NEWS   |   Italia / 02/04/2018

Francesco De Gregori, o l''università' della canzone d'autore

Francesco De Gregori, o l''università' della canzone d'autore

"Se io sono il liceo classico, lui è l'università": parole (senza musica) nientemeno che di Fabrizio De André, uno dei giganti della canzone d'autore non solo italiana, ma mondiale. L'"università" è lui, il Principe, Francesco De Gregori, quell'"universitario che cercava di fare il freakettone" - parole della stessa voce di "Rimmel" - che dal Folkstudio di Roma, quando ancora non aveva l'età legale per prendere la patente, ha saputo stregare generazioni di ascoltatori con delle gemme sotto forma di canzoni che hanno fatto epoca.

Classe '51, nato nella Capitale, De Gregori muove i primi passi appena diciassettenne  al Folkstudio, locale romano e fucina di giovani autori in cerca di successo: non a caso tra le quattro mura della sala trasteverina dove nel '62 si esibì un allora poco conosciuto Bob Dylan nasce l'amicizia di un giovane gruppo di autori che vede insieme, oltre a De Gregori, Giorgio Lo Cascio, Ernesto Bassignano ed Edoardo De Angelis, riuniti poi in uno spettacolo intitolato "I giovani del folk". De Gregori ha già composto i suoi primi brani, che finiscono sull'album "Theorius campus", inciso per la IT dischi e registrato a metà (una facciata a testa) con un altro giovane collega del quale negli anni a venire si sarebbe parlato, Antonello Venditti. Dopo questa collaborazione, però, al solo Venditti, in virtù della voce possente e “spendibile”, viene offerta subito una nuova chance discografica. A De Gregori no, quindi il principe è costretto a prendere la strada più lunga. Nel 1973 il Principe partecipa al "Disco per l'estate" con "Alice", brano che gli permette di farsi conoscere da un pubblico più vasto di quello dei circoli culturali di sinistra che già iniziava ad apprezzarlo. Esce "Alice non lo sa", primo album per la Rca, seguito dall’omonimo "Francesco De Gregori", noto come "La pecora" per via dell'artwork che ne caratterizzava la copertina. Sempre nel ‘74 De Gregori collabora con Fabrizio De André all'album "Vol. 8", con brani come "La cattiva strada", "Oceano", "Dolce luna", "Canzone per l'estate".

Nel 1975 De Gregori partecipa a una dieci giorni musicale al Teatro dell'Arte di Milano insieme a Ron, Renzo Zenobi e Lucio Dalla, che gli fornisce la musica per due brani, "Pablo" e "Giovane esploratore Tobia", contenuti rispettivamente negli album "Rimmel" e "Bufalo Bill". Sarà "Rimmel", nel '75, a regalargli la fama, quella vera, ottenendo un successo talmente clamoroso da restare per più di un anno nelle classifiche dei dischi più venduti. Nel frattempo l'attenzione di De Gregori si focalizza sul tema del "mito", inteso come modelli esemplari di vita verso cui l'uomo concentra le sue aspirazioni e le sue frustrazioni, quasi per attuare una sorta di riscatto dalla propria mediocrità. Nasce così nel 1976 il nuovo lp "Bufalo Bill", la cui copertina, con il disegno di una donnina anni Quaranta vestita da cowboy, richiama il motivo della finzione. Devono trascorrere due anni prima dell'uscita di un nuovo disco. Sono gli anni difficili di una crisi che ha le sue premesse in quell'ormai celeberrimo "processo" intentatogli al Palalido di Milano dagli autonomi durante un concerto, anni dai quali De Gregori esce nel 1978, pubblicando un album nuovamente intitolato con il suo nome e cognome. Nel dicembre di quello stesso anno De Gregori realizza un 45 giri con Lucio Dalla contenente "Ma come fanno i marinai" e "Cosa sarà", una boccata d'ossigeno e di spensieratezza in coincidenza con la tournée di "Banana Republic", svoltasi nell'estate del 1979 e immortalata in uno splendido album dal vivo. 

Nel 1979 esce anche un'altra prova sulla lunga distanza, "Viva l'Italia", che vede ancora la collaborazione di Lucio Dalla ai fiati. Tre anni dopo è la volta di "Titanic", album che vive di riferimenti e metafore legati alla storia del transatlantico affondato nel 1912. Nel 1983 esce un Q-disc intitolato "La donna cannone", che contiene - oltre alla fortunatissima title track - due brani utilizzati per un film con Monica Vitti. Si giunge così a "Scacchi e tarocchi" del 1985, risultato di due anni di lavoro che però suscita accoglienze contrastanti. De Gregori cambia casa discografica e si trasferisce alla Sony Music, etichetta per la quale pubblica, nel 1987, "Terra di nessuno", il primo album di una serie che lo vede sposare sempre più un folk-rock elettrico e tagliente alla Dylan di "Infidels". Nel 1989 esce "Miramare 19.4.89", dove si torna a canzoni impegnate su temi che in quel momento hanno molto a che fare con l'Italia anni '80. A chiudere il decennio arrivano nel 1990 tre album dal vivo, “Niente da capire”, “Catcher In The Sky” e “Musica leggera”. De Gregori attraversa un periodo molto prolifico: a stretto giro vengono consegnati ai mercati altri due album di studio, "Canzoni d'amore" nel 1993 e "Prendere e lasciare" nel 1996, inframmezzati da ben tre dischi live, “Il bandito e il campione”, “Bootleg” e “La valigia dell'attore”.

