Osservatorio NUOVOIMAIE, parte 4: cos'è un 'one stop shop', e perché farebbe bene a chi la musica la fa e a chi la ascolta

Osservatorio NUOVOIMAIE, parte 4: cos'è un 'one stop shop', e perché farebbe bene a chi la musica la fa e a chi la ascolta

Nel corso delle passate puntate di Osservatorio NUOVOIMAIE è stato spiegato che un giusto compenso per l'utilizzo e la fruizione di opere musicali non spetta solamente a chi una canzone la scrive, ma anche a chi la pubblica, la produce e la esegue. Un diritto sacrosanto, starete pensando. E pensate bene, perché questo diritto, come tutti gli altri riconosciuti ai lavoratori, è sancito dalla legge. Ma, anche con tutta la buona volontà, spesso rispettare la legge è difficile, e una regolamentazione troppo complessa e frammentata rischia di danneggiare tutti, sia gli autori, interpreti, editori e produttori di musica, sia chi la musica la ascolta.

"Facciamo l'esempio di un locale pubblico, come un bar o una discoteca: un gestore che voglia fare ascoltare musica ai propri clienti è tenuto, per legge, a riconoscere un compenso sia agli autori, che agli editori, che agli interpreti esecutori che ai produttori", ci racconta Maila Sansaini, direttrice generale di NUOVOIMAIE: "Mettiamoci nei panni del gestore, che si troverà a stilare un rendiconto a favore di SIAE e delle altre società di collecting operanti nel campo dell'intermediazione del diritto d'autore per retribuire chi la musica l'ha scritta e l'ha pubblicata. Poi con le cinque società che nel nostro Paese gesticono la raccolta dei diritti per contro dei produttori, senza dimenticare - ovviamente - gli interpreti ed esecutori, per i quali, nella rendicontazione, è necessario identificare il ruolo di primario, comprimario o secondario". Insomma, un lavoro improbo, che sicuramente non incoraggia la legalità.

"Proprio così, e faccio un caso di scuola", prosegue la Sansaini: "Per un singolo brano che abbia autori e interpreti esecutori associati a diverse società di collecting, teoricamente, per essere in regola, sarebbe necessario stilare undici differenti rendiconti". Un vero e proprio paradosso, oltre "che a un autentico lavoro, che in primis non è sostenibile economicamente, da parte di un operatore che voglia agire nella piena legalità, che si vedrebbe costretto ad assumere un dipendente esclusivamente per occuparsi di questo, e in secondo luogo per la filiera del collecting, dove vengono a crearsi conflitti e tensioni che non sono utili a nessuno".

E non è finita: "Una situazione del genere causa un massiccio fenomeno di elusione del diritto, che danneggia anche il fruitore puro", spiega la Sansaini, "Faccio un altro esempio: un avventore di una discoteca paga il biglietto d'ingresso certo che i suoi soldi vengano ripartiti a tutti gli aventi diritto dei brani diffusi in sala, ma se il gestore - proprio a causa di queste complicazioni burocratiche - dovesse omettere, anche in buona fede, di pagare anche solo uno degli aventi diritto, a finire per così dire truffato finirebbe anche l'avventore stesso, che si troverebbe ad aver pagato per un lavoratore al quale, però, i soldi non arriveranno mai".

La situazione, come avrete capito, è molto intricata, e affatto semplice da sbrogliare. Una possibile soluzione per semplificare lo scenario, però, esiste. "Negli anni Duemila il Regno Unito aveva questi stessi problemi", racconta la Sansaini: "Il governo in carica all'epoca chiamò tutte le società di intermediazione dei diritti connessi a un tavolo per unificare le modalità di pagamento. Un ulteriore e importante passo avanti, sempre in Gran Bretagna, è stato fatto solo due anni fa, con l'istituzione di uno sportello unico al quale gli utilizzatori possano rivolgersi per sanare, in un unico pagamento, tutte le posizioni aperte".

Ecco, in sostanza, cos'è il one stop shop: non più rendicontazioni su rendicontazioni per corrispondere un compenso a tutti gli attori della filiera musicale, ma un unico ente in grado di gestire le ripartizioni sollevando l'utilizzatore dall'onore della gestione stessa. "I lati positivi di una soluzione del genere sono molti, e riguardano tutti", precisa la dg di NUOVOIMAIE: "Innanzitutto, la tariffazione unica permetterà a un utilizzatore - per restare all'esempio fatto sopra, al gestore del locale pubblico - di poter ipotizzare un budget per diffondere musica nella completa legalità, togliendo definitivamente l'alibi dell'eccessiva complessità e frammentazione nei pagamenti. Sul versante delle società di intermediazione, la libera concorrenza viene garantita, sia alle entità più grandi e affermate sia a quelle emergenti. E, infine, il cittadino comune - pagando il biglietto all'entrata di una discoteca - avrà la certezza che i suoi soldi arriveranno a chi la musica l'ha effettivamente scritta, suonata, prodotta e pubblicata. Senza considerare, poi, i benefici che ne trarrebbe la comunità tutta sotto forma di nuovi posti di lavoro - sia nell'ambito del collecting che in quello dell'industria musicale, sia in termini di sensibile riduzione dell'evasione tariffaria".

Una soluzione molto funzionale, che tuttavia - ad oggi - nel nostro Paese ancora non c'è. Ma su questo versante, presto, potrebbero arrivare delle novità: "Come NUOVOIMAIE abbiamo aperto un tavolo con SCF [la maggiore delle società che si occupa di intermediazione dei diritti dei produttori, ndr] per avviare uno studio di fattibilità sull'istituzione di un one stop shop anche in Italia dedicato ai titolati di diritti connessi", ha spiegato la Sansaini, "Ma siamo aperti a chiunque abbia la nostra visione. E contiamo, entro la fine del 2018, di poter attuare concretamente il nostro progetto".

Leggi qui le puntate precedenti di Osservatorio NuovoImaie.

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