Monofonic Orchestra torna dopo 36 anni: l'intervista esclusiva di Rockol

Monofonic Orchestra torna dopo 36 anni: l'intervista esclusiva di Rockol

Monofonic Orchestra: un moniker - come dicono gli americani - che i più attenti ricorderanno associato alla carismatica figura di Maurizio Marsico, personaggio eclettico dai molti talenti e pioniere indiscusso di certa musica elettronica (non solo made in Italy).

Dopo 36 anni di silenzio discografico, Monofonic Orchestra torna con un album di inediti (lo scorso anno è invece uscita una compilation di materiale del periodo 1981-87): questa è una ghiotta occasione per scambiare quattro chiacchiere col diretto interessato e indagare sui retroscena, le idee e la genesi di questo nuovo disco, ora disponibile per Spittle.

Ecco il risultato della nostra chiacchierata con Marsico...

Maurizio, un incipit banale, ma obbligato - soprattutto dalla curiosità. Come nasce l'idea e la volontà di un nuovo album dopo quasi 40 anni di silenzio discografico a livello di materiale nuovo? Cosa ti ha spinto a questo ritorno sulle scene?
Per la verità non ho mai smesso di suonare, registrare, produrre, sebbene come Monofonic Orchestra questo sia in effetti il mio primo disco totalmente nuovo dopo ben 36 anni, come giustamente recita lo sticker in copertina.

In un certo senso è una vera e propria “reunion”. Ho rimesso insieme tutte quelle parti di me che non volevano saperne più, né di registrare sotto uno stesso nome, né tantomeno di tornare a suonare dal vivo insieme senza litigare. Sai i soliti problemi delle band, lotte intestine per la leadership, gelosia, invidie, percentuali sulle royalties… Ogni parte di me credeva di essere migliore delle altre e quindi di poter avere l’ultima parola su tutto…insomma: un inferno.  E’ stata davvero dura, quasi come rimettere insieme Gilmour con Waters, ma come vedi, alla fine ce l’abbiamo fatta. In fondo era più semplice di quanto pensassi, sotto sotto volevano tutti far tornare in pista la band e suonare come pazzi, quindi adesso sprizzano felicità da tutti I cavi, con l’entusiasmo contagioso (sono quasi un po’ irritanti…) di ragazzini cresciutelli. Merito o (a seconda dei punti di vista) colpa, soprattutto di due sparring partner molto speciali: Silvia, il mio amore e la mia compagna di vita, che in tutti questi anni ha impedito di dimenticarmi chi realmente fossi e, anzi, mi ha aiutato fortemente a ricordarlo sempre e Christian Zingales critico musicale, che apprezzo e che stimo e che apprezzavo e stimavo ancor prima d’incontrare, il quale conosce ogni sfumatura del mio lavoro anche meglio di me. Grazie Silvia, grazie Christian.

Come trovi il panorama attuale se confrontato con quello che hai lasciato anni fa? Migliore, peggiore... o che altro?
La musica è esplosa reticolarmente in milioni di frammenti di generi e sottogeneri, in un pulviscolo sottilissimo di categorie e sottocategorie. La necessità di taggare, etichettare, catalogare, oggi riguarda di brutto anche la musica e in un certo senso dirige e determina la domanda e l’offerta di nuovi artisti e nuove musiche, riscrivendo anche il passato e i suoi protagonisti in base ai flussi di informazioni del presente. In questo scenario al tempo stesso labirintico e stimolante, sono felice di essere catalogato come artista incatalogabile. Siamo in pochi ma in ottima compagnia tipo Kim Fowley o Luca Maria Patella…

Mi ha intrigato il titolo del tuo CD: "Post_human folk music": mi spieghi da dove deriva l'ispirazione e cosa cela?
Dall’idea di guardare il futuro all’indietro e da ancora più lontano e più avanti nel tempo e immaginare la musica di un passato di là da venire, come musica folk di macchine menestrello che narrano la fine dell’umanità come la conosciamo noi e l’avvento di una macchina-dio…ma certamente non così alla lettera: non è un’opera rock alla Tommy,  diciamo però che la lettura di un bestseller (che considero uno dei libri più importanti degli ultimi anni) como "Homo Deus" di Yuval Noah Harari, insieme a "Retromania" di Simon Reynolds e al  saggio "Realismo Capitalista" di Mark Fisher, mi hanno guidato passo passo in questa avventura. Da un punto di vista terra terra si potrebbe anche dire che la musica elettronica sia stata la musica folk della mia generazione. I sintetizzatori erano a tutti gli effetti le nostre chitarre.

Un album di soli tre pezzi, ma lungo oltre 55 minuti è una scelta particolare. Peraltro mi ha divertito il fatto che il pezzo "principale" dura circa 45 minuti e mezzo, mentre gli altri due sono entrambi di 4minuti e 45 secondi... c'è uno studio anche dietro al timing dei brani?
Mi spiace deluderti ma no, non c’è nessuno studio di timing, il disco ha assunto la forma che ha, perché così ha voluto (lui, il disco) e io di buon grado mi sono attenuto ai suoi desideri… però adesso che mi ci fai pensare: non sarà un presagio, oppure è proprio il disco che avrà voluto dirmi qualcosa ?

