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NEWS   |   Recensioni concerti / 08/04/2018

'Adesso è tutto ciò che avremo': la recensione del concerto di Diodato a Roma

'Adesso è tutto ciò che avremo': la recensione del concerto di Diodato a Roma

Le playlist prima dei concerti non sono mai casuali. Non sono compilate in modalità random, dietro l’insieme - apparentemente casuale - delle canzoni spesso, in realtà, sembra nascondersi un senso, un messaggio. La playlist che introduce il concerto romano di Diodato, ad esempio, parte dai grandi classici italiani (Modugno e compagni) e pian piano - forse pure troppo, piano: il concerto sarebbe dovuto iniziare alle 22, alla fine è iniziato dopo un’ora - arriva a pezzi pop, rock e soul stranieri. A pensarci bene, con le sue canzoni Diodato prova a tracciare, nel suo piccolo, un ponte che unisce queste due sponde tra loro distanti: le radici italiane da un lato e le atmosfere e i suoni stranieri dall'altro. Così il disco d’esordio "E forse sono pazzo", meno l'album di cover del 2014 (dedicato ai classici della canzone italiana), maggiormente nel disco uscito lo scorso anno, "Cosa siamo diventati". Del prossimo album del cantautore di origine pugliese sappiamo poco: abbiamo avuto modo di ascoltare solo un paio di anticipazioni, "Cretino che sei" e la sanremese “Adesso” (una delle canzoni più belle dell’ultimo Festival, una vera sorpresa).

Non sappiamo nemmeno quando uscirà, questo nuovo album. Diodato ha scelto di fare le cose con calma, di prendersi i suoi tempi, di costruire questo suo nuovo percorso tassello dopo tassello. Così, dopo la partecipazione a Sanremo, è arrivato questo tour nei club. Partito lo scorso 16 marzi da Torino, ieri sera, sabato 7 aprile, ha fatto tappa al Monk di Roma.

L’apertura con "I miei demoni" è l’incipit perfetto: "Voglio sentirmi libero, stasera esco / e me ne vado in giro in qualche posto / a importunare tutta questa bella gente / ad annegare il malumore tra la gente", canta Diodato, sopra i colpi duri alla batteria e al tappeto di note della chitarra elettrica. Con "Mi fai morire" ci si sposta in territori blues rock, poi si ritorna a melodie più italiane con "Ubriaco": i ponti, appunto. "Paralisi" sembra uscire fuori da un disco dei Muse, con quel pianoforte molto stile romantico accompagnato dai suoni più graffianti della chitarra elettrica. Quasi senza soluzione di continuità arriva "Fiori immaginari", ancora melodie italiane, piano e voce: parte in sordina, quasi sottovoce (con il coro del pubblico) ed esplode nel finale. "Cosa importa ormai? / basta avere noi / io coltivo fiori immaginari / da darti prima o poi": il momento più emozionante della serata, per intensità.

Su "Ma che vuoi" Diodato imbraccia la chitarra acustica: i suoni si fanno più scanzonati, rock'n'roll. Cerca il contatto con il pubblico, lo trova, ci scherza. Lo fa anche cantare: come sulla cover di "Amore che vieni, amore che vai" di Fabrizio De André, che il cantautore ha inciso per il suo primo album, "E forse sono pazzo".

A Diodato piace far breccia lentamente. Le sue canzoni sono così: ti chiedono di essere ascoltate con attenzione, parola per parola, verso per verso. E appena abbassi la guardia, quando meno te lo aspetti, ti entrano dentro. Come "Cosa siamo diventati": "Noi talmente simili / almeno così che ci sentivamo / e poi arrivarono i silenzi / cresciuti infondo a chissà dove", canta lui, accompagnandosi con la chitarra acustica in uno dei passaggi più intimisti.

Diodato parla poco. Preferisce cantare e suonare. Quando parla, lo fa solo per raccontare le sue canzoni. "Questa città è stata la mia casa per sedici anni. Mi ha ispirato, mi ha dato parecchio materiale. Come questa canzone", dice prima di cantare "Mi si scioglie la bocca”. Il concerto prosegue così, tra pezzi più rock ("La verità") e altri più soft ("Un po' più facile").

Il pezzo forte arriva nel finale, poco prima del bis con "Babilonia", "Se solo avessi un altro" e "Cretino che sei": "Adesso", la canzone che Diodato ha presentato in gara al Festival di Sanremo 2018 in coppia con Roy Paci (ottavo posto nella classifica finale), ruba la scena a tutte le altre canzoni e si prende l'applauso più lungo e più forte: “Grazie perché state rendendo possibile tutto questo sogno", ringrazia lui, sopraffatto dall'affetto del pubblico.

Il tour di Diodato proseguirà fino alla fine del mese: tra le prossime tappe ci sono anche quattro date in programma in Francia (a Digione e Parigi, rispettivamente il 19 e 20 aprile), Belgio (21 aprile, Bruxelles) e Olanda (22 aprile, L'Aia).

(Mattia Marzi)

SCALETTA:
"I miei demoni"
"Mi fai morire"
"Ubriaco"
"Paralisi"
"Fiori immaginari"
"Ma che vuoi"
"Amore che vieni, amore che vai"
"Cosa siamo diventati"
"Guai"
"Mi si scioglie la bocca"
"La verità"
"Un po' più facile"
"Adesso"
"Di questa felicità"

BIS:
"Babilonia"
"Se solo avessi un altro"
"Cretino che sei"

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