Se a fare la differenza sono le canzoni, e nient'altro: la recensione del concerto di Noel Gallagher al Fabrique di Milano - SCALETTA

Se a fare la differenza sono le canzoni, e nient'altro: la recensione del concerto di Noel Gallagher al Fabrique di Milano - SCALETTA

La prima delle tappe italiane del “Stranded on the Earth World Tour” è stata l'esatto contrario di quello che ci si aspetta da un evento di tale portata, con l'inevitabile codazzo - già in platea, ad amplificatori ancora accesi - di chiose grondanti lirismo. In senso positivo, si intende. Ed è stato difficile non pensare da quanto detto dallo stesso Noel Gallagher lo scorso novembre, quando passò dalle nostre parti per presentare alla stampa la sua ultima fatica da solista. Se il rock - specie quello corporate: noi di nomi non ne facciamo, ma lui sì - è diventato urla, tatuaggi, birra e giacche di pelle, meglio prendere altre strade. O, meglio, tornare al rock quando il rock era solo - sono sempre parole sue - "fare quel che cazzo che ti va". E così ha fatto, Noel, presentando dal vivo al pubblico italiano il suo ultimo disco - e ovviamente non solo.

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Inutile soffermarsi su quanto la band sia rodata, su quanto il suono sia solido e ben calibrato – anche se un po' impastato, a tratti, nella porzione di parterre meno vicina al palco: con The Chief al timone certe cose si danno per scontate. Il maggiore dei Gallagher è tanto roboante in termini di esternazioni quanto concreto e diretto quando a parlare è la musica: lo show offerto questa sera al Fabrique è stato l'esempio di come un concerto possa ancora intrattenere senza ricorrere al doping degli effetti speciali. E' un bene, quindi, che in scaletta a fare la parte del leone sia "Who Built the Moon?", disco che per certi versi ha spiazzato i fedelissimi. Il poker d'apertura - "Fort Knox", "Holy Mountain", "Keep on Reaching" e "It's a Beautiful World" - dà subito l'indicazione di quella che sarà la cifra della serata: Gallagher non vuole né celebrarsi né celebrare la sua scrittura, ma solo prendersi quelle libertà che probabilmente negli anni addietro gli sono mancate.

Se la misura della grandezza si calcola da come si gestisce un passato importante, non ci si può che complimentare con Noel per come l'inevitabile parentesi dedicata agli Oasis si stata incastonata nella setlist: sei canzoni in tutto - "Little by Little", "The Importance of Being Idle", "Half the World Away", "Wonderwall", "Go Let It Out" e "Don't Look Back in Anger", che dopo Manchester, piaccia o meno la retorica della musica riflessa sull'attualità, la si ascolta con tutt'altre orecchie, specie se a cantartela davanti è lui - spalmate ovviamente in punti strategici del set, tra metà serata e gran finale, fanno la felicità dei nostalgici – e sono tanti: li si riconosceva dallo smartphone sguainato in modalità videocamera sui classici, e sintonizzato su Juventus / Real Madrid durante le altre canzoni - ma Noel non era qua per loro.

Lui, rude mancuniano, a tenere la nostalgia a distanza di sicurezza è bravo, forse anche troppo per una buona fetta di pubblico, ma tant'è: non avrebbe potuto fare altrimenti. Perché al di là del retaggio, dell'inevitabile affetto di chi i gloriosi anni del britpop li ha vissuti in diretta, la raison d'être di uno spettacolo di Noel Gallagher nell'anno domini 2018 è solamente una: tentare di rendere ancora interessante e piacevole una canzone, suonata senza fronzoli o patetici ammiccamenti alla moda del momento. Lui, che ormai ha cinquant'anni e - per fortuna sua e nostra - nessuna voglia di seconde o terze giovinezze, lo chiama pop, ma l'etichetta ha poca importanza: finché continuerà a fare il cazzo che gli pare, noi continueremo a divertirci. Senza pretese di chissà che epifanie o esperienze totalizzanti, perché come dicevano dei buoni amici dei suoi idoli – questi ultimi citati nel finale con una rispettosa rilettura di “All You Need Is Love” - "it's only rock'n'roll". E tanto basta.

(dp)

 

SCALETTA:

Fort Knox

Holy Mountain

Keep on Reaching

It's a Beautiful World

In the Heat of the Moment

Riverman

Ballad of the Mighty I

If I Had a Gun...

Dream On

Little by Little (Oasis)

The Importance of Being Idle (Oasis)

Dead in the Water

Be Careful What You Wish For

She Taught Me How to Fly

Half the World Away (Oasis)

Wonderwall (Oasis)

AKA... What a Life!

 

BIS:

The Right Stuff

Go Let It Out (Oasis)

Don't Look Back in Anger (Oasis)

All You Need Is Love (Beatles)

Dall'archivio di Rockol - "Don't look back in anger" e Liam: la videointervista, pt, 2
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