Nic Cester, il nuovo tour parte dall'Italia: 'Dopo essere sparito per quasi otto anni mi sono sentito perso'

Nic Cester, il nuovo tour parte dall'Italia: 'Dopo essere sparito per quasi otto anni mi sono sentito perso'

Una nuova maturità quella di Nic Cester. C’è voluto del tempo prima di ritrovare la bussola, un periodo lunghissimo durante il quale il musicista di Melbourne, dopo aver preso le distanze dal clamore della band che lo ha reso una star, ha rielaborato il proprio vissuto, recuperando le radici della sua famiglia, emigrata in cerca di un futuro migliore. In Italia Nic non ha trovato solo le origini, ma anche un po’ di amici con i quali iniziare un’altra sfida, del tutto differente da quella rock dei Jet, concretizzata nell’album “Sugar Rush”. Un incrocio di soul, funk e psichedelia pronto per essere presentato nella tranche europea del suo primo tour da solista, al via proprio nel nostro Paese con i primi tre appuntamenti che il 15, 16 e 18 febbraio lo vedono esibirsi rispettivamente al Monk di Roma, al Locomotiv di Bologna e alla Santeria Social Club di Milano, per poi proseguire nel resto del Vecchio Continente. Un viaggio condiviso con una big band d’eccezione, The Milano Elettrica, collettivo con due batterie e una sezione di fiati, di cui fanno parte, tra gli altri, Sergio Carnevale (Bluvertigo), Daniel Plentz (Selton) e Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion). Una nuova avventura tra le tante vissute da Nic Cester, l’italiano d’Australia, che ci ha raccontato con entusiasmo prima della partenza.

Com’è per te essere di nuovo in tour dopo l’esperienza con una band dal successo planetario?
Questa volta per me è tutto molto diverso perché questo disco è stato una sfida tremenda. Sono qua da tre anni, in un altro Paese, faccio un’intervista in italiano, una lingua che prima non parlavo. Questo tour parte domani, da Roma, una città incredibile. Coi Jet non avevo fatto mai un vero e proprio tour in Italia, per tanti motivi. E ora non vedo l’ora.

La tranche europea di Sugar Rush arriva dopo le prime date in Australia. Com’è stata l’accoglienza dalle tue parti?
C’è una cosa che ho notato: nonostante il fatto che il pubblico non avesse molta confidenza con questo disco, visto che è uscito solo qualche mese fa, questa musica ha qualcosa dentro, una comunicazione abbastanza forte che non so bene come spiegare, ma c’è.

Sono molti i punti di riferimento nel tuo album, dal blues al soul alle vecchie colonne sonore, eppure il grande assente sembra essere proprio quello con cui hai avuto notorietà, il rock. Come mai questa decisione?
Ahah [ride, ndr], è vero. Ho cercato di evitare quello che avevo già sperimentato. Il rock l’avevo già fatto con i Jet e per me era più interessante fare qualcos’altro, così è stato più piacevole. Per me, nonostante il fatto che, come hai detto, sia un bel mix, la cosa che i brani hanno in comune è questo senso di soul alla base di tutte le canzoni. L’altra cosa che mi piace tanto è che suono la chitarra solo in tre occasioni, così posso essere davvero un cantante: so che dietro di me c’è un gruppo di musicisti straordinario e questo mi dà un senso di confidenza che non ho mai sentito prima. È un livello di musica molto alto, quello dei The Milano Elettrica.

Visto che hai citato la The Milano Elettrica, la band che ti accompagna in questa avventura, ci puoi raccontare com’è nata l’idea di un gruppo di nove elementi?
Abbiamo messo insieme questa squadra con l’aiuto di Tommaso Colliva [produttore e vincitore di un Grammy, nel 2015, per il lavoro svolto con i Muse, ndr]. Quando abbiamo finito le registrazioni era ovvio quello di cui avremmo avuto bisogno dal vivo. Nel disco c’è sempre una vera batteria e c’è sempre un sacco di elettronica, perciò ci occorrevano due batteristi. C’è Daniel Plentz dei Selton e c’è Sergio Carnevale dei Bluvertigo. Loro due insieme sono bravissimi perché funzionano in modo perfetto: il primo è brasiliano e sa come far andare le percussioni e le robe elettroniche, mentre Sergio si occupa della parte più classica.

