Pacifico, cesellatore di parole (2 / 12)

“Le mie parole” - (“Pacifico”, 2001)

Dopo la militanza nei Rossomaltese, Gino De Crescenzo decide di fare da sé.

In senso quasi letterale, perché il suo primo disco da solista è interamente registrato da solo e prende il titolo dal nome d’arte che il cantautore milanese si è dato, Pacifico. L’album ottiene immediato riscontro di critica, tanto da aggiudicarsi la Targa Tenco quale migliore opera prima. In nuce vi troviamo tutta la poetica che caratterizzerà la sua arte. A cominciare da “Le mie parole”, premio Grinzane Cavour quale miglior testo poetico. Tutto suona perfetto in questo gioiello (solo pop?) di poco più di 3 minuti. Dalla musica che rifugge il facile refrain (anzi, quasi non c’è refrain), al testo che è un sapiente e continuo giocare sulla personificazione (figura retorica particolarmente amata da De Crescenzo), per cui le parole sono di volta in volta sassi, nuvole sospese, frecce infuocate, foglie cadute, note stonate. Il rischio, per uno che con le parole ci campa, poteva essere quello di trasformare il pezzo in una sorta di meta-canzone un po’ autoreferenziale. E invece nulla di tutto ciò accade. Le parole di Pacifico sono le parole di ciascuno di noi, quelle dette al momento giusto e quelle terribilmente sbagliate; sono quelle che non ci vengono alle labbra quando dovrebbero e quelle che “fanno come gli pare / si perdono al buio per poi ritornare”.

Abbiamo detto della personificazione e altrove diremo dell’uso continuo delle rime facili, ma varrà la pena anche segnalare altri elementi tipici della scrittura di Pacifico: una sorta di grazia sospesa, di sobrietà - persino nello scandire le parole - nella forma e di richiamo, nel contenuto, a un dolore interiore che difficilmente si riesce a spiegare. Così come l’improvviso irrompere di ricordi ed emozioni che spiazzano l’ascoltatore (in questo caso il riferimento ai genitori: “Sono mio padre e mia madre / un bacio a testa prima del sonno / un altro prima di partire”). Samuele Bersani si innamorerà immediatamente della canzone, tanto da inciderla nel 2002.

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