Jon Hopkins - la recensione di "SINGULARITY"

Cinque anni dopo il fortunato “Immunity”, l’inglese Jon Hopkins torna con un album strutturato come un viaggio psichedelico dove al carattere complesso e spigoloso di certa elettronica oppone un mood meditativo e magnetico. Sembra un disco da sentire distrattamente e invece va ascoltato in cuffia, per perdersi nel suo flusso.

L’inglese Jon Hopkins si è fatto strada nella scena pop contemporanea con la stessa lentezza con cui la sua musica si insinua nella percezione di chi l’ascolta. Alla fine degli anni ’90, il musicista inglese è stato in tour con Imogen Heap, dividendosi fra i lavori di session man e produttore. La collaborazione con Brian Eno l’ha portato a contribuire all’album dei Coldplay “Viva la vida or death and all his friends”. Era sua, ad esempio, l’introduzione d’atmosfera a “Life in technicolor”. Da allora ha pubblicato quattro album, ha incassato parecchi elogi e una nomination ai Mercury Prize per l’album del 2013 “Immunity”, ha sviluppato una sensibilità che rende la sua musica attraente anche per chi non ascolta abitualmente elettronica.

Vuoi leggere di più su Jon Hopkins?

rockol.it

Rockol.com s.r.l. - P.IVA: 12954150152
© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Privacy policy

Rock Online Italia è una testata registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996