La promozione della musica italiana all'estero raccontata da Francesco Del Maro: 10 anni di HitWeek

La promozione della musica italiana all'estero raccontata da Francesco Del Maro: 10 anni di HitWeek

Quattordici volte il giro nel mondo, con 232 concerti nei quali si sono esibiti - in Cina, Giappone, Stati Uniti, Canada, Brasile, Australia ed Europa - oltre cento artisti italiani del calibro di Subsonica, Franco Battiato, Elisa, Max Gazzé, Caparezza, Coez e molti altri. Questi - in estrema sintesi - sono i numeri di HitWeek, rassegna che da nove anni a questa parte esporta il meglio del panorama italiano musicale - dal padre nobile all'emergente - letteralmente ai quattro angoli del globo. E' il frutto dello sforzo portato avanti nell'ultimo decennio da Francesco Del Maro, che con la sua società Music Experience - organizzatrice di HitWeek, insieme al partner storico FIMI - la promozione della musica italiana all'estero l'ha vissuta da operativo. Quali sono, però, le prospettive perché il tricolore continui ad essere portato - musicalmente parlando - oltre i nostri confini? E quali le alternative per far sì che l'Italia sia sempre più visibile sul mappamondo del rock e del pop?

"Fare sistema" è la risposta. Le opportunità offerte dal fare sistema Del Maro l'ha sperimentata tra il 2010 e il 2011, quando la sua creatura ha preso il volo: "Anche dal punto di vista economico, hanno iniziato a esserci più risorse. HitWeek ha una pianificazione annuale che prescinde da partnership e sponsor, ma la differenza s'è vista. E ci siamo tolti delle belle soddisfazioni. Come con Ermal Meta, per esempio, che abbiamo portato in Cina nel 2012 coi La Fame di Camilla e che, nel 2017, nel bel mezzo della sua esplosione presso il grande pubblico, abbiamo portato in tour in Europa e in Canada. E' stato un bel percorso, quello che abbiamo fatto insieme".

"Operazioni live artisti di questo genere portano benefici a tutti gli artisti, a prescindere dalla loro estrazione", osserva Del Maro: "Nomi più noti, come per esempio quello di Caparezza, serve per dare più visibilità all'evento e quindi anche gli emergenti che vi partecipano".

Ci sono però anche casi, come quello del South by Southwest, dove il contesto è più difficile: pochi nomi - per giunta di emergenti, ma solo a livello italiano - in un bill che conta 3000 live show in una settimana sono una goccia nel mare. Ed è proprio in questi casi, riflette Del Maro, già da qualche anno ad Austin con HitWeek, che fare sistema diventa fondamentale: "Andare a suonare in America per conto proprio nel migliore dei casi non serve a nulla, nel peggiore può essere controproducente o problematico, anche alla luce della recente stretta impressa ai visti d'ingresso dal governo statunitense. E' fondamentale, in questi casi, che l'operazione venga condutta in un contesto più strutturato e organizzato. Per la nostra prossima spedizione ad Austin abbiamo coinvolto un'agenzia di pubbliche relazioni americana che porterà ai nostri showcase giornalisti, discografici e addetti ai lavori. Riservarsi un po' di visibilità nel mare magnum del SXSW non è affatto facile, e noi non abbiamo lasciato nulla al caso".

"Fare sistema" è l'unica via per far superare ai nostri artisti i patri confini è una sola, quella della collaborazione. Del Maro e il presidente della FIMI Enzo Mazza concordano su questa impostazione: "Ben venga l'impegno di SIAE con Italia Music Export", riflette Mazza: "Ma non è che negli ultimi dieci anni, in questo senso, non sia stato fatto nulla. Nel progetto del quale siamo partner di Music Experience abbiamo avuto il sostegno dell'Istituto Commercio Estero, che con noi, per la prima volta, ha esteso le proprie operazioni a un settore che non sia fieristico o manifatturiero. L'appoggio istituzionale, per noi, è sempre stato molto importante. Alla nostra spedizione ad Austin, nel 2018, prenderà parte anche Italia Music Export, con cui abbiamo stretto un accordo di partnership per l'occasione: le nostre porte sono sempre state aperte a tutti. Sarebbe opportuno, tuttavia, raggruppare tutte le risorse offerte da FIMI, ICE, SIAE e Sillumina [finanziata dai compensi per la copia privata riscossi da SIAE ma in carico al Ministero dei Beni Culturali, ndr] in un unico contesto progettuale, come già succede in altri paesi. Magari sotto la guida di un comitato esecutivo che rappresenti tutti gli elementi della filiera musicale, dalla discografia al live promoting, passando per i management e le società di collecting come IMAIE".

Lavorare con pervicacia all'esportazione del nostro patrimonio musicale paga, e chi se ne occupa da anni ha avuto la possibilità di sperimentarne i riscontri: "Alle prime edizioni di HitWeek ai concerti degli italiani all'estero il pubblico arrivava praticamente per caso, senza sapere nulla della serata", ricorda Del Maro: "Adesso invece l'attesa sala, edizione dopo edizione. Dagli Stati Uniti ci chiedono quando torneremo, e in Giappone, ormai da qualche anno, nei club facciamo sold-out praticamente solo grazie al pubblico locale. E non potrebbe essere altrimenti, essendo solo mille - secondo i dati che ci ha fornito l'AIRE - il numero dei nostri connazionali residenti a Tokyo".

Dopo i traguardi tagliati in Nord America, America latina, Europa ed estremo oriente, che orizzonti insegue HitWeek per il 2018? "Detto che il mio sogno già lo vivo, facendo quello che mi piace da tanti anni, cosa bolle in pentola lo saprete presto", spiega Del Maro: "Già a fine aprile potremmo essere pronti a ufficializzare il cast della prossima edizione".

Resta però un'incognita: la situazione politica mutevole e incerta di questi mesi - e di quelli che probabilmente verranno - potrebbe rappresentare un ostacolo per accedere a quegli appoggi istituzionali rivelatisi fondamentali, in operazioni di promozione della scena musicale italiana all'estero? "Non vedo le prossime consultazioni politiche come uno spauracchio", spiega Mazza: "Un po' perché alcuni passaggi sono meramente tecnici, e non richiedono un ministro perché vadano a buon fine. E' anche vero, del resto, che il Ministro dei Beni Culturali uscente [Dario Franceschini, ndr] è quello che ha fatto di più, per il settore musicale italiano, nella storia della Repubblica. Ma sono ottimista: l'istituzione da parte di SIAE di Italia Music Export va nella giusta direzione. L'importante è che, quanto prima, tutte le realtà trovino un momento di sintesi".

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