‘Akuaduulza’, il nuovo album di Davide Van de Sfroos

‘Akuaduulza’, il nuovo album di Davide Van de Sfroos
Il cielo e l’acqua hanno un colore perfetto, nel giorno scelto per presentare - in un ristorante sulla riva del lago di Como - “Akuaduulza”, il nuovo album di Davide Van de Sfroos. L’acqua del Lario è color ottanio, il cielo è di un grigio luminoso: niente di turistico, oggi, e per fortuna, in questa fetta di Lombardia cosi di moda grazie a (a causa di?) George Clooney, di recente residenza qui, e a uno stilista di notorietà mondiale che pure tiene villa da queste parti.
Davide Van de Sfroos, che oggi incontra la stampa, indossa una marsina-patchwork di singolare bellezza e originalità: non è firmata dallo stilista di cui sopra, ma l’hanno cucita le affascinanti ragazze di Lou, il laboratorio creativo che ha disegnato e realizzato anche gli splendidi costumi che saranno indossati sul palco nei concerti della prossima tournée del musicista. E l’indossa con la disinvoltura di chi non esibisce l’eccentricità, ma ci si sente a proprio agio - perché è in sintonia con i personaggi che animano le sue nuove canzoni: donne fatali e stregate e grotteschi Bela Lugosi da paese, fantasmi di famiglia e carcerati che annusano la libertà nel vento di tramontana.
“O facevo questo disco o scrivevo un libro” spiega Davide, che con entrambe le modalità di espressione ha buona familiarità, e che questo album l’ha registrato “in cantina”, circondandosi di amici e sodali di lunga data (guidati dal coproduttore e musicista Alessandro Gioia): “almeno tre canzoni sono nate direttamente di fronte al microfono”, dice l’autore. E quasi tutte queste canzoni sono pensate, prima ancora che cantate, in quella lingua magica che è il laghée: sono accomunate dal sentore umido dell’acqua dolce, raccontano storie, leggende, tradizioni e fantasie di chi vive sulla sponda di questo lago che (per fortuna, dicevo) oggi non ha niente di cartolinesco, ma sembra voler fare da scenografia ideale al muoversi di figure umane “fra Tim Burton e Tarantino, fra Testori e Guareschi”, delle quali Davide narra senza enfasi e senza giudizi morali, presentandocele come sue compagni di vita quotidiana.
Ma del disco diremo meglio presto, in sede di recensione: ai primi ascolti ci pare non solo confermare quanto di buono già sapevamo di Van de Sfroos, ma indicare una possibile nuova direzione musicale (“New Orleans e Baton Rouge, il delta del Mississippi, terre di palude e d’acqua dolce”) capace di far uscire la notorietà di Davide non solo dall’angusta benché amatissima cerchia di montagne che rinchiude il lago, ma anche dal confine della nostra nazione. Non a caso l’imminente tour parte il 25 febbraio da Lugano, poi gira l’Italia fino a maggio, con fughe già fissate a Berlino, Bruxelles e Madrid: rivelando l’aspirazione, del tutto legittima, a una platea internazionale.
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