Un grande parco giochi: Lo Stato Sociale presenta i concerti estivi – INTERVISTA

Un grande parco giochi: Lo Stato Sociale presenta i concerti estivi – INTERVISTA

Un “nuovo” singolo, cinque concerti estivi, una storia da reimmaginare dopo il successo a Sanremo e al concerto del 1° maggio. Lo Stato Sociale ha presentato alla stampa le sue prossime mosse, facendo il punto sulla scena cosiddetta indie e sui pericoli che s’intravedono all’orizzonte. Intanto, il 25 maggio uscirà una nuova versione di “Facile”. Era uno degli inediti di “Primati”, in duetto con Luca Carboni. La nuova versione è invece interpretata dalla sola band. L’uscita del singolo anticipa le cinque date che il gruppo bolognese terrà in estate: 8 giugno al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI), 4 luglio al Sherwood Festival di Padova, 11 luglio al Flowers Festival di Collegno (TO), 13 luglio a Rock in Roma, il 14 luglio a Molfetta (BA). Disclaimer: le frasi sono state trascritte per sintesi come se fossero state dette da tutto il gruppo, ma ovviamente non è così. Alcune sono serissime. Altre, come quella su Bruce Springsteen, vanno immaginate accompagnate da una sonora risata.

“Facile” e i concerti estivi
“Abbiamo scelto di ripubblicare ‘Facile’ senza la voce di Luca Carboni per riportarlo a una versione più coerente a quello che faremo dal vivo. Sarà un grande circo. Suoneremo per più di due ore, siamo nello stesso campionato di Bruce Springsteen. Torneremo a interagire in maniera forte con il pubblico, quindi se non amate salire sul palco state a casa. Sarà un grande parco giochi. E sarà uno spettacolo scritto. L’idea è far succedere tutto e il contrario di tutto. Ci saranno canzoni da ridere, sentimentali, monologhi, balletti. Un inno alla libertà. Altre date? Ci sono questi cinque concerti, poi capiremo che fare, magari ci prendiamo gusto”.

I postumi di Sanremo
“Assorbire il colpo dopo Sanremo è stato più facile del previsto. Forse perché avevamo anticipato la crisi. L’abbiamo attraversata l’anno scorso, per motivi che non è qui il caso di discutere. Diciamo che abbiamo vissuto un 2017 più complicato di quello che è stato raccontato. Abbiamo scoperto che, riorganizzando le dinamiche personali e l’amicizia in relazione al lavoro, riusciamo ad essere più soldi e compatti. La lavatrice sanremese non ha fatto altro che mettere alla prova una sistema efficace. Dopo il festival abbiamo passato un paio di settimane a presentare il disco nelle Feltrinelli e fare qualche ospitata in tv. Poi ci siamo rotti le scatole di essere dappertutto. Abbiamo sentito il bisogno di allentare la tensione facendo un tour in Spagna nei piccoli club, dove non tutto deve essere calcolato, per fare una cosa più semplice e leggera”.

Il 1° maggio e l’ondata indie
“È stato un concerto con una sua atmosfera, sintomatico del un cambio generazionale in atto, sia per quanto riguarda i gruppi che il pubblico. C’è stata una narrazione collettiva vera. C’erano 20 realtà che raccontavano una storia comune, con la stessa identità nello scrivere, nel produrre, nell’essere indipendenti, nell’usare le parolacce, nella relazione col pubblico: è questo il dato forte di questa ondata. Questo mondo è finalmente emerso grazie alla fruizione tecnologica slegata dalla logica di potere culturale top-down, ma è un fenomeno in crescita da anni. Ma è anche un momento pericoloso, perché è facile che qualcuno, pur di diventare popolare, salga su questo carro. La vera sfida non è che tutte band indipendenti abbiano una hit, ma che raccontino questa identità fino in fondo”.

Sfera Ebbasta e i due Rolex
“È un dibattito incredibilmente noioso. Di mezzo c’è uno scarto generazionale. Le critiche a Sfera Ebbasta vengono da persone che guardano ai giovani e al diverso con un senso di schifo, pensando che quel che viene dopo di loro è sempre peggio. Se Sfera si presenta con due Rolex è perché i nostri genitori gli hanno detto che quella è la figata. L’avete prodotto voi Sfera. Lui vive solo quell’orizzonte, come la sua generazione. È una rappresentazione del reale e non c’è da stupirsi. Si critichi semmai perché la narrazione dei giovani che rappresenta una fetta ampia di questo Paese è quella cosa lì. È una narrazione attuale e onesta, ma pacchiana. Tommaso Labranca l’avrebbe chiamata kitsch”.

Un nuovo album?
“Continuiamo costantemente a scrivere, ma non abbiamo un programma su uscite future. Brancoliamo nel buio, ma se non altro produciamo di continuo. In realtà abbiamo cominciato a scrivere subito dopo l’uscita di ‘Amore, lavoro e altri miti da sfatare’ e abbiamo continuato durante il tour”.

Satira e ironia
“Sì, siamo molto ironici e autoironici. Dei cazzoni. Scherziamo molto fra di noi anche a livelli pesi e lo si può fare solo se c’è amicizia di fondo. Siamo cresciuti con grandi maestri della satira italiana come Guzzanti e Luttazzi, che non si vede più in giro perché dice cose scomode. Qualcuno ci paragona a Rino Gaetano? Che onore. Ci avvicina lo spinto da balotta la sera prima di partire per una gita”.

Lodo a X Factor?
Lodo: “Mi sai dire qualcosa tu? Ho letto molte cose in questi giorni, ma non so niente, non mi hanno contattato. Lo Stato Sociale e i talent? Siamo tutti antifascisti, nessuno tifa Juve, ma sui talent abbiamo cinque opinioni diverse”.

Musica e politica
“Fare cultura è un atto politico. L’intrattenimento è una figata, divertirsi è un gesto rivoluzionario, l’edonismo sfrenato è un bellissimo modo per metterlo in culo al potere perché non sottostai a nessuna regola ed è una cosa molto pericolosa. Ma è anche vero che l’intrattenimento non può essere al 100% scemo. Non si può ignorare quello che succede attorno. Se hai qualcosa da dire, esponiti. Perché anche non parlare di politica è un gesto politico”.

La melassa buonista
“Uno dei limiti del pop italiano è questa melassa buonista. Le persone fanno fatica a identificarsi con qualcuno di cui conoscono solo la voce, la linea melodica e la sequenza di accordi. Io ho bisogno di sentirmi rappresentato. Nel pop americano sappiamo benissimo chi è pro e chi è contro Trump. In Italia c’è questa cosa politicamente corretta e democristiana che è noiosissima e rappresenta un limite alla sua sopravvivenza”.

Dall'archivio di Rockol - I Campioni del 68° Festival di Sanremo: Lo Stato Sociale raccontano "Una vita in vacanza"
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