Briga, basta con rap e talent: 'Questo è il disco che mi rappresenta di più'

Briga, basta con rap e talent: 'Questo è il disco che mi rappresenta di più'

Briga non vuole essere più ricordato come il rapper incazzoso che ad "Amici" litigava con i giudici e i professori del talent. Soprattutto, non vuole più essere chiamato "rapper". Se proprio deve essere etichettato, preferisce la parola "cantautore". "Che cosa ci siamo fatti", il nuovo album in uscita il 1° giugno, segna un cambiamento nel suo percorso artistico: "'Amici' lo rifarei, tutta la vita. Ma adesso la sfida è andare avanti. Nonostante la gente mi continui ad identificare come 'quello di Amici'. È una sfida che mi gasa: io esisto a prescindere da quel contesto", spiega lui a Rockol.

L'album, che è stato anticipato dal singolo omonimo, arriva a due anni dal precedente, "Talento", e contiene undici pezzi con i quali Briga si sgancia dagli esordi come rapper: "Con il rap facevo una fatica immensa a scrivere i pezzi. Ero meticoloso. Scrivere testi rap è difficile, devi seguire uno schema metrico preciso", spiega il cantautore, "ora basta con il rap. Era una cosa che facevo da ragazzino. È un'evoluzione, un cambiamento, ma non forzato. Comunque non sono mai stato un rapper puro, ho sempre contaminato quel genere con suoni diversi". Con queste nuove canzoni Briga cerca di raccontare la generazione degli under 30, quella della quale lui stesso fa parte: si parla di incapacità relazionale, di insicurezze, di solitudine digitale, della continua ricerca di piccoli punti di riferimento (una birra insieme agli amici in piazza a Trastevere, un giro in motorino di notte per le strade di Roma, il campionato di calcio): "È il disco che più mi rappresenta, perché è un disco senza filtri".

Parte delle lavorazioni dell'album si sono svolte in una villa in Val di Pesa, in Toscana, dove Briga si è rinchiuso per due settimana insieme ai suoi musicisti e a Boosta, il tastierista dei Subsonica: "Era una cosa che sognavo di fare sin da bambino. Finalmente sono riuscito a farla. Eravamo in disparte dal mondo, dalla città e dal casino. Avevo già alcune demo, alcuni provini: alla fine siamo usciti da lì con cinque pezzi pronti per il disco".

Oltre che con Boosta, per "Che cosa ci siamo fatti" il cantautore romano ha collaborato anche con il chitarrista Fabio Massimo Colasanti (con Pino Daniele dagli anni '90 fino alla sua scomparsa), il percussionista e direttore d'orchestra Enzo Campagnoli e il sassofonista Fabrizio Dottori: "Non mi servono dieci persone intorno per scrivere un disco e registrarlo. Alla maggior parte della gente sì: ci mettono la voce e basta. Io scrivo, canto, suono, pur non essendo un musicista. Non so suonare il piano, strimpello un po' la chitarra. Però le intuizioni sono mie, gli accordi sono miei. C'è un rapporto di fiducia, di sinergia e di rispetto".

Dopo l'uscita dell'album Briga sarà impegnato con un lungo instore tour (una trentina gli appuntamenti in calendario), in attesa del tour vero e proprio.

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