Jonathan Wilson e i suoi “Rare birds”: “Per ogni assolo di chitarra perdi 1000 fan”

Jonathan Wilson e i suoi “Rare birds”: “Per ogni assolo di chitarra perdi 1000 fan”

 

Jonathan Wilson è uno dei personaggi più interessanti degli ultimi anni: polistrumentista, cantautore e produttore. Ha lavorato con Father John Misty, Karen Elson tra gli altri - “ma onestamente sono stanco di trasformare i sogni degli altri in realtà per le noccioline e il rispetto. Tornerò magari a produrre tra qualche anno”, racconta a Rockol. E’ Un grande musicista - è il chitarrista di Roger Waters, per “Is This The Life We Really Want?” e per l’attuale tour: “Un sogno, lavorare con lui.” E, soprattutto un ancor più grande solista - anche se questa dimensione passa spesso in secondo piano. 

Ha appena pubblicato “Rare birds”, il suo terzo album solista, a ben 5 anni da “Fanfare”: “L’ho scritto in questo periodo, nelle pause, nei miei Five Star Studios - sì, il nome degli studi è un po’ così ma l’ho dato tempo fa”, dice della sua struttura, fondata assieme a Conor Oberst ad Echo Park a Los Angeles, dove si è trasferito nel 2009 dal leggendario Laurel Canyon. Proprio quel luogo che per lui è stata una benedizione e una maledizione: il luogo del suono della California del sud, a cui spesso è stato ricondotto, e da cui ogni tanto prova a prendere le distanze. Solo ogni tanto, però: “Rare birds” ha suoni più vari e  diversi, e Wilsono provato a dire che non vuole essere associato a CS&N o a Tom Petty. Ma se gli chiedi di argomentare: “Certo che è un disco californiano: come potrebbe essere altrimenti? Come potremmo non essere dover eravamo? L’album stato creato, scritto, registrato e mixato in California: è il suono della California”.

Però ci sono suoni più elettronici, e pop, in alcune canzoni - e meno di quella chitarra che ti ha portato a suonare per Roger Waters: “E’ vero: ma per ogni assolo di chitarra che includi perdi 1000 fan”, dice - lui in “Gentle spirit” - l’album del 2011 che lo aveva fatto conoscere -aveva inserito diverse canzoni da 8-10 minuti, psichedeliche quanto basta e basate su lunghe parti di chitarra. L’atteggiamento psichedelico è rimasto, almeno nella copertina, un po’ kitsch, e ricca di simboli, e nel titolo:  “gli uccelli rari sono le creature  capiscono davvero cosa succede, sono la magia su questa stella cadente, sono senza tempo, senza peso, ma nessuno li segue fino luoghi fino ai loro luoghi sacri…”, spiega in maniera un po’ criptica: “La copertina è una serie di simboli e significati assoluti che capisci al tuo duecentesimo ascolto, più o meno”.

“Roger Waters era nel mio studio mentre stavo registrando il mio album”, continua in maniera un po’ più concreta. “Quindi un po’ della sua atmosfera è in questo album, mi ha dato anche buoni consigli, come non usare i testi che fanno schifo. Lavorare con lui è è stato osì divertente, così selvaggio, così libero: il paradiso dell’ hippy in realtà .. Lo ammiro come nessun altro”.

Vedremo Wilson nelle date italiane di Waters: il 17 aprile e 18 aprile a Milano e dal 21 al 25 a Bologna e nel mezzo terrà due concerti da solista: il 19 aprile al Quirinetta di Roma e per il 20 aprile al Bronson di Madonna dell’Albero (Ra). Ma, anche qua, poche chitarre: “per lo più drum machine e rumori dell'app iphone, e un classico quartetto d’archi”, promette.

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