"Amore nel pomeriggio" è la prima prova in sala di ripresa data alle stampe da De Gregori negli anni Zero: a marzo 2001 l'artista va in tour interrompendo così un'astinenza da palchi che durava ormai da tre anni. I concerti proseguono fino a settembre, fornendo materiale sonoro per l'album "Fuoco amico - Live 2001", pubblicato nel gennaio 2002. Nell'estate prende il via la tournée in compagnia di Pino Daniele, Fiorella Mannoia e Ron, mentre il 15 novembre 2002 De Gregori pubblica "Il fischio del vapore": inciso con Giovanna Marini, il disco comprende alcune fra le più famose canzoni popolari italiane. Il 2003 è l’anno di “Mix”, doppio CD a metà tra (ennesimo) live e greatest hits, con inedite riletture della “A chi” di Fausto Leali e della dylaniana “I shall be released” (qui ribattezzata “Come il giorno”). Il 2004 trascorre al lavoro su un album di nuove canzoni, che vede la luce nel marzo del 2005: si intitola "Pezzi" e contiene dieci nuove canzoni, per lo più imparentate ancora con il corso rock-blues di Bob Dylan. Dopo circa un anno De Gregori annuncia la pubblicazione di un nuovo lavoro discografico s’intitola "Calypsos".

Il 2006 è l'anno della tripla antologia - sempre targata Sony - "Tra un manifesto e lo specchio", mentre l'anno successivo arriva "Left & Right - Documenti dal vivo", che riprende il tour invernale negli stadi. Nel 2008 è la volta del disco "Pre brevità chiamato artista", titolo ripreso dalla definizione legale presente sul suo primo contratto firmato con la RCA.

Nel 2010, in occasione del trentesimo anniversario di uno dei sodalizi più fortunati nella storia della canzone italiana, De Gregori rinnova la collaborazione con Lucio Dalla per un tour da cui viene tratto un disco live, anticipato dal singolo "Non basta saper cantare", e intitolato "Work in Progress". La tournée si protrae fino al 2011, anno in cui De Gregori compie 60 anni, il 4 aprile. A novembre 2012 arriva invece il nuovo disco intitolato "Sulla strada", seguito nel 2014 da "Vivavoce", in cui vengono rivisitati brani del suo repertorio. 

Le cronache più recenti riferiscono dell'incontro tra l'artista romano e il suo idolo di sempre. Nel luglio del 2015 De Gregori apre un concerto di Bob Dylan a Lucca: "Tanto ormai si sa, è il mio guru e lo nascondo sempre meno", aveva dichiarato in un'intervista. E infatti a ottobre dello stesso anno esce "De Gregori canta Bob Dylan - Amore e furto", disco di cover riadattate in Italiano. Pochi giorni prima, il 22 settembre, DeGregori celebra il quarantennale di "Rimmel" con un concerto all'Arena di Verona al quale tra gli altri prendono parte, come ospiti, Ligabue, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Malika Ayane, Elisa e Checco Zalone. Nel 2016 arriva prima il cofanetto onnicomprensivo "Backpack", poi live "Sotto il vulcano", registrato a Taormina, con la rilettura di "4/3/1943", dell'amico Lucio Dalla, scomparso solo tre anni prima.

Una carriera lunga, quella di De Gregori, sempre vitale, che l'ha portato a diventare qualcosa di più che un semplice cantautore. Figura considerata sempre meno pop(ular) e sempre più istituzionale, culturalmente parlando, il cantautore romano - invitato lo scorso anno per una lectio magistralis all'Università di New York - ha ribadito per l'ennesima volta il concetto espresso nel titolo - e nel testo - di una sua canzone del 2012, "Guarda che non sono io": "Non penso che un artista dovrebbe educare", ha risposto lui davanti a una platea di studenti che lo guardava adorante, "L'artista deve esprimere se stesso, non deve assumersi la responsabilità di migliorare nessuno. Sono molti gli artisti che apprezzo e che non trasmettono un messaggio positivo. Ammiro Ferdinand Céline, lo scrittore francese, ma non condivido le sue idee. Un artista dev'essere se stesso; la morale non ha niente a che fare con l'arte".

"Se credi di conoscermi, non è un problema mio". Appunto. E la storia continua...

FRANCESCO DE GREGORI E' PROTAGONISTA DI 'VIVA L'ITALIA'

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