Motta, al via da Roma il tour di 'Vivere o morire': recensione e scaletta

Motta, al via da Roma il tour di 'Vivere o morire': recensione e scaletta

Il look è sempre lo stesso: soliti stivaletti, jeans, t-shirt nera e capelli lunghissimi a nascondere quel volto dai lineamenti marcati e netti da Lou Reed della campagna toscana. Anche il modo di stare sul palco, selvaggio e rude, è più o meno lo stesso del precedente tour. Eppure in Motta c'è qualcosa di diverso, che non si vede ma che emerge a poco a poco nel corso del concerto, tra una canzone e l'altra e qualche discorso appena accennato. "Vivere o morire", il suo ultimo album, ha rappresentato per il cantautore un taglio netto con il passato: basta con le inquietudini personali e il malessere di vivere. Motta ha spalancato la finestra e ha fatto entrare un po' di luce dentro le stanze un po' polverose della sua vita privata e artistica: alla fine, ha capito che "La fine dei vent'anni" non era poi così terribile come l'aveva raccontata nel suo primo album da solista. Ora, mentre alcune voci di corridoio lo vogliono tra i giudici della prossima edizione di "X Factor", l'ex Criminal Jokers si appresta a raccontare sul palco le sue nuove consapevolezze.

PHOTOGALLERY DEL CONCERTO

"Ed è quasi come essere felice", la prima canzone in scaletta, è la linea di demarcazione che separa il vecchio dal nuovo. I suoni sono sporchi, aggressivi e un po' tribali. È un rock di pancia, istintivo e viscerale. Motta corre da una parte all'altra del palco, saltella, balla agitando le braccia, suona le percussioni. E urla: come per sfogarsi, per liberarsi dai demoni del passato. "Mi siete mancati dammmorire", dice guardando il parterre dell'Atlantico, il club romano che ospita la prima data del tour, senza nascondere il suo accento toscano, "era un anno che io e la mia band aspettavamo questo momento". Presenta subito il gruppo (ripeterà i nomi dei suoi musicisti altre due volte, nel corso del concerto): Federico Camisci al basso, Simone Padovani alle percussioni, Cesare Petulicchio alla batteria, Leonardo Milani alle tastiere e ai cori, Giorgio Maria Condemi alle chitarre. "Se sono diventato quello che sono oggi è grazie a loro e soprattutto a un'altra persona", aggiunge, buttando uno sguardo verso il mixer. La sua fidanzata, l'attrice Carolina Crescentini, sta seguendo il concerto proprio in fondo alla sala. Non la chiama mai per nome, ma la ringrazia per essergli stata accanto nel corso dell'ultimo anno, "per niente facile". E le dedica "Quello che siamo diventati", una delle canzoni del nuovo disco: "E finalmente senza fingere niente / e senza dirci dove siamo stati / e i tuoi piccoli segreti / e la pazienza di essere raccontati".

La scaletta alterna le canzoni di "Vivere o morire" a quelle di "La fine dei vent'anni". Si guarda più al presente che al passato: il nuovo album viene suonato per intero, mentre da "La fine dei vent'anni" Motta sceglie otto canzoni, le più significative. A mano a mano che il concerto prosegue le differenze tra passato e presente cominciano ad emergere con maggiore evidenza. È cambiato soprattutto il suo modo di cantare: Motta sembra più rilassato, più sereno. Ogni tanto gli scappa anche qualche sorriso. L'amarezza di "La fine dei vent'anni", "Del tempo che passa la felicità" e "Se continuiamo a correre" ha lasciato spazio alla dolcezza di canzoni come "Chissà dove sarai" e "La nostra ultima canzone": ci sono pezzi esplosivi e rumorosi, dal suono corposo e compatto, ma ci sono anche canzoni più acustiche, intimiste e riflessive. Il racconto che dalla visceralità di "La fine dei vent'anni" ha portato Motta alla serenità di "Vivere o morire" è coerente ed emoziona in più di un passaggio, come su "Mi parli di te", una sorta di lettera scritta a suo papà: "E per un attimo sembri contento / e in un abbraccio scopriamo le carte / babbo, siamo ancora in tempo / siamo ancora in tempo...".

Nel finale c'è anche una sorpresina, un'aggiunta dell'ultimo minuto: "Io per dieci anni ho suonato in un gruppo. Dovevamo chiudere la scaletta e ad un certo punto mi sono detto: 'Se non le faccio io, quelle canzoni non le fa nessuno'", dice, prima di attaccare "Fango", una delle canzoni dei Criminal Jokers, la band con la quale all'inizio della sua carriera si fece conoscere dai seguaci della scena indie-rock e punk-rock (toscana e non), prima della svolta solista.

La prima parte del tour di "Vivere o morire" terrà impegnato Motta sui palchi dei club italiani fino alla fine del mese (prossime tappe Bologna, Firenze e Milano). A luglio, invece, partirà la seconda parte della tournée, che andrà avanti fino alla fine di agosto e che vedrà Motta e i suoi musicisti suonare sui palchi di festival e arene all'aperto.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Ed è quasi come essere felice"
"La fine dei vent'anni"
"Quello che siamo diventati"
"Vivere o morire"
"Chissà dove sarai"
"La prima volta"
"Per amore e basta"
"Prima o poi ci passerà"
"Del tempo che passa la felicità"
"E poi ci pensi un po'"
"Prenditi quello che vuoi"
"Roma stasera"
"Se continuiamo a correre"
"Abbiamo vinto un'altra guerra"
"Sei bella davvero"
"La nostra ultima canzone"
"Fango"
"Mi parli di te"

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