Dopo tanti anni di "ritiro spirituale" (perdona la battuta sciocca), so che sei tornato a esibirti anche live. Come è la situazione, ora, rispetto al periodo in cui avevi tenuto le tue ultime performance?
In realtà è stato questo l’ostacolo più grande.

Come ti dicevo, in tutti questi anni ho continuato a suonare, registrare e fare dischi (non come Monofonic Orchestra ) ma dal vivo non mi ero esibito più dal 2000. Poi l’estate scorsa in occasione della pubblicazione di “The Sunny Side of the Dark Side” ho rotto gli indugi e ho ricominciato. Bé è stato molto bello suonare in posti come Lo Scugnizzo Liberato di Napoli, il Forte Prenestino di Roma, il Santeria a Milano in contesti estremamente stimolanti (il Crac! Festival, l’Ué Festival, il Reverso). La scena dei nuovi centri sociali mi piace molto, Mi sento a casa e sento un legame molto forte che arriva dai tempi di Frigidaire. E poi alcuni sono meglio dei club, con ragazzi bravissimi e molto competenti sulle cose della musica. A proposito, vorrei anche segnalarti che sabato 21 aprile suonerò a Milano presso il negozio di dischi Psycho (via Zamenhof 2) in occasione del Record Store Day, alle 17:15. Poi a Roma (la Fine in via Nazionale, 9 maggio ore 22,30) all'interno della serata Italian Folgorati byStefano Demented - prima del suo straordinario dj-set - e a Latina (Sottoscala 9, 10 maggio ore 22,30).

Nel booklet del tuo disco parli di musica "ingenuamente autentica" in quanto generata ed evoluta per via di un rapporto stretto fra creatività e tecnologia ("che dichiari di essere inautenticamente vera e quindi [...] sempre fedele a se stessa sia nella low che nella hi-fi"). Mi domando: ma è quindi così fondamentale pensare a un supporto e a una tipologia di ascolto per concepire/ideare/progettare musica? Non è, in qualche modo, una sorta di limite autoimposto, quello di pensare a una musica per un supporto, prima di una musica come musica?
Ma non è poi in fondo sempre così.

Il pensiero astratto si misura con il limite dell’esecuzione e quindi muta a seconda dell’orchestrazione, ma anche a seconda della produzione e infine della riproduzione. L’astrazione musicale è aria morta che prende vita solo quando entra in vibrazione con un corpo elastico. Ma come e con quale corpo ? Un’intuizione musicale pura  se la potessi trasferire in questo momento telepaticamente dalla mia testa alla tua, dovrei riuscire anche a farti immaginare il suono e non soltanto le note, i colori, i registri, il portamento, il carattere. Tanto vale che tu la senta, direttamente.
La musica in quanto assoluto o idea che basti a se stessa  è una formidabile chimera. La musica suona (non importa come, quando, quanto e perché) ma se non suona è altro, nei migliori dei casi arte concettuale nei peggiori: ideologia, Il buon Ludovico van, quando scrisse la quinta, magari immaginò anche “il destino che bussa alle porte dell’umanità”, ma poi, quando dovette pensare alla cruda realtà dell’esecuzione gli toccò necessariamente fare i conti con ciò che passava il convento che, sono pronto a scommettere con te una pizza, sicuramente non si trattava né dei Berliner di Karajan né della banda d’Affori, ma probabilmente di un agglomerato di semidilettanti e dopolavoristi di quel determinato periodo storico, scolarizzati chi sa quanto, votati alla musica, per chi sa quali ragioni. Non sappiamo come suonasse il Beethoven d’epoca, ma di una cosa siamo certi, sicuramente non come i dischi della Detusche Grammophon. Su un’altra latitudine e non solo temporale, troviamo poi John Cage che dice: che me ne faccio di un’orchestra se ho a disposizione l’intera quinta strada. Ecco sì, ma quando? All’ora di punta o la sera tardi? Il 4 luglio? L’11 settembre? Con martelli pneumatici e ambulanze o con il canto degli usignoli alle cinque del mattino di una domenica di marzo mentre sorseggio una tazza di té verde con un refolo di vento che passa da una finestra semi chiusa? Con tutto e con niente dici? Bellissimo concetto da leggere e da pensare… ma poi come suona?
"Post_Human Folk Music" è musica pensata e scritta da un compositore contemporaneo con strumenti di oggi e registrata consapevolmente su un supporto in via d’estinzione, per essere suonata e possibilmente risuonata ancora e ancora, esattamente come è nata. Il compact disc è morto. Viva il compact disc.

(Andrea Valentini)

 

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.