Neil Young, Pono e le etichette discografiche: 'Lo hanno ucciso loro'

Neil Young, Pono e le etichette discografiche: 'Lo hanno ucciso loro'

Il cantautore americano ci aveva lavorato a lungo e lo considerava, nel suo piccolo, rivoluzionario: "Riportare anima nella musica", recitava lo slogan ufficiale. Invece Pono, il sistema di riproduzione audio ad alta definizione (e relativo lettore) ideato da Neil Young, è stato un mezzo flop: è lo stesso cantautore ad ammetterlo.

Pono era stato presentato nel marzo del 2014 al South By Southwest di Austin, il festival musicale e cinematografico che ha luogo ogni anno, in primavera, nella capitale del Texas. Neil Young lo aveva descritto come una sorta di reazione al formato mp3, quello che - a suo avviso - aveva messo l'industria musicale con le spalle al muro e che aveva fatto sparire dalla circolazione "i tecnici del suono che amavano la musica, tutti gli arrangiatori e i musicisti che utilizzavano grandi orchestre": "Volevo fare qualcosa per questa situazione. Sapevo che era possibile e volevo creare qualcosa che non fosse un formato, non avesse regole e rispettasse l'arte e gli artisti, che rendesse possibile farti percepire non solo quello che l'artista vuole farti sentire - ma anche quello che l'artista fa davvero", aveva spiegato il cantautore in occasione del lancio di Pono.

Le cose, però, non sono andate nel verso giusto. Il servizio ha chiuso alla fine dello scorso anno, a causa dei costi e del rapido avanzamento dello streaming. E oggi Neil Young punta il dito contro le etichette discografiche, accusandole di essersi approfittate dell'alta definizione per costringere gli utenti a pagare il doppio o addirittura il triplo per ogni file scaricato. Dice il cantautore al quotidiano Chicago Tribune, che lo ha recentemente intervistato:

"Lo hanno ucciso le etichette discografiche. Perché la gente dovrebbe pagare il triplo?".

I prezzi degli album completi acquistabili su Pono, rigorosamente in alta risoluzione, erano infatti passati nel giro di poco tempo da 20 a 28 dollari, praticamente il doppio rispetto ad iTunes o altri negozi digitali. E il prezzo delle singole canzoni oscillava tra gli 1,99 e i 2,99 dollari. Nell'intervista, Neil Young aggiunge:

"Oggi con lo streaming non si ha il problema della condivisione non autorizzata di file. A chi viene in mente di copiare qualcosa, se è in grado di ascoltarlo in streaming? Le società discografiche, facendo pagare il triplo per la musica ad alta risoluzione, l'hanno uccisa. È la cosa più stupida che abbia mai visto".

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