Bonolis a Sanremo: 'Tratterò bene la musica, lo prometto'

Al 1° marzo mancano ancora tre settimane: tante, per i ritmi concitati del carrozzone festivaliero, e sarà per questo che la conferenza stampa di presentazione, oggi (lunedì 7 febbraio) a Sanremo, ha offerto pochissime anticipazioni sostanziose, tra i dribbling diplomatici di Bonolis e quelli dei funzionari Rai, gli imbarazzi del sindaco Borea e quelli della valletta mora Federica Felini (nessuno dei due è un giocoliere della parola…).
Dopo Cattaneo in videoconferenza (“Da Bonolis ci aspettiamo i risultati di cui la Rai ha bisogno”, ha proclamato il direttore generale Rai) e dopo Del Noce in carne ed ossa (“Nel 2004 abbiamo seminato, quest’anno c’è un clima più disteso con tutti, anche con i discografici. E finalmente si torna alla gara vera, come a Canzonissima e al Sanremo di un tempo”), è dunque il conduttore maximo a reggere, come previsto, il confronto con i giornalisti (accanto a lui la beata Antonella Clerici si candida a presenza “ammorbidente” di tensioni e psicodrammi legati alla competizione e ai risultati d’audience). “Spero di fare una grande festa della musica”, esordisce Bonolis, “e prometto che per la musica avremo grande rispetto. Il maestro Renato Serio, che dirige l’orchestra, si sta prodigando al massimo con gli arrangiamenti, i giovani sono fortissimi, ben addestrati dal periodo trascorso al Cet e, grazie al nuovo regolamento, anche in grado di vincere. Quest’anno la gara sarà più aspra, è vero, ma anche le case discografiche si sono mostrate d’accordo. A me, degli ultimi festival, lasciava perplesso proprio quella competizione solo apparente che portava tutte le canzoni in finale. Io la penso diversamente: anche nel calcio un quarto di finale di coppa è certo più avvincente di un’amichevole”.
Si entra nei dettagli, con la spiegazione del funzionamento delle giurie demoscopiche curate da Ipsos: una diversa per ogni sera, con 7.500 giurati (5.000 quelli effettivi) reclutati telefonicamente tenendo conto della composizione di audience delle due precedenti edizioni del Festival e del profilo dei consumatori di musica secondo una recente indagine Istat. Saranno tenuti segreti fino all’ultimo momento per non condizionare le votazioni e svolgeranno il loro compito dalle 20 sedi regionali Rai, coordinate dagli uffici centrali di Milano. Dalla seconda sera del festival, mercoledì 2 marzo, inizieranno per somma di voti le eliminazioni che porteranno in finale tre concorrenti per ciascuna delle 5 categorie previste (donne, uomini, gruppi, classic e giovani). Sabato 5 marzo saranno decretati i 5 rispettivi vincitori: a quel punto sarà il pubblico a casa, con il televoto, ad entrare in gioco in sostituzione della giuria demoscopia e a decretare il trionfatore assoluto del Festival.
Alla manifestazione sarà legata quest’anno anche un’operazione di beneficenza, “Avamposto 55” (55 come le edizioni di Sanremo): grazie al coinvolgimento del Segretariato Sociale della Rai, di Barbara Contini e del Ministero degli Affari Esteri, da Sanremo arriveranno donazioni per finanziare la costruzione di una scuola/ospedale per il Darfour e creare un conto corrente di sostegno, alimentato in seguito da altre iniziative tra cui la vendita di un Dvd documentario sul festival 2005 realizzato da Rai Trade. “Saremo noi, i privilegiati del Festival, ad autotassarci” spiega Bonolis. “Presentatori, ospiti, Rai, case discografiche, sponsor, Monopoli di Stato”. A questi si deve l’idea della famosa schedina che ha sollevato le ire della FIMI: “Il primo caso di giocata applicata a un evento non sportivo”, spiega un funzionario. Si potrà puntare sui 5 favoriti, ognuno per categoria, fino alle 21 del mercoledì, secondo giorno di festival in cui, come detto, cominciano le eliminazioni dei concorrenti.
