Cure: ecco le dieci canzoni più belle scelte dai lettori di Rockol - VIDEO (1 / 11)

Cure: ecco le dieci canzoni più belle scelte dai lettori di Rockol - VIDEO

Cosa abbiamo imparato chiedendo ai nostri lettori di indicarci la playlist dei dieci brani essenziali dei Cure, che come promesso pubblichiamo oggi, in concomitanza con il cinquantanovesimo compleanno di Robert Smith?

Che chi legge le nostre pagine - in particolare Maurizio Ermisino, Nicolò Corradi, Stefano Solignani, Marco Di Milia, Bruno Sabbadin, Francesco Calcatelli, Lusien Biasetto, Cristiano Beghin, Stefano Ermini e Marco Maffioletti, i primi a rispondere alla nostra richiesta d'aiuto - una vera e propria canzone icona della band simbolo della new wave proprio non ce l'hanno. "Le canzoni dei Cure sono tutte belle", ci ha scritto Romina Teti commentando la sua proposta, e in effetti questo deve essere il sentimento più diffuso tra i fan del gruppo capitanato da Mr. Smith. A patto, però, che non si esca dagli anni Ottanta.

Fatti i conti delle preferenze espresse dai nostri lettori, nella top ten dei brani più significativi mai scritti e registrati dai Cure non si va oltre il 1989: "Disintegration" - uscito proprio quell'anno - vede quattro dei suoi dodici brani finire nella lista dei primi dieci scelti a rappresentare il repertorio della formazione inglese. Seguono "Pornography" del 1982, con due caselle occupate su dieci, e - con una sola menzione in classifica - "Seventeen Seconds" dell''80 e "Kiss Me Kiss Me Kiss Me" del 1987, più un paio di singoli - non farete fatica a immaginare quali: vi basti sapere che uno dei due, datato 1979, è l'unico fuori quota della pattuglia Eighties assemblata grazie ai vostri suggerimenti.

Non che il repertorio posteriore sia stato completamente ignorato: le menzioni ai lavori più recenti della creatura di Robert Smith non sono mancate, è vero, ma sono state quasi sempre lasciate ai margini delle playlist. Come se, agli occhi e alle orecchie dei loro ascoltatori più assidui, l'essenza dei Cure si fosse cristallizzata in quel decennio tanto vituperato - non più così tanto, in realtà, ma chi è passato attraverso gli anni Novanta sa di cosa stiamo parlando - che però ha gettato le basi per molte delle cose che oggi stazionano nelle casse e nelle cuffie dei più. Un bene? Un male? Dipende dai punti di vista. Sarebbe bello chiedere il loro. A domande analoghe, altri loro colleghi ci hanno risposto che lo sanno di essere legati a doppio filo al passato, e di vivere senza complessi la loro condizione di icone del revival. Probabilmente, è il prezzo da pagare per aver fatto la storia.

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