Osservatorio NUOVOIMAIE, parte 5: le donne e la lunga strada (ancora da fare) per affermarsi nel mondo della musica

Osservatorio NUOVOIMAIE, parte 5: le donne e la lunga strada (ancora da fare) per affermarsi nel mondo della musica

I numeri parlano, anche quando l'argomento non sono i soldi. Più che parlare, fotografano, senza filtri e senza pietà, situazioni che solo da una certa prospettiva possono essere viste, ma che - magari - possono essere intuite dai più ma mai comprovate, diventando così argomento di discussione.

Durante le altre puntate di Osservatorio NUOVOIMAIE abbiamo accennato, più volte, al grande archivio di interpretazioni musicali fissate su fonogramma che del quale l'Istituto può disporre: questa enorme fonte di informazioni, che raccoglie i dati di opere registrate in tutto il mondo, non è solo indispensabile a NUOVOIMAIE per compiere il proprio lavoro di ripartizione dei diritti connessi per conto di Artisti Interpreti ed Esecutori, ma offre uno squarcio illuminante - attraverso i dati che permette di estrapolare - su quello che è oggi il mondo della musica. E il dato sulla proporzione tra generi fotografata dai quasi tre milioni di ruoli registrati nelle 765mila registrazioni provenienti da tutto il mondo utilizzate come campione in uno studio sulla presenza femminile nel mondo della musica globale dà molto da pensare.

A livello mondiale, su oltre 2 milioni e 800mila ruoli censiti nelle oltre 765mila registrazioni internazionali prese in esame per lo studio, solo poco meno di 230mila sono occupati da donne: il restante milione e 690mila sono appannaggio degli uomini, con un rapporto percentuale pari al 91,85% (maschile) contro l'8,15% (femminile). Questo il dato a livello mondiale. Ma in Italia?

Nello Stivale la situazione è pressoché identica: sul milione e 445mila ruoli censiti solo 127mila e poco più (l'8,77 del totale) sono occupati da donne, contro il milione e 328mila (pari al 91,23% del totale) intestati ad artisti di sesso maschile. Un dato sostanzialmente allineato alla media internazionale. Ma c'è chi ha saputo fare meglio?

Sì, qualcuno è riuscito a fare meglio, ma anche il meglio - purtroppo - in questo caso non basta. Spagna e Canada, per certi versi, sono i paesi meno sbilanciati riguardo alle disparità di genere, ma non per questo esemplari: nella penisola iberica le donne presidiano il 18,14% delle posizioni, mentre nella grande nazione nordamericana la percentuale scende (di poco) al 16,50. Ci sono poi dati che, francamente, stupiscono in negativo. Nei Paesi Bassi la percentuale di posizioni femminili nelle registrazioni censite è poco più bassa di quella italiana (ferma all'8,14%), mentre nel Regno Unito, che rappresenta il primo mercato europeo per il segmento pop/rock, la percentuale scende addirittura al 5,06%, la quota più bassa registrata a livello internazionale.

Considerare questa disparità un problema solo "politico" sarebbe un errore: prima ancora di una grande ingiustizia, questa indagine fotografa un esiziale - soprattutto perché diffuso - spreco di talento e creatività che inevitabilmente impatta sul mercato discografico globale, rendendolo più arido da punto di vista artistico e quindi strutturalmente più fragile e vulnerabile. La strada per colmare questo divario è ancora lunga, e riguarda tutti, uomini e donne.

Leggi qui le puntate precedenti di Osservatorio NUOVOIMAIE.

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