Sul palco si avverte un feeling intenso con il gruppo, da cosa nasce questa alchimia tra voi?
C’è molto rispetto tra noi. Siamo diventati una famiglia, ormai, perché siamo dovuti crescere in fretta, in sole due settimane e in una situazione di tanta pressione addosso. Siamo andati subito a suonare in Australia, perciò era necessario per noi essere una squadra dove ci fosse anche tanta fiducia. Come ti ho detto, mi fido di loro in modo molto profondo.

Dal vivo suonerai anche altre canzoni oltre quelle del nuovo album?
Abbiamo provato alcune cose. Il disco dura circa cinquanta minuti, quindi, per forza, bisogna prolungare qualche momento. Non a caso, ovviamente, ma in un modo che alla fine risulti molto interessante. Sì, ci saranno delle sorprese. Abbiamo fatto un paio di cose oggi e sono andate molto bene.

Il tuo album ha avuto una lavorazione piuttosto lunga, puoi raccontarci come sono andate le cose?
Dopo essere sparito per quasi otto anni mi sono sentito un po’ perso, musicalmente, e non sapevo bene cosa fare dopo i Jet. Ho cominciato a scrivere a Berlino, e durante i due anni in cui ho vissuto lì, avevo quasi cinquanta brani. Ho scelto questi dodici perché hanno senso insieme, ma in pratica ho già pronto il secondo disco che è completamente un’altra cosa, molto diverso da “Sugar Rush”… Più lento, d’atmosfera, pieno di ballads… Un mood più malinconico.

Hai coinvolto anche la Milano Elettrica?
Ci sono dei demo e non vedo l’ora di proporli ai ragazzi della band e vedere cosa faranno con questi pezzi.

Sei stato a lungo lontano dai riflettori: quando hai capito che era arrivato il momento di ritornare alla musica?
Quando ho sentito che quello che facevo era di livello per me sufficiente. Non ero poi così sicuro di riuscire a scrivere a una qualità che per me risultasse accettabile.

Sei ancora legato al tuo passato?
Adesso mi sento più legato a questo progetto, a queste canzoni, perché è un’esperienza nuova con amici nuovi. Ma nonostante questo, subito dopo le date di “Sugar Rush” in Italia, Germania, Austria e Svizzera, il giorno dopo tornerò in Australia per fare un tour con i Jet in Australia e Giappone.

Vi ho visto anni fa in una data in Italia e lì ho scoperto le tue origini e la tua storia. Conosci bene la lingua e qualche tempo fa ne hai dato prova cantando “Veleno” per gli Afterhours. Hai intenzione di regalarci in queste sere qualcosa in italiano?
Manuel [Agnelli, ndr] mi aveva chiamato per offrirmi questa possibilità e per me era una prova molto interessante perché non parlavo ancora bene l’italiano. Cantare in un’altra lingua è stata una vera e propria sfida. Adesso sto migliorando e l’anno prossimo mi piacerebbe fare qualcosa nel mio nuovo disco. Chissà!

Non sono pochi i cantanti stranieri che si sono cimentati con le canzoni italiane: che rapporto hai con questo repertorio?
Io sono cresciuto con mio papà che ascoltava Lucio Battisti, come tutti gli italiani nel mondo, ma c’era anche Wess che mi piaceva molto. Lui, come me, è arrivato da un altro Paese e si è fermato in Italia dove ha cominciato una carriera musicale. Ha una storia simile alla mia. C’è un pezzo in particolare, si chiama “I miei giorni felici”, che mi piacerebbe suonare con la Milano Elettrica.

Ti senti quindi pronto per questa nuova sfida?
Io non vedo l’ora, le prove sono andate benissimo! Inoltre, non vedo l’ora anche perché sono appena diventato papà e in tour posso finalmente riposare un po’. È assurdo pensare di andare in tour e dormire bene [ride, ndr].

Hai un’altra rock band a casa, che ti tiene impegnato, insomma. È quindi arrivata la cicogna nel frattempo!
Sì, la mia piccola si chiama Matilda. Ho scelto un nome che si rifà a una canzone tradizionale australiana “Waltzing Matilda”. È un nome un po’ australiano, ma anche tedesco e italiano, perfetto per la mia famiglia, così tutti lo possono pronunciare bene.

(Marco Di Milia)

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