R. Kelly, Spotify rimuove la musica dalle sue playlist: è l’inizio di una nuova policy contro i discorsi (e le condotte) d’odio

"La sua musica sarà comunque disponibile sul servizio, ma Spotify non la promuoverà attivamente. Non censuriamo il contenuto a causa del comportamento di un artista o di un creativo, ma vogliamo che le nostre decisioni editoriali - ciò che scegliamo di programmare - riflettano i nostri valori. Quando un artista fa qualcosa che è particolarmente dannoso o odioso, questo può influenzare il modo in cui lavoriamo o supportiamo quell'artista o creatore". Così il colosso svedese dello streaming musicale ha motivato la scelta di rimuovere, a partire da oggi, giovedì 10 maggio, tutta la musica del cantante e rapper originario di Chicago R. Kelly dalla sue playlist editoriali o algoritmiche: le tracce dell’artista resteranno pur sempre disponibili al di fuori degli ascolti suggeriti dall’azienda tramite playlist. La decisione s’inserisce nella nuova policy che Spotify ha deciso di attuare nei confronti dei contenuti e delle condotte che si facciano promotrici di odio e che, stando alle ricerche fatte da Billboard – confermate da una fonte vicina a Spotify – si sarebbe abbattuta anche sul singolo “Sad!” di XXXTentation.

R. Kelly nei mesi scorsi è stato accusato di violenza sulle donne e coercizione, ma anche di essere il fautore di una specie di “culto sessuale” ai danni delle sue frequentazioni, accuse che il rapper ha sempre allontanato etichettandole come un “tentativo di distorcere il mio personaggio e distruggere la mia eredità”.

R. Kelly non è l’unico a essere finito nel mirino di Spotify: lo scorso agosto, ad esempio, sono stati rimossi dalla piattaforma diversi contenuti legati al suprematismo bianco. A questo proposito, l’azienda ha anche riconosciuto che ciò che è considerato offensivo e ciò che non lo è risulta in parte legato anche alla propria cultura, annunciando la sua collaborazione con diversi gruppi per arrivare a una definizione accettabile di contenuto d’odio, tra i quali il Southern Poverty Law Center, l’Anti-Defamation League, Color of Change, Show Up for Racial Justice (SURJ), GLAAD, Muslim Advocates e l’International Network Against Cyber ​​Hate. Spotify ha, inoltre, fatto sapere di aver già creato uno strumento di monitoraggio, battezzato Spotify AudioWatch, per rinvenire i contenuti di questo tipo all’interno di un catalogo sterminato.

La crescente sensibilità, almeno in apparenza, sul tema, sembra confermata anche dalla risoluzione dei Guns N’ Roses dei giorni scorsi di non includere il brano “One in a Million” nella ristampa di “Appetite for Destruction” di prossima uscita, per il linguaggio, tacciabile di razzismo e omofobia, del brano.

 

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