NEWS   |   Italia   |   09/03/2018

Levante nel teatro delle meraviglie: la recensione del concerto a Roma

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Sul sipario trasparente che divide la platea dal palco viene proiettato un cielo stellato. Dietro al palco c'è una porta. Al centro, di fronte al microfono, una sagoma: è quella di Levante, che comincia a suonare, chitarra e voce, la prima canzone della scaletta, il preludio del suo ultimo album. "Mi si legge in fronte il caos che ho dentro", sussurra la cantautrice, mentre la porta comincia ad aprirsi, come per invitare gli spettatori ad entrare ancora una volta nel suo mondo, nel suo caos: in un'altra delle sue stanze stupefacenti. "Si può? È permesso?", domandiamo, muovendoci in punta di piedi.

Levante continua ad alimentare il suo caos: dopo il tour primaverile e le date estive del 2017 e dopo i sei appuntamenti europei dello scorso mese, la cantautrice siciliana torna ora a suonare in giro per l'Italia, con qualche novità. I nuovi concerti, infatti, non sono ospitati dai club: stavolta Levante porta il caos nei teatri, ritrovando una dimensione più silenziosa e delicata rispetto a quella più rumorosa delle precedenti tournée, e per l'occasione ha deciso di proporre le sue canzoni dal vivo con arrangiamenti inediti.

"Caos in teatro", questo il titolo del tour, arriva all'Auditorium Parco della Musica di Roma dopo il debutto di fine febbraio a Spoleto e dopo aver già fatto tappa a Firenze, Bologna, Trento, Milano e Genova (tutte le date - alcune anche doppie - hanno fatto registrare il sold out, e così anche il concerto romano). Quello che la cantautrice porta in scena non è un semplice concerto: è uno spettacolo che sembra avere una struttura ben precisa, con una scaletta pensata come una narrazione. La scenografia è rinnovata, adattata alla dimensione intima e calda dei teatri. L'elemento centrale è il sipario dietro al quale Levante suona, su cui vengono proiettate animazioni create appositamente per questa nuova serie di concerti da Filippo Rossi, 25enne visual designer già scelto da Jovanotti per i suoi ultimi tour: una scenografia essenziale, insomma, ma al tempo stesso complessa e molto curata.

Levante sembra un po' come la Alice del celebre romanzo di Lewis Carroll, persa nel paese delle meraviglie, che in questo caso è un teatro. Gli scenari cambiano continuamente, e sono surreali, onirici: canta circondata da burattini di legno (come su "Alfonso"), da diamanti colorati ("Diamante"), dalle ombre gigantesche dei suoi musicisti ("La rivincita dei buoni" - la band è la stessa delle precedenti tournée, con l'aggiunta di un violino e di un violoncello) e da germogli che sembrano quasi avvolgerla ("Finché morte non ci separi"). Le canzoni sembrano la colonna sonora di questa fiaba: Levante asciuga i suoni e dà spazio alla parte più analogica e organica del suo repertorio. Gli arrangiamenti sono nel complesso meno "muscolari", rispetto agli ultimi concerti, più soffici e morbidi: basti ascoltare "Le lacrime non macchiano", "Cuori d'artificio", "Santa Rosalia" e "Le margherite sono salve". "Grazie a questo tour teatrale ho avuto occasione di rispolverare vecchi brani che non avevano trovato posto nelle scalette dei concerti precedenti, che erano più energici", spiega.

Parla pochissimo: Levante pensa solamente a cantare, a condividere la sua musica, il suo caos. A non perdere il filo del discorso: "Mi perdonerete se sono diventata un po' più taciturna", dice ad un certo punto al pubblico, "ho lasciato che fosse la mia musica a parlare per me". Non mancano momenti più energici, come "1996 la stagione del rumore", "Sbadiglio", "Gesù Cristo sono io" e "Non me ne frega niente", in cui la voce della cantautrice si fa più aggressiva, grintosa, e il suono della band fa vibrare le pareti del teatro. "Io ero io" esplode nel ritornello: "Sei il male di me, c'ero io tra le tue lacrime", canta Levante, in coro con i fan. In scaletta c'è anche "Le parole che non dico mai", l'inedito scritto per Rita Bellanza, una delle ragazze che ha seguito come giudice a "X Factor": "Parlami di te, di me, di quel che è stato nostro / portami con te domani, anche se non ci sarà posto". Levante tira fuori tutta la sua energia e interpreta il testo seduta in ginocchio sul palco: è un pugno allo stomaco. Su "Ciao per sempre", nel bis, sfila tra il pubblico della platea, prende per mano un ragazzo e lo porta sul palco con lei: canta la canzone guardandolo fisso negli occhi, dall'inizio alla fine, all'unisono insieme al pubblico. "Non farò retorica", dice, "vengo a prendere uno di voi per abbracciare tutti".

Quello che Levante ha messo su per questo nuovo tour è uno spettacolo bello da guardare, da ascoltare e da raccontare, particolarmente suggestivo. È un caos silenzioso, avvolgente, che sa di capriole nel vuoto e salti mortali, fiabesco, magico e malinconico: brava lei, ma bravi anche i suoi musicisti, che passano con naturalezza dalla dimensione più rumorosa dei club a quella più intima dei teatri senza far perdere al suono nemmeno un po' della forza e dell'incisività che avevano già caratterizzato i concerti nei club.
Benvenuti in un'altra stanza stupefacente.

(Mattia Marzi)

SCALETTA:
"Caos (Preludio)"
"Alfonso"
"Diamante"
"La rivincita dei buoni"
"Farfalle"
"Io ti maledico"
"Le lacrime non macchiano"
"Finché morte non ci separi"
"Sentivo le ali"
"1996 la stagione del rumore"
"Sbadiglio"
"Cuori d'artificio"
"Le parole che non dico mai"
"Non me ne frega niente"
"Tutti i santi giorni"
"Le margherite sono salve"
"Santa Rosalia"
"Io ero io"
"Memo"
"Gesù Cristo sono io"

BIS:
"Ciao per sempre"
"Duri come me"
"Pezzo di me"
"Abbi cura di te"

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