Comunicato Stampa: 'Passaggi di tempo', anteprima a Roma il 16/02

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LANTIA CINEMA - MAGANOS - ISTITUTO LUCE
Presentano

PASSAGGI DI TEMPO
Il viaggio di Sonos 'e Memoria
Un film
di Gianfranco Cabiddu

Una distribuzione
Istituto Luce

In principio era "Sonos ‘e memoria", lo spettacolo ideato una decina d’anni fa dal regista Gianfranco Cabiddu: un riuscito connubio di cinema e musica, un "live act" tra film e concerto, dove la forza delle immagini in bianco e nero della Sardegna di un tempo, tratte da vecchi documentari dell’Istituto Luce e rimontate dal regista sardo, viene esaltata da un’avvincente "colonna sonora" eseguita dal vivo.

E’ una musica che mescola frammenti della tradizione sarda e la modernità del jazz, quella concepita da Paolo Fresu ed affidata ad un particolarissimo ensemble: diretto dallo stesso trombettista sardo, raccoglie infatti dodici musicisti – quasi tutti conterranei di Cabiddu e Fresu - di estrazioni ed ambiti musicali diversi: il maestro di launeddas Luigi Lai, la cantante Elena Ledda, il quartetto vocale Su Concordu 'e su Rosariu di Santulussurgiu, il violoncellista Carlo Cabiddu, Antonello Salis alla fisarmonica, Mauro Palmas alla mandola, più i "continentali" Furio Di Castri, al contrabbasso, e Federico Sanesi alle percussioni. .



In dieci anni di repliche, "Sonos ‘e memoria" è diventato un piccolo "classico": ha calcato tanti palchi in Italia e all'estero, ha figliato una videocassetta e poi un cd (pubblicato dalla tedesca ACT nel 2001) che ne raccoglie le musiche. Ora la sua storia si arricchisce di un nuovo, importante capitolo: un film – diretto dallo stesso Gianfranco Cabiddu e prodotto da Làntia, Maganos e Istituto Luce – che ne racconta la bella avventura, i retroscena, i suoi protagonisti e l'intreccio di legami fra di loro e con la Sardegna, le sue tradizioni e la sua modernità, i suoi paesaggi naturali e culturali. Si intitola "Passaggi di tempo - Il viaggio di Sonos 'e memoria" e uscirà nelle sale cinematografiche – distribuito dall'Istituto Luce - il 18 febbraio.

Prestigiosa anteprima a Roma, mercoledì 16 all'Auditorium del Parco della Musica (ore 21), in una serata - promossa dalla Regione Autonoma della Sardegna e dall'Istituto Luce - che dopo la proiezione del film proporrà un estratto dal vivo di "Sonos ‘e memoria" con tutti i musicisti sul palco.


Se alla capitale spetta l'onore del debutto, sarà invece in Sardegna il "battesimo del fuoco" di "Passaggi di tempo" nei cinema. Sono ben undici le "piazze" dell'isola che partono venerdì 18: dopo una doppia anteprima (presente il regista) in programma a Cagliari giovedì 17 - all'Odissea (alle 19 e alle 21,30) e al CineWorld (alle 21) – il film sarà infatti in proiezione a Oristano, Iglesias, Tortolì, Bosa, Guspini, Samassi, Macomer, Sant'Antioco, Santa Giusta e Tortolì (il 20). Una settimana dopo (il 25) toccherà quindi a Sassari, Santa Teresa Gallura, Torralba, Lanusei e Lunamatrona.
Tra i prossimi appuntamenti in calendario per questo mese, da segnalare due proiezioni in programma a Roma (Cinema Capranica), il 20 e il 22, nell'ambito del Music Doc Fest.

Già presentato lo scorso settembre nella serata conclusiva delle "Giornate degli Autori" della 61.a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, "Passaggi di tempo" è quasi un "dietro le quinte" di "Sonos e memoria". - fra fiction e documentario - raccontato a più voci da un gruppo di amici, un'affiatata compagnia di artisti - il regista e i musicisti - che ripercorrono la storia di quello spettacolo: dal suo concepimento - col ritrovamento dei filmati d'epoca sulla Sardegna - alle sue tappe salienti, fino alla consapevolezza che il progetto ha acquistato nel corso del tempo.


