Addio a Mario De Luigi, storico editore e direttore di “Musica e Dischi”

Addio a Mario De Luigi, storico editore e direttore di “Musica e Dischi”

La brutta notizia si è rincorsa per buona parte della giornata senza che si riuscisse ad averne conferma, e la conferma purtroppo è arrivata. Abbiamo chiesto a Claudio Buia, presidente di Universal Music Publishing, un suo ricordo personale di Mario De Luigi.

È Franco Zanetti a confermarmi quello che ho saputo poche ore fa da Toni Verona. È morto Mario De Luigi.
Il nome di Mario, in quest’epoca digitale, potrebbe non dire molto ai Millennials; quindi lasciate che lo ricordi per quello che è stato. Figlio di Mario De Luigi senior, fondatore di Musica e Dischi nell’immediato dopoguerra, alla morte del padre ne ereditò il ruolo; e la rivista – praticamente l’unico serio “trade magazine” italiano nel mondo dell’industria discografica – ebbe un lungo e fortunato periodo in cui venne riconosciuta come la fonte più attendibile per chi voleva conoscere da vicino il mondo della discografia.
Io fui arruolato nella redazione di M&D nel maggio dell’81; a quell’epoca avevo già un lavoro da neo-laureato, meglio retribuito di quello che mi offriva Mario, ma accettai d’impulso, con entusiasmo, perché mi piaceva scrivere, e mi piaceva scrivere soprattutto di musica. Da Mario ho imparato un miglior equilibrio nei giudizi sui fatti e sulle persone, e un pizzico di quella flemma britannica che aveva nell’affrontare il mondo - un tratto che in seguito (ma allora non lo sapevo) si sarebbe chiamato “understatement”.
Mario è sempre stato considerato da tutti gli operatori, e a da tutti in generale, una persona seria, sobria, forse un po’ troppo all’antica. Ma nel mondo degli editori musicali temerari (per non dire di peggio) questo non era un difetto, anzi.
Ho partecipato con lui a molte edizioni del Midem - si andava insieme a Cannes a mettere in piedi il piccolo stand della rivista -, sono stato per molti anni il suo “inviato” al festival di Sanremo, ho discusso con lui delle sorti del Club Tenco, di cui lui stesso era tra i fondatori.
Fu anche discografico, con poche non fortunatissime pubblicazioni, e pure cantautore, di fortune ancora più incerte. Come autore di saggi, invece, Mario pubblicò alcuni testi certamente tra i più importanti per chi volesse studiare l’evoluzione del mercato fonografico in Italia.
L’avvento del digitale l’aveva ultimamente un po’ spiazzato, ma in uno dei miei ultimi incontri con lui ancora mi raccontava di quanto potesse essere ancora attuale il grande archivio storico della sua rivista, “Musica e Dischi”.
Scrivo queste brevi note con dolore e con commozione, ricordando i quasi sette anni trascorsi a M&D con gli amici e colleghi, Luca Martini, Daniele Caroli, Emanuela Masserani, Antonio Orlando e molti altri. Quando me ne andai, per intraprendere la mia carriera da discografico prima ed editore musicale poi, mi sostituì (molto brillantemente, direi) Alfredo Marziano.
Non mi sento retorico se vi dico che Mario mi mancherà, con il suo stile, le sue giacche fuori moda, i suoi editoriali ironici e pungenti, il suo sorriso diventato più amaro col passare degli anni, e il racconto - forse un po’ romanzato - della sua passione giovanile per Marianne Faithfull, che in Svizzera fu sua compagna di college.

Claudio Buja

 

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