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Le Vibrazioni atto secondo: 'Siamo operai della musica, con una missione'

Le Vibrazioni atto secondo: 'Siamo operai della musica, con una missione'
“II”, come gli Zeppelin del disco di “Whole lotta love” e di “Moby Dick”. Non rinunciano al citazionismo spinto, Le Vibrazioni, folgorati sulla via di Sanremo e per questo motivo costretti a posticipare l’uscita del loro secondo album. Lo fanno ascoltare, a spezzoni, ai giornalisti, e si vede che non stanno più nella pelle. Il periodo di isolamento nel cascinale toscano di proprietà del manager Ignazio Morviducci (“Una dimora del ‘400 con tanto di torretta d’avvistamento, in Val d'Orcia. In giro solo cinghiali, niente donne, nessuna distrazione: ci alzavamo al mattino in stato di semierezione e con gli occhi ancora cisposi e ci mettevamo a suonare”) ha fruttato un bel gruzzolo di quattordici canzoni (più “ghost track”) che suonano ancora più ritmiche, melodiche, chitarristiche e analogiche delle precedenti. “Il nostro sogno sarebbe di registrare tutto il prossimo disco su bobina magnetica, ma non se ne farà niente: la Ampex purtroppo ha cessato la produzione”. Come Jimmy Page ai tempi d’oro del Dirigibile, hanno sfruttato gli echi e i riverberi naturali del casolare adibito a studio di registrazione. “Suonando dal vivo, anche se ovviamente sulle tracce buone siamo intervenuti con qualche abbellimento e qualche correzione. Ma eravamo tutti nella stessa stanza, 'in presa diretta'. Arrivavamo da 150 concerti, eravamo caricati a molla: abbiamo fatto tutto in due mesi, di cui uno di preproduzione” raccontano il vocalist/autore Francesco Sarcina e compagni, passandosi la parola (un modo neanche troppo implicito di mettere a tacere voci di dissapori e gelosie professionali). “Avevamo la valigia piena di canzoni ma dovevamo ancora dargli un corpo e un vestito. Lo abbiamo fatto insieme, come sempre. Abbiamo imparato a rispettare i nostri spazi reciproci, i nostri rapporti sono cambiati e maturati: un conto è suonare insieme nelle cantine, un altro vivere quello che ci è successo in questi due anni. Come nel primo disco, qui c’è un po’ di vecchio e un po’ di nuovo, ‘Lisergica’ (‘niente a che vedere direttamente con le droghe, si riferisce al significato etimologico della parola: lo studio delle essenze naturali’) era un pezzo che c’era già, ‘I desideri delle anime dannate’ è una delle ultime, e così ‘Ovunque andrò’ (la canzone sanremese).
    “II”, come gli Zeppelin del disco di “Whole lotta love” e di “Moby Dick”. Non rinunciano al citazionismo spinto, Le Vibrazioni, folgorati sulla via di Sanremo e per questo motivo costretti a posticipare l’uscita del loro secondo album. Lo fanno ascoltare, a spezzoni, ai giornalisti, e si vede che non stanno più nella pelle. Il periodo di isolamento nel cascinale toscano di proprietà del manager Ignazio Morviducci (“Una dimora del ‘400 con tanto di torretta d’avvistamento, in Val d'Orcia. In giro solo cinghiali, niente donne, nessuna distrazione: ci alzavamo al mattino in stato di semierezione e con gli occhi ancora cisposi e ci mettevamo a suonare”) ha fruttato un bel gruzzolo di quattordici canzoni (più “ghost track”) che suonano ancora più ritmiche, melodiche, chitarristiche e analogiche delle precedenti. “Il nostro sogno sarebbe di registrare tutto il prossimo disco su bobina magnetica, ma non se ne farà niente: la Ampex purtroppo ha cessato la produzione”. Come Jimmy Page ai tempi d’oro del Dirigibile, hanno sfruttato gli echi e i riverberi naturali del casolare adibito a studio di registrazione. “Suonando dal vivo, anche se ovviamente sulle tracce buone siamo intervenuti con qualche abbellimento e qualche correzione. Ma eravamo tutti nella stessa stanza, 'in presa diretta'. Arrivavamo da 150 concerti, eravamo caricati a molla: abbiamo fatto tutto in due mesi, di cui uno di preproduzione” raccontano il vocalist/autore Francesco Sarcina e compagni, passandosi la parola (un modo neanche troppo implicito di mettere a tacere voci di dissapori e gelosie professionali). “Avevamo la valigia piena di canzoni ma dovevamo ancora dargli un corpo e un vestito. Lo abbiamo fatto insieme, come sempre. Abbiamo imparato a rispettare i nostri spazi reciproci, i nostri rapporti sono cambiati e maturati: un conto è suonare insieme nelle cantine, un altro vivere quello che ci è successo in questi due anni. Come nel primo disco, qui c’è un po’ di vecchio e un po’ di nuovo, ‘Lisergica’ (‘niente a che vedere direttamente con le droghe, si riferisce al significato etimologico della parola: lo studio delle essenze naturali’) era un pezzo che c’era già, ‘I desideri delle anime dannate’ è una delle ultime, e così ‘Ovunque andrò’ (la canzone sanremese).

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