NEWS   |   Recensioni concerti / 12/05/2018

Arcobaleni e cuori infranti: la recensione del concerto di Sam Smith al Forum di Assago

Arcobaleni e cuori infranti: la recensione del concerto di Sam Smith al Forum di Assago

L’effetto speciale è la sedia. Nel senso che ieri sera, al Forum d’Assago, Sam Smith è sbucato da una botola sotto il palco e, puf, eccolo seduto su una sedia, piegato su sé stesso, intento a cantare “Burning”, la canzone in cui racconta il dolore per la fine di una storia e il tentativo di superarlo a forza di sigarette, un pacchetto al giorno. È una delle poche concessioni allo spettacolo della performance del cantante inglese. Pur essendo uno da 12 milioni di copie vendute – ma “The thrill of it all” non ha bissato il successo del debutto “In the lonely hour” – Smith non cerca l’effetto-wow di altre pop star, ma costruisce uno spettacolo piuttosto tradizionale, anche musicalmente. Niente oggetti volanti, palchi che si scompongono e ricompongono, zero visuals, ma un palco originale e affascinante.

Sam Smith dev’essersi trovato di fronte a un problema: come portare nei palasport canzoni che lui stesso ha definito un whisky bevuto da solo, in una stanza buia, di notte, mentre si rimugina sulla propria vita? L’ha risolto facendo risaltare la doppia anima dell’ultimo album “The thrill of it all”: da una parte le ballate drammatiche e lievemente teatrali, le più applaudite, e dall’altra le cose più festose, che strizzano l’occhio ai vecchi soul e rhythm & blues. La gente pensa a questo come a un concerto deprimente, dice a un certo punto, e perciò invita il pubblico a lasciare pene e cuori infranti fuori dalla porta e mettersi a ballare. “Vogliamo che usciate di qui sentendovi felici”. Funziona.

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Quello di Sam Smith è il palco più strano che possiate vedere nel 2018. È una sorta di triangolo dalla base molto stretta, che copre all’incirca un terzo dell’ampiezza normale di un palco da palasport, e uno sviluppo verso la platea. Pensate a una passerella triangolare: ecco, quello è il palco. Col risultato che Smith canta per la maggior parte del tempo praticamente in mezzo al pubblico e sul fronte del palco non c’è pressoché nulla. Botole portano su e giù anche i musicisti, cinque in tutto, compreso un violoncellista, più quattro coristi che danno un sapore gospel-pop e soul a molti pezzi. In fondo c’è una sorta di totem, lo chiamano “shard”, è una struttura piramidale enigmatica che s'innalza davanti a uno schermo-luci di forma circolare. Il palco triangolare che s'allunga in platea rappresenta l’ombra dello “shard” illuminato da quella sorta di Luna. Visto dalle gradinate strapiene fa un bell’effetto, ma la platea è mezza vuota, pur essendo il concerto dichiarato sold out – motivi di produzione e stage design, pare.

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Uno delle prime cose che Sam Smith fa è ringraziare il pubblico milanese per avergli dato una seconda possibilità dopo la cancellazione del concerto di tre anni fa. La band, con l’aggiunta di alcune basi, è solida, le mossette dei coristi fanno tanto Motown, i colori sono sobri, l’atmosfera è festosa. Si passa da pezzi in pieno revival anni ’70, tra cui una porzione di “His eye is on the sparrow” di Lauryn Hill, a brani ballabili ad altri quasi unplugged. Ci sono i pezzi che hanno trasformato Smith in una star, quelli coi Disclosure, canzoni meno note come “Nirvana” con assolone di chitarra elettrica iniziale e il funk di “Restart”. E c’è un’orchestra immaginaria, nel senso di preregistrata, nell’esecuzione drammatica di “Writing’s on the Wall”, premio Oscar, con il violoncello a mimare tutta una sezione d’archi. Il cantante indossa abiti nello stile romantico-modernista di Charlie Casely-Hayford, con colori e stampe che ricalcano gli interni di casa Smith a Londra, davvero.

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Dopo “Scars”, introdotta come “la canzone più personale della mia vita”, arriva “HIM”, la storia del ragazzo che fa coming out di fronte al padre. “L’ho scritta per dire che l’amore è amore, siate orgogliosi di quel che siete”. Un fascio di luci arcobaleno illumina il palco e Smith canta la successiva “Too good at goodbyes” sventolando una bandiera arcobaleno. A sorpresa, nei bis la piramide si apre svelando una scala a chiocciola. Smith la sale e da lassù, sullo sfondo di una Luna rossa, intona “Palace” in duetto con la corista Lucy Jules che resta sul palco, spalle al pubblico. Nel finale, coriandoli cadono dall’alto per “Stay with me”, mentre “Pray” viene intonata in parte in ginocchio. Sam Smith, che ha fatto le prime prove del tour sul Lago di Como, sembra sinceramente impressionato dall’accoglienza. “Mio Dio, fate un tale chiasso…”. Si replica stasera all’Arena di Verona, con un palco in versione lievemente ridotta.

SET LIST:
Burning
One Last Song
I'm Not the Only One
Lay Me Down
His Eye Is on the Sparrow
Omen
Nirvana
I've Told You Now
Writing's on the Wall
Latch
Money on My Mind
Like I Can
Restart
Baby, You Make Me Crazy
Say It First
Scars
Midnight Train
HIM
Too Good at Goodbyes
Palace
Stay With Me
Pray

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