Medimex 2018 a Taranto, il panel ‘Know your rights - Conosci i tuoi diritti e impara come funziona e cambia il collecting in Italia’

Medimex 2018 a Taranto, il panel ‘Know your rights - Conosci i tuoi diritti e impara come funziona e cambia il collecting in Italia’

Oggi presso il Circolo Ufficiali di Taranto, nell'ambito del Medimex 2018, si è tenuto il panel “Know your rights - Conosci i tuoi diritti e impara come funziona e cambia il collecting in Italia”. L’incontro, moderato da Davide Poliani di Rockol, ha analizzato l’evoluzione e lo stato attuale della filiera del collecting a livello internazionale e domestico e si è concentrato sulla comprensione di come la catena del valore delle varie società di collecting si sia posizionata in primo piano nell’agenda dell’industria musicale.

Sono intervenuti Maila Sansaini (Nuovo Imaie), Fernando Mantovani (Itsright), Claudio Buja (Universal Music Publishing), Marco Ornago (Scf), Guido Scorza (Lea).

Ecco una selezione di quanto dichiarato dai partecipanti.

Claudio Buja (Universal Music Publishing):

La gestione dei diritti è cambiata radicalmente, assieme al mercato musicale, nell’arco di 100 anni, basti pensare che siamo passati dal 78 giri al digitale. In particolare con l’era digitale abbiamo visto nascere il download, poi lo streaming in rapida successione.

Le principali figure del mondo della musica restano però sempre le stesse: l’autore/compositore, che ha come interlocutore l’editore. e l’interprete, che ha come interlocutore il produttore fonografico.

La musica viene fruita tutt’oggi su supporto fisico, digitale, radio TV, pubblici esercizi, sincronizzazioni (film, pubblicità), concerti, eventi live.

Marco Ornago (Scf):

Il mercato mondiale della musica è in ripresa e vede un introito di ben 18 milioni di dollari (+8,1%). È un mercato che reimpiega la quasi totalità dell’incasso a ciclo continuo e più denaro aiuta a migliorare la qualità dell’offerta.

L’Italia è il dodicesimo paese nei guadagni mondiali legati a questa filiera e l’Europa è seconda dopo l’America. Per quel che riguarda, in particolare, il settore delle collecting, vediamo l’Italia incassare 50 milioni di euro e posizionarsi all’ottavo posto. La collecting è la terza fonte di guadagno nella discografia e quello che più conta oggi è che le collecting oggi non si facciano la guerra per tenere il mercato vivo.  Un modo per portare tutti a pagare è trovare accordi con associazioni di categoria, cosa che diminuirebbe la pirateria.

Davide Poliani: A che punto è la trasparenza in Italia?

Guido Scorza:

La trasparenza è Il problema. La musica è un’industria che gira attorno all’immateriale e noi siamo a 10 su una scala da uno a cento su questo fronte. Quello che bisogna fare è creare un’autorità che dica a utilizzatori e intermediari qual è il modo migliore per far circolare le informazioni relative al funzionamento di questo mondo. I dati ci sono ma non vengono usati al meglio per migliorare la situazione. Si sa quanto c’è da raccogliere ma non come raccoglierlo.

Maila Sansaini:

Bisogna poter mettere davanti agli occhi di tutti le informazioni necessarie a fare la propria attività in trasparenza o si creeranno sempre quelle interferenze che impediscono e impediranno ancora il funzionamento di questo diritto. Com’è successo già in passato.

La soluzione è un luogo ideale come i “one-shop-stop” dove titolari di diritti e consumatori si incontrano e condividono informazioni e dati per poter agire nella massima correttezza. Altrimenti daremo enormi alibi a chi la musica la utilizza e non la paga. 

Alcune collecting sono state riconosciute da Agicom eppure non sono in grado di dare un elenco dei propri artisti e quindi sono un’incognita e di conseguenza una radio o una tv non sa a chi pagare i diritti, generando mancanze. Serve la volontà da parte delle società di collecting di chiarire tutto. Nuovo Imaie con Scf ha aperto uno studio di fattibilità per trovare per la soluzione migliore a questo problema.

Fernando Mantovani (itsright):

Ok la trasparenza ma serve la qualità del dato. Ok lo sportello unico ma non è l’unico modello di business. Per un grosso operatore televisivo potrebbe non essere il mezzo migliore. La trasparenza deve esserci dal mandato ricevuto dall’artista alla riscossione dall’utente finale.

Claudio Buja:

A livello mondiale c’è un value gap perché determinati introiti sono passati dalla musica ad altri operatori. I video su YouTube, ad esempio, sotto le 10 mila visualizzazioni non vengono pagati. Sopra le 10mila si raccolgono solo 2 euro per 10 mila visualizzazioni, che vanno divisi tra autori ed editori, tolta la commissione Siae. Valori bassissimi rispetto a quanto generano realmente.

Maila Sansaini:

YouTube afferma di avere grossi problemi a fornire dati. Ma non è così. Queste piattaforme sfruttano le nostre passioni per caricare contenuti di cui esistono titolari senza controllare gli utenti che li caricano. Il nuovo regolamento della privacy ha scoperchiato un grande problema ovvero come i dati vengono usati per un rientro economico. Bisognerà lavorare per creare le giuste sinergie per arginare danni del genere alla categoria.

Guido Scorza:

Il vero problema è che non abbiamo mai potuto negoziare con YouTube il valore da dare al pagamento ai nostri clienti. La responsabilità di questa situazione è pubblica e privata e risale ormai a dieci anni fa.

Un altro utilizzatore non trasparente è sicuramente la Rai. Non forniscono dati sulle utilizzazioni e non pagano. Quindi partiamo da casa nostra prima di guardare all’estero. Basterebbe le autorità facessero bene il proprio mestiere. 

 

Di Roberta Ruggiero

 

 

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