Luigi Tenco e il grande debito che la musica italiana ha nei suoi confronti

Luigi Tenco e il grande debito che la musica italiana ha nei suoi confronti

No, non sono stati inutili i cinque anni di vita che Luigi Tenco "ha dedicato al pubblico italiano", come scritto dal cantautore nel suo ultimo messaggio quella disgraziata notte del 27 gennaio 1967, nella stanza 219 della dépendance dell'Hotel Savoy di Sanremo. Sarebbe stato bello - anzi, doveroso - diglielo, se non fosse stato sopraffatto dall'amarezza e da chissà cos'altro. Non sono stati inutili perché Tenco ci ha insegnato ad ascoltare le canzoni in modo diverso, a sentire la musica - allora la chiamavano "leggera" - con orecchie nuove e libere. Se non avesse fatto la scelta che ha fatto, oggi - probabilmente - se ne sarebbe accordo anche lui.

Perché oggi, in fondo, diamo per scontate tante cose che non lo sono affatto, o - per lo meno - all'epoca erano tutto meno che assodate. Il tormento e l'insoddisfazione come cifra esistenziale dei quali oggi si parla liberamente e l'insofferenza per gli steccati, oggi considerata virtù, Tenco li ha fatti sbattere contro un mondo - quello della canzone italiana e quello che ci girava intorno - che decisamente non era ancora pronto.

Nato in provincia di Alessandria nel 1938, Tenco era cresciuto dopo la guerra a Genova, frequentando la locale scuola dei cantautori: a soli vent'anni inizia a cimentarsi nella scrittura delle sue prime canzoni. Nel 1958 pubblica i suoi primi 45 giri con la Ricordi, inizialmente sotto pseudonimo (Gigi Mai, Gordon Cliff, Dick Ventuno), ottenendo successo con “Mi sono innamorato di te”, seguito dal primo eponimo album, nel ’62, alternando  canzoni di critica sociale ad un filone più intimista.

Passa poi alla Jolly, quindi - nel 1966 - alla RCA con cui pubblica “Lontano lontano” e “Un giorno dopo l’altro”. L'Ariston, allora più che mai, era un passaggio obbligato per il successo vero, così Tenco decide di partecipare a Festival di Sanremo del 1967 con “Ciao amore ciao”: la sua canzone viene esclusa, e il finale - tristemente - è noto. In tutto, in vita, l'artista pubblica tre album più diversi 45 giri ed extended play, a cui si aggiungeranno negli anni numerose ristampe, ripubblicazioni, antologie con inediti.

Che sono, appunto, la ragione per la quale vogliamo ricordarlo, e ringraziarlo: la sua tragica fine ha oscurato presso il pubblico generalista la grandezza della sua produzione. Non del tutto pretestuosamente, perché la gravità del suo gesto ha scosso l'Italia che di lì a poco sarebbe stata scossa tout-court dalla rivoluzione culturale, anche se in ritardo di qualche anno, ma - almeno per lui - risparmiamoci la retorica dell'artista maledetto, che calza male anche alle più sfortunate rockstar contemporanee. Perché per quanto la sua storia sia stata importante, niente resta più importante delle sue canzoni.

LUIGI TENCO E' PROTAGONISTA DI 'VIVA L'ITALIA'

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