Si parla anche del talk show che all’Ariston sostituirà il dopofestival senza obbligare tutti a far notte. “Uno spazio aperto a giornalisti, opinionisti, cantanti, operatori radiofonici: a persone, cioè che possano fornire argomentazioni acconce alle circostanze” spiega il presentatore & direttore artistico in puro “bonolese”. “Qualche nome? Enzo Vendrame, un ex calciatore che oggi fa lo scrittore e poeta e che ha collaborato anche col gruppo musicale delle Tetes De Bois: è una mente sopraffina, uno che cammina in parallelo rispetto alle consuetudini del pensiero. E poi Ambra: non vedo un conflitto di interessi nel fatto che il suo compagno concorra in gara. Vorremmo Faletti, ma c’è da risolvere un problema di concomitanza con la promozione in Brasile del suo ultimo libro. E ho cercato di contattare anche Baricco”.
Si viene a sapere che alcuni degli artisti in gara – tra questi Le Vibrazioni e Nicola Arigliano – approfitteranno della settimana sanremese per esibirsi anche in altri contesti aperti a tutto il pubblico. Poco trapela, invece, sugli ospiti internazionali (vedi News; “Dovete chiedere a Fiorello e a Del Noce, sono loro che danno le anteprime”, chiosa Bonolis). E sono i vertici di RaiUno a dire la loro sul “caso” Michael Bublé, corteggiato da Arbore in barba alla presunta esclusiva sanremese: “Ci lavoriamo da ottobre/novembre”; dice il capostruttura Giampiero Raveggi, “crediamo che Sanremo meriti lo ius primae noctis”. Sull’altro “caso”, quello di Gigi D’Alessio e della sua canzone presentata in extremis, interviene lo stesso Bonolis: “La canzone me l’aveva suonata una sera a casa sua, al pianoforte, e mi era subito sembrata bella. Ho molto apprezzato la sua volontà di mettersi in gioco”. “E non è vero che lo abbiamo invitato a scatola chiusa”, aggiunge il direttore artistico musicale Gianmarco Mazzi. “So che lo ha raccontato ai giornali, ma potrà confermarvi lui stesso che non è andata così. Ogni pezzo, io e Paolo, lo abbiamo ascoltato molte volte prima di prendere una decisione. Lavorare con lui è stato un arricchimento professionale. Con Tony Renis, l’anno scorso, ci sentivamo dentro un fortino: Tony ha un estro più difficile da gestire, appartiene a un’altra epoca. Paolo unisce qualità artistica a rapidità di azione”. Mazzi ricorda anche le manifestazioni collaterali che, orchestrate da Pepi Morgia, dovranno trasformare Sanremo in una città della musica anche fuori dal teatro Ariston, “come succede a Montreux o a Nyon”. Il sindaco Borea promette rapporti più cordiali e collaborativi con tutti, giornalisti compresi, i vertici Rai commentano l’annunciata diserzione delle truppe Mediaset, Striscia a parte (“Forse si sono resi conto che quest’anno il Festival è talmente forte che non vale la pena di fare contro programmazione”). Il resto è ancora e sempre Bonolis show, che si dice “spurio rispetto alla politica e non avvezzo alle lottizzazioni”, che nella Fellini scorge “i prodromi delle qualità per emergere”, e che presenta le sue due collaboratrici come “antinomiche per età e per intenti”. E davanti ai giornalisti che incalzano polemizzando su un cast “museale” e sulle conferenze stampa in diretta Tv che minacciano di ridurli a macchiette da reality show (si chiameranno “Question Time”, stile Parlamento) risponde serafico: “Signori, non drammatizziamo. In fondo facciamo un festival, mica stiamo riscrivendo la mappatura del genoma”.
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