Eurovision, è davvero “lo spettacolo musicale più grande del mondo”?

Eurovision, è davvero “lo spettacolo musicale più grande del mondo”?

Anche quest’anno ci siamo divertiti con l’Eurovision Song Contest . Ma davvero è “lo spettacolo musicale più grande del mondo”, come sostengono i suoi fan e come hanno ripetuto i conduttori più volte ieri sera?
Probabilmente no: l’edizione di quest’anno - non particolarmente brillante, né per canzoni né per le performance - lo ha dimostrato.  L'ESC va preso per quello che è: un grande show,  che in alcuni paesi ha una forte rilevanza geopolitica e che in generale ha un importante messaggio nella rappresentazione dell’unione nella diversità.  
Ma non è il più grande spettacolo musicale dopo il big bang. E' sicuramente una grande, potente e veloce macchina, ma con molti limiti.

Fa piacere vedere l’Eurovision ormai consolidato nelle abitudini degli italiani, a 7 anni dal nostro ritorno in gara (nel 2011, con Gualazzi): la finale è ormai stabile in prima serata su RaiUno, le semifinali sui Rai4. Se aprite Twitter durante una delle serate, non leggete altro che commenti sull’Eurovision. I dati di ascolto in Italia sono stati buoni, anche se in calo rispetto all'anno scorso: il 17,96% nell'anteprima e il 18,63% nel programma.

Ma l’altro giorno leggevo un commento di un amico e collega che stimo molto, e che da sempre è un sostenitore accanito della manifestazione. E’ “il più grande spettacolo musicale del mondo”, scriveva.  Quella frase, così netta, mi ha colpito. Mi sono chiesto se lo è davvero, e se sì in base a quali parametri lo si può definire “il più grande”. 

Un parametro è quello dei numeri: la quantità: l’Eurovision coinvolge 43 nazioni, viene trasmesso in centinaia di paesi e ha un pubblico enorme, oltre i 200 milioni di persone: è l’evento televisivo non sportivo maggiore del mondo, come ci è stato ripetuto più volte durante la finale. Il Superbowl e le finale dei Mondiali di calcio hanno rispettivamente circa 160 milioni e 1 miliardo di spettatori (e al loro interno hanno anche parti musicali, come noto).
Ma i numeri non possono essere l’unico parametro per decretare la grandezza assoluta di uno show. 

Gli altri parametri  possibili sono quelli della qualità: musica e spettacolo. Ma qua le cose cambiano.

Se il parametro è la proposta di canzoni, è evidente che l’Eurovision non è il più grande spettacolo musicale. Ci piace per il trash e il kitsch, appunto. Ci piace per per la rappresentazione della diversità, perché non propone un modello unico - che è cosa buona e giusta.
Ma sono solo canzonette, per lo più: vedi cose divertenti, spesso volutamente sguaiate, altre volte che si prendono terribilmente sul serio. Canzoni che per lo più ricordano altri modelli più noti e consolidati (spesso anglosassoni):  i metallari albanese e ungheresi, Il Volo estone, il Justin Bieber svedese, il country rocker olandese, la Beyoncé albanese/cipriota, il K-pop israeliano, il Marylin Manson ucraino....  Ma sapreste nominare una canzone straniera dell’Eurovision degli ultimi anni?

Se il parametro è lo spettacolo, è discutibile che l’Eurovision sia il più grande. Una show televisivo impeccabile certo, impressionante nella sua efficienza: solo la finale ha 26 complesse performance in meno di due ore, senza siparietti. Qualcuno vorrebbe un Sanremo simile  - dimenticandosi che il Festival è sostanzialmente un varietà, e che quindi ha altri meccanismi. 
Le performance televisive di artisti più innovative, interessanti e belle, però, non le ho viste all’Eurovision. Le ho viste al Superbowl (sceglietene voi uno degli ultimi anni, basta che non sia quello terribile con i Black Eyed Peas…), le ho viste ai Grammy, ai vari Awards di MTV, alle cerimonie delle olimpiadi. Ne cito una per tutte: i Gorillaz sotto forma di ologrammi con Madonna ai Grammy del 2006. Siamo su un altro pianeta.

Poi, certo, nessun altro show propone così tante performance spettacolari tutte assieme. Ma la quantità di performance non compensa l’assenza di qualità musicali. Le performance non sono separabili dalla musica. 

“Music is not fireworks”, ha detto Salvador Sobral, il vincitore della scorsa edizione, con una canzone iper-minimale. I fan puri e duri dell’Eurovision hanno protestato. Quest'anno, a farlo apposta, ha vinto proprio qualcosa che assomiglia ai fuochi d'artificio: lo spettacolo folle dell'israeliana Netta.
Ma la musica non può essere solo fuochi d’artificio.

Insomma - viva l’Eurovision, è bello vederlo in Italia e di esserci tornati come concorrenti. Speriamo di riuscire a vincerlo e di portarlo nel nostro paese prima o poi.  Siamo felici per Meta e Moro - quinti, e terzi al televoto: un risultato ottenuto contro ogni aspettativa. 

L’Eurovision è una manifestazione rilevante per tanti motivi che non hanno a che fare con le canzoni. Continuiamo a divertirci, non prendiamolo troppo sul serio. I grandi spettacoli musicali sono altri.

(GS)

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