro intento era ed è quello di lavorare più a contatto con l’industria, sfruttando l’informazione chiave che abbiamo consolidato nel tempo su YouTube: gli utenti vengono da noi quasi espressamente per scoprire nuova musica e YouTube rappresenta per molti l’origine del viaggio musicale. Circa l’80% delle views deriva direttamente dalle raccomandazioni basate sulla navigazione dell’utente”.

Ed eccoci alla chiave strategica di YouTube Music, che porta YouTube a competere con le piattaforme di audio streaming consolidate come Spotify, Apple Music, Tim Music, Deezer, Amazon direttamente sul terreno della “music discovery”, delle raccomandazioni e della personalizzazione. In questo caso entra in gioco l’algoritmo di Google che, pare ovvio, sposta un po’ in alto l’asticella della competizione tecnologica quanto a meccanismi predittivi.

“L’esperienza-utente nella nostra intenzione doveva semplicemente essere perfetta anche per il solo audio, non solo per i video che sono da sempre il nostro segno distintivo. Prima abbiamo lavorato sulla ricchezza del prodotto, cercando di aggregare contenuti e informazioni sugli artisti in modo coerente e molto bene organizzato, per poi aggiungere moltissime performance live alla libreria di ciascun artista. Poi il focus si è spostato sulla facilità di navigazione, consci come siamo che si parla di una mole immensa di contenuti che devono essere facilmente reperiti, ricercati e utilizzati. E sul search… Beh, l’algoritmo di Google ci ha dato una grossa mano e ha inciso sulla semplicità d’uso sulla quale puntiamo. La nostra app reperisce bene anche ricerche vaghe, tipo 'quella canzone di un film dove si sentiva un fischio'".

Come per Google in generale, anche per YouTube Music il mantra è rimasto quello di fornire all’utente il contenuto perfetto per il momento – in questo caso, musica. “Per raffinare la performance del prodotto, inoltre, abbiamo potuto contare sull’esperienza sviluppata con Google Play, Google Home, con i nostri smart speakers…”.

L’accento della app musicale di casa Google è sulla personalizzazione e sulla semplificazione della fruizione: basata graficamente su tre semplici “tab” in basso nella schermata (Home, Hot list e Raccolta), ogni utente visualizza una serie di “mensole” esplorabili ciascuna a scorrimento  orizzontale, il cui ordine e la cui priorità cambieranno sia a livello di singolo individuo che anche in base al tempo e al luogo dell’utilizzo. Assumendo che all’inizio YouTube non disponga di informazioni storiche sull’utente, ad esempio, la app parte con alcune proposte di genere e umore, sciorinando una quantità di playlist e di album, per poi raffinare le raccomandazioni sia in base agli ascolti scelti sia in base alle ricerche effettuate. Qualora le informazioni, invece, siano rese disponibili dalla storia dell’utente su Google, il meccanismo accelera in performance.

La app a pagamento – che consente download, ascolto in background e zero pubblicità – offre anche lo “switch” istantaneo tra video e audio oltre alle opzioni tipiche delle altre piattaforme musicali (add,  download etc). Le Hotlist sono proposte per paese mentre la funzione “MixTape” (generata sulla base degli utilizzi e delle preferenze manifestate implicitamente dall’utente) si aggiorna in backgrund autonomamente e con frequenza quotidiana.

Ma queste raccomandazioni sono tutte algoritmiche? “Il nostro è un algoritmo potente, ma l’approccio che manteniamo include anche un tocco di curation analogica – lo definiamo “mind + machine”.

E, trattandosi di mondo Google, possiamo aspettarci l’apertura di API per sviluppatori? “Bella domanda! Vedremo in progress…”.

Cosa vi hanno chiesto le labels, considerando la dialettica molto vivace degli anni recenti? “C’è stata molta collaborazione. Abbiamo stretto accordi con le majors e con centinaia di indies, oltre che con molte collecting societies. Evidentemente le labels sono felicissime perché si attiva una nuova fonte di ricavi, ma consideriamo che nel tempo l’industria è cresciuta e continua a espandersi. La nostra visione, dunque, è quella che caratterizza tutti i settori basati sui contenuti: la visione di un doppio motore di crescita, basato sulla pubblicità da un lato e sugli abbonamenti dall’altro”.

(gdc)