Nick Cave, 'Distant Sky' in arrivo nei cinema: la visione di Rockol

Nick Cave, 'Distant Sky' in arrivo nei cinema: la visione di Rockol

Non è la prima volta che Nick Cave porta in video un suo show. La prima volta successe nel 1992, con "Live At The Paradiso", e chi se lo ricorda - o chi deciderà di rivederselo prima di accomodarsi al cinema, il 12 aprile, per assistere alle proiezioni di "Distant Sky", testimonianza del tour che ha visto in azione l'ex Birthday Party sui palchi di tutto il mondo nel 2017 - avrà l'opportunità di gustarsi ancora di più il lavoro di David Barnard, convenzionalmente rispettoso dei canoni attuali in termini registici ma molto interessante per capire l'evoluzione di uno degli artisti più prolifici e longevi rimasti sulla piazza.

"Distant Sky" non è solo la testimonianza di come sia possibile passare dai club alle arene - la Royal Arena di Copenaghen, nello specifico - senza perdere una virgola o quasi in termini di magnetismo (si veda, al proposito, il pubblico stregato - e ammutolito - durante l'esecuzione di "Higgs Boson Blues"), o di un'esemplare gestione, in una setlist, di un repertorio enorme e di livello altissimo, ma anche della capacità di un frontman di ricucirsi addosso una band eccezionale dopo due defezioni - quella di Mick Harvey più di quella di Blixa Bargeld, che pure in una "The Weeping Song" molto diluita e compiaciuta lascia un vuoto enorme - che avrebbero potuto rappresentare l'uno due mortale per i Bad Seeds.

Con Warren Ellis al timone la band di King Ink si destreggia alla perfezione tra il repertorio più recente senza far rimpiangere nulla durante l'esecuzione dei classici: "Tupelo", in questo senso, ancora più di "From Her To Eternity", dà la misura di quanto i nuovi Bad Seeds sappiano essere graffianti e spigolosi esattamente come i loro predecessori pur ponendosi come un ensemble estremanente compatto e raffinato, capace di alternare squarci noise a strumentali impeccabilmente disciplinati, giocando che le dinamiche con il mestiere proprio dei fuoriclasse.

Poi c'è lui, Cave. Che non punta più il dito all'indirizzo della platea reggendo tra il pollice e il medio la sigaretta con la brace rivolta verso il palmo, ma che - lasciatosi alle spalle la lunga parentesi tabagista - oggi è conscio che la platea sia occupata dal pubblico. Ed è questo forse il punto più critico dello show portato in scena da "Distant Sky" agli occhi dei fan di medio-lungo periodo: vedere Re Inkiostro fare come Nile Rodgers con gli Chic - o Iggy Pop con gli Stooges, giusto per trovare un paragone più appropriato - e riempire il palco di fan per "Stagger Lee", penultimo pezzo previsto dalla setlist, potrebbe far storcere il naso di qualcuno. Però, a voler essere magnanimi, si potrebbe ancora considerarla una questione di spazio e di tempo. Dove lo spazio, come si osservava prima, non è più quello dei club, nei quali il contatto col pubblico è assodato anche senza interazioni fisiche, ma delle grandi arene, dove il pubblico, per sentirlo, bisogna toccarlo. E poi di tempo, più precisamente quello passato da "Live at the Paradiso" e "Distant Sky", fuori dagli studi e dai palchi: il Cave della prima metà degli anni Novanta era quello felice di essere sopravvissuto a qualche overdose, credendo che il peggio fosse passato. Per la verità, il destino il colpo basso peggiore doveva ancora sferrarglielo, e in questo senso le camere guidate da Barnard sono utilissime per cogliere le sfumature più importanti dello show di Copenaghen, come l'introduzione di "Into My Arms" ("Questa è una canzone per tutti i presenti stasera, compresi quelli sul palco. Potete cantarla tutti insieme, se volete") o la visibile commozione del frontman prima dell'intervento strumentale al violino di Ellis sulla title track del documentario - questa volta con una Else Torp in carne e ossa, e non "virtuale", come vista (e sentita) a Milano. Il Cave che vedrete in "Distant Sky" è un artista che in oltre quarant'anni di carriera è stato capace di rigenerarsi - umanamente prima ancora che artisticamente - con una forza che, per certi versi, nemmeno la musica è in grado di spiegare.

"Distant Sky" sarà proiettato nei cinema italiani il prossimo 12 aprile: sul sito di Nexo Digital, a questo indirizzo, è disponibile l'elenco delle sale che aderiranno all'iniziativa.

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