NEWS   |   Industria / 11/03/2018

Gibson in crisi, i creditori vogliono la testa di Juszkiewicz. E arrivano i primi licenziamenti

Gibson in crisi, i creditori vogliono la testa di Juszkiewicz. E arrivano i primi licenziamenti

Un gruppo di creditori della Gibson, la celebre manifattura di chitarre e bassi che alla metà del mese scorso ha annunciato di star attraversando una profonda crisi finanziaria, ha proposto alla società un piano di ristrutturazione del debito che prevede la rimozione dalle sue funzioni dell'attuale amministratore delegato, Henry Juszkiewicz, ritenuto il responsabile delle scelte sbagliate che hanno portato l'azienda sull'orlo della bancarotta: lo riferisce Bloomberg.com.

Secondo le indiscrezioni trapelate, i creditori temono che la Gibson non riesca a rifinanziarsi entro il 23 di luglio, termine entro il quale scadrà la cedola da 375 milioni di dollari nonché scadeza del debito con gli istituti di credito da altri 145 milioni: stanchi di investire in una società guidata da un ad non considerato all'altezza, i creditori vorrebbero ora esautorare Juszkiewicz e prendere il controllo dell'azienda, ridimensionando radicalmente l'intera dirigenza del marchio.

Juszkiewicz, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di mollare il colpo: se da un lato gli analisti lo accusano di aver messo in ginocchio la Gibson - che guida dal 1986 - con scelte sbagliate riguardo la diversificazione delle attività, l'ad, che invece imputa lo stato di crisi della sua società a una flessione del mercato musicale dovuta agli strascichi della crisi finanziaria che ha colpito gli USA (e il mondo intero) nel 2008 e alla concorrenza dello shopping online, dall'altro ha già assicurato di avere un piano di rifinanziamento del debito concordato con il Jeffries Group, banca d'affari newyorchese che vanta asset per oltre 44 miliardi di dollari. Una mossa, questa, resasi necessaria dopo l'ultimo rapporto di Standard & Poor's, dove la società di rating ha annunciato il downgrade del debito della Gibson da CCC a CCC-, ultimo gradino prima della temuta classificazione di "debito spazzatura".

Come spesso accade, però, mentre ai piani alti si parla di un avvicendamento dei vertici, a pagare le spese della crisi sono gli ultimi anelli della catena produttiva: le prime "vittime" della crisi alla Gibson sono quindici dei cento dipendenti del Custom Shop di Nashville, il laboratorio dove vengono assemblati gli strumenti di alta gamma del marchio, il cui licenziamento è stato definito dallo stesso Juszkiewicz al Nashville Post "parte di un più ampio piano di ristrutturazione in preparazione del rifinanziamento".