L'ultima fatica di Gianfranco Cabiddu può richiamare alla memoria "Buena Vista Social Club" di Wenders e "Super 8 Stories" di Kusturica: è allo stesso tempo un film, un documentario e un film-concerto. E' musica per immagini e immagini per la musica. Ha i contorni di un diario di viaggio che procede sulle note di Paolo Fresu e compagni, alternando il colore delle immagini di oggi e il bianco e nero di quelle di repertorio, in un montaggio emozionale che passa con disinvoltura dagli anni Venti ai Cinquanta ai nostri giorni.

Il regista realizza una sintesi tra modernità e tradizione, filo conduttore della pellicola.

E il cuore del film sta proprio nella ricerca delle radici culturali dell'isola, ma solo per inquadrarle in un contesto più universale e, come afferma Cabiddu, per "conservare memoria di un mondo, già durato millenni, terminato di colpo ieri sera, senza celebrazioni che non siano folklore, o mascherate per turisti". La memoria recuperata dal regista di "Disamistade" e "Il figlio di Bakunìn" è identità, è conoscenza, è evoluzione sociale di un popolo e di una cultura. La pellicola bandisce le immagini stereotipate di un'isola solare, tutta spiagge bianche e acque cristalline: conserva invece le tracce di una Sardegna autentica, ricca di una cultura vitale e di antiche tradizioni, ma pronta ad aprirsi all'altro. .



Aggrappandosi alle radici etnografiche della Sardegna, ma ricorrendo anche al linguaggio della fiction, "Passaggi di tempo" è un affresco in cui si svela il variegato mondo dei suoi protagonisti, il loro rapporto con la musica, il loro vissuto. La macchina da presa li spia e li cattura nel proprio ambiente: ognuno interpreta se stesso, mostrando la sua anima musicale e umana. Affiorano così le voci, i luoghi e le tradizioni di una Sardegna meno conosciuta, che si intrecciano con i ricordi, gli aneddoti e le storie di famiglia dei protagonisti, scene di vita quotidiana legate con maestria dall'invisibile filo rosso della regia di Cabiddu. Come quando la cinepresa scopre Paolo Fresu e suo papà Lillino, contadino e poeta, impegnati nella compilazione del loro dizionario berchiddese/italiano: il padre pesca da un sacchetto i foglietti di carta dove ha annotato detti e parole antiche perché non vengano dimenticate, e il figlio le raccoglie in un file digitale per poterle trasmettere al mondo.

Anche i riti della tradizione, dalle celebrazioni della Settimana Santa di Santulussurgiu alla processione di Sant'Efisio di Cagliari, sono un'occasione per investigare i legami degli artisti con le loro radici. Così, ad esempio, quando si corre l'"Ardia" di Sedilo, Carlo Cabiddu (fratello del regista) smette i panni del musicista classico per lanciarsi a cavallo nel rito secolare di quella sfrenata corsa equestre. "Quando ti butti giù per la discesa", racconta, "è come un volo in deltaplano. E quando in 'Sonos 'e memoria' compaiono le immagini dell'Ardia, l'arco del mio violoncello galoppa".


Ma l'obbiettivo di Gianfranco Cabiddu non si ferma al canneto di San Vito da cui Luigi Lai raccoglie la materia prima per le sue launeddas, o alle dune sul mare dove Antonello Salis fa jogging, quasi a sottolineare il suo rapporto "fisico" con pianoforte e fisarmonica; segue le tappe di "Sonos ‘e memoria" - Monaco, Parigi, Roma, Taormina -, riprende gli ospiti internazionali di uno spettacolo che – parola di Paolo Fresu - "è come una nave su cui possono salire altri musicisti, come Gerardo Nunez o Uri Caine o Han Bennink e poi scendere al prossimo porto", mentre tra valli e colline fischia il trenino verde. E il passaggio del tempo segue le tracce dei graffiti lasciati dai writers sui vagoni che sfilano sulle rotaie in quegli stessi paesaggi, magici e selvaggi, che ottant'anni fa ammaliarono David Herbert Lawrence.
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