La Gibson a rischio bancarotta. L'ad: 'Stiamo tagliando i rami secchi per rifinanziare la società'. Ma c'è chi lo critica

La Gibson a rischio bancarotta. L'ad: 'Stiamo tagliando i rami secchi per rifinanziare la società'. Ma c'è chi lo critica

La storica manifattura di strumenti musicali di Nashville (ma fondata in Michigan oltre cento anni fa) resa leggendaria - chitarristicamente parlando - da artisti come Chuck Berry, B.B. King, Jimmy Page, Angus Young, Slash (nella foto) e molti altri potrebbe presto essere costretta a dichiarare bancarotta: a riferirlo è il Nashville Post, secondo il quale, nonostante guadagni annuali di oltre un miliardo di dollari contabilizzato nel 2017, il bilancio della Gibson sarebbe stato scosso dalla recente maturazione di obbligazioni per oltre 375 milioni, oltre che dall'uscita di scena del direttore finanziario Bill Lawrence, in carica da nemmeno un anno. Come se non bastasse, prestiti con istituti di credito per 145 milioni di dollari arriveranno a scadenza se le obbligazioni, emesse nel 2013, non verranno rifinanziate entro il prossimo 23 luglio.

"Stiamo cedendo asset come azioni, proprietà immobiliari e segmenti d'azienda che non hanno raggiunto i risultati che ci stavamo aspettando", ha spiegato al Nashville Post l'amministratore delegato Henry Juszkiewicz: "Una volta realizzate queste operazioni saremo in grado di ridurre il debito e generare fondi da destinare ai comparti più fiorenti. E' importante che la nostra attività torni al successo in modo da ottenere le migliori condizioni per rifinanziare la nostra società".

Kevin Cassidy, analista finanziario di Moody's citato da Variety, spiega come non sia l'attività principale dell'azienda il problema: costruire chitarre - belle, e oggi nemmeno più così costose come un tempo, considerando il prezzo (pari da poco più di 500 dollari) del modello base di una Les Paul Standard sul mercato americano attuale - continua a essere reddizio. "Il loro core business è stabile e sostenibile", ha spiegato: "Ma quando in bilancio ci sono problemi così grossi significa che ci sono problemi operativi". Altri insider puntano il dito contro la gestione di Juszkiewicz, che da diversi anni a questa parte avrebbe cercato di diversificare le attività dell'azienda - acquisendo, per esempio, società di elettronica - trascurando proprio il core business del marchio, "solido e sostenibile" sì, ma in ogni caso fiaccato dal calo fisiologico nella vendita di sei corde che ha colpito l'intero segmento di mercato.

La Gibson guidata da Juszkiewicz, negli ultimi anni, ha avviato una colossale campagna acquisti di società non direttamente inerenti la manifattura di strumenti musicali che l'hanno portata, nel 2011, ad acquisire lo Stanton Group, grazie al quale è stata aperta la Gibson Pro Audio, ramo d'azienda dedicato a cuffie, speaker e apparecchiature per Dj. Nel 2012 la casa di Nasville ha stretto una partnership con la giapponese Onkyo Corporation, specializzata in produzioni di sistemi di home theater, per poi diventare, nel corso dell'anno successivo, azionista di riferimento della società di elettronica giapponese TEAC Corporation. L'ultima operazione risale del genere la Gibson l'ha chiusa nel 2014, acquisendo la sezione di elettronica di consumo della Royal Philips.

Al momento non è dato sapere se il programma di ristrutturazione preveda tagli sul personale statunitense o presso le consociate estere: l'unica mossa del gigante di Nashville registrata nelle ultime ore proviene dall'ufficio legale della Gibson, che ha invitato una lettere di diffida alla liuteria Seger Guitars di Bangor, nel Maine, intimandole di cessare la produzione dei propri modelli ispirati alla mitica SG, la "diavoletto" resa celebre dal chitarrista degli AC/DC Angus Young. 

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