NEWS   |   Italia / 27/03/2018

Ma hanno ancora senso le polemiche sui talent?

Ma hanno ancora senso le polemiche sui talent?

Durante la puntata di Le Iene di domenica sera, 25 marzo, è stato mandato in onda un breve servizio di Sabrina Nobile sul tema talent show. Nel servizio (che potete guardare qui), partendo dalla notizia della mancata conferma di Levante come giudice della prossima edizione di "X Factor", Le Iene si sono finti un'agenzia di spettacolo e hanno chiesto ad alcuni cantanti e addetti ai lavori di fare il prossimo giudice del talent di Sky Uno al posto della cantautrice siciliana.

"Amatissimi dal pubblico e odiatissimi da molti addetti ai lavori, i talent hanno rivoluzionato la musica sfornando artisti come Marco Mengoni e i Maneskin", viene detto all'inizio della clip, "ma se a questi nemici dei talent gli venisse offerto il posto di Levante a 'X Factor', cosa farebbero?". Tra i personaggi interpellati da Le Iene ci sono anche istituzioni come Pippo Baudo, Red Ronnie e Mario Luzzatto Fegiz. Se in un primo momento tutti e tre si dichiarano aperti ad eventuali trattative, quando gli viene detto che il loro ruolo all'interno del talent sarà quello del veterano che viene attaccato dal novellino Fedez, solo Fegiz dice di essere disposto a stare al gioco ("Il panorama è talmente cambiato che il critico è fuori uso. A meno che non partecipi poi a sua volta ad un talent"). Red Ronnie attacca (giustamente) il telefono in faccia a Le Iene, mentre Baudo (altrettanto giustamente) commenta: "La mia tradizione professionale di sessant'anni di televisione non mi consente di mettere la testa sul patibolo".

Il servizio di Le Iene è impostato come una polemica tra chi è favorevole e chi è contrario ai talent show. Mi ha fatto un po' riflettere e non per le dichiarazioni e le reazioni degli intervistati. Dopo averlo visto ho pensato: "Ma ha ancora senso la polemica tra pro-talent e contro-talent, nel 2018?". Questa è una polemica ciclica, che di tanto in tanto torna a far discutere: ma non è ormai superata?

Continuare a polemizzare contro i talent show è un po' come sparare sulla croce rossa. Oggi i talent hanno perso il peso che hanno avuto negli ultimi anni: da diverse stagioni, ormai, né "Amici" né "X Factor" riescono a sfornare una nuova popstar in grado di fare i numeri che fecero, all'inizio delle rispettive carriere, Giusy Ferreri, Alessandra Amoroso, Emma Marrone e Marco Mengoni. Certo, ci sono casi isolati, come quello di Riki (che dopo la partecipazione ad "Amici" dello scorso anno ha venduto parecchie copie con il suo primo album, "Perdo le parole" - poi non è riuscito a bissare il successo con il disco successivo). Ma per il resto c'è il vuoto ed è sotto gli occhi di tutti: forse perché in questi ultimi anni sono cambiati i gusti del mercato, forse perché è cambiato il mercato stesso e il modo di ascoltare (e dunque di acquistare) la musica, o forse - più semplicemente - perché i talent non rispecchiano più i gusti di chi compra i dischi. Fateci caso: mentre nel 2016 Sergio Sylvestre, con la sua bella voce, trionfava ad "Amici", lontano dai riflettori e dagli studi televisivi nasceva il fenomeno Sfera Ebbasta (che su YouTube cominciava a macinare milioni di visualizzazioni con i suoi singoli), e mentre a X Factor vincevano i Soul System, lì fuori Ghali cominciava a scalare le classifiche con la sua "Ninna nanna".

Se in un primo momento i freschi vincitori dei talent sembravano avere la meglio sulle "altre" proposte, sul lungo termine invece hanno avuto la meglio proprio queste ultime: oggi Sfera Ebbasta, Ghali, ma come loro anche Rkomi, Tedua, la Dark Polo Gang (senza dimenticare tutti i nomi del "nuovo" cantautorato italiano, da Calcutta a Coez, passando per Carl Brave x Franco126), sembrano aver spazzato via dalle classifiche i bei faccini e le belle voci uscite dai talent. Il loro boom non è stato casuale: sono saliti alla ribalta proprio nel momento in cui YouTube, i social e lo streaming sono diventati i canali principali attraverso i quali i giovani ascoltano la musica, seguono i loro artisti preferiti e ne scoprono altri.

Per molto tempo, nella polemica "pro-talent" e "contro-talent", si è sottolineata l'importanza di trovare una strada alternativa. A me sembra che questa strada sia stata finalmente trovata e che sia rappresentata dai social, dallo streaming, da YouTube e dal web più in generale. Le nuove proposte non arrivano dai canali "tradizionali", ma dai nuovi canali, quelli che permettono agli artisti di poter instaurare con i fan un rapporto "diretto" e semplice. Però bisogna fare una precisazione: non è che questi cantanti vivono solamente sui social. Piuttosto, usano i social come megafono e come vetrina per farsi conoscere in modo più diretto: "A me interessa arrivare a chi ascolta musica e fare in modo di fargliela avere senza difficoltà, quindi sfrutto tutte le piattaforme che permettono alla gente di ascoltare la musica in modo facile", ci ha detto Ghali in questa intervista. Con i canali "tradizionali" Ghali, Calcutta, Coez  (che negli ultimi mesi è stato a lungo corteggiato da "Amici": gli era stato offerto il ruolo di direttore artistico del serale, ma lui ha rifiutato) e compagni sembrano non voler aver niente a che fare: "Ormai sono altri i mezzi per arrivare al grande pubblico. Spotify, YouTube e internet più in generale. Sicuramente Sanremo ti dà una bella botta, ma è un modo vecchio per arrivare al pubblico: ci sembra un discorso un po' sorpassato. È proprio la tv che ci sembra sorpassata: chi la guarda più, ormai?", hanno commentato in questa nostra intervista Carl Brave x Franco126. Come dargli torto?

di Mattia Marzi