Mark Kozelek - la recensione di "MARK KOZELEK"

Kozelek si cimenta in un disco solista che sembra un lavoro dei Sun Kil Moon, ma più intimista e autobiografico ancora. Una collezione di brani dalla durata impegnativa e dal mood non facilissimo, nella sua disarmante quotidianità:

In una primavera che non vuol saperne di arrivare come questa, non sentivo la mancanza di un disco come questo. Un assemblaggio di tredici canzoni che per circa un’ora e mezza (una durata cinematografica, in pratica) ti fanno pelo, contropelo e messa in piega con gli strumenti dello scazzo, della melanconia, dello spleen, dell’emotività fuori controllo da hangover, della Nausea maiuscola da lontano parente di Sartre, dell’evocazione proustiana di quadretti spesso in bilico fra la banalità più insignificante e il genio poetico – e non è così semplice distinguere l’una dall’altro.

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