NEWS   |   Italia   |   05/03/2018

Lucio Battisti, o dell'arte di colpire al cuore (con le canzoni)

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Se esiste un artista italiano che ha saputo dare un senso al concetto moderno di "pop" - inteso come popular - alla musica tricolore, questi è senz'altro Lucio Battisti.

Perché un conto è inseguire i gusti del pubblico e conquistarlo con sapiente maestria, ma un altro è essere in sintonia con una platea - per di più transgenerazionale - in modo talmente naturale da riuscire a legarla alle proprie canzoni per sempre. Lucio, in questo senso, ha avuto una dote che pochissimi altri cantanti hanno avuto nella storia della musica mondiale: i suoi dischi - secondo stime, venduti in 25 milioni di unità nel corso della sua carriera - sono diventati una sorta di perno per il panorama musicale italiano, attorno al quale è ruotato più o meno di tutto, restando in un'orbita dalla quale, anche dopo così tanti anni, per certi versi sarà impossibile uscire.

La sua vita, che negli ultimi anni ha anticipato il titolo di una celebre canzone dei Radiohead - "How to Disappear Completely" - ha inizio il 5 marzo del 1943, a Poggio Bustone. Lucio comincia a cantare contro il volere della famiglia, imparando a suonare da autoditatta. I suoi orizzonti sono più ampi di quelli che la natìa provincia gli offre, così si trasferisce prima a Roma nel ’64, suonando come chitarrista nei Campioni, poi si sposta a Milano per puntare alla carriera solista, dove riesce a riesce ad avere un appuntamento con Franco Crepax, direttore artistico della CGD. Lì, nel 1965, nasce il mitico sodalizio con Mogol, paroliere già di una certa fama, che diventerà per buona parte della sua carriera il suo partner creativo fondamentale. La collaborazione durerà fino agli anni ’80, e si romperà dopo “Una giornata uggiosa”, il 14° album realizzato insieme, per una disputa relativa alla divisione dei diritti d'autore e per una progressiva divergenza nella direzione artistica da intraprendere.

Dal primo singolo (luglio ’66: “Per una lira - Dolce di giorno”) i due scrivono assieme una lunga e fondamentale pagina della musica popolare italiana, scalando le classifiche, ottenendo la credibilità anche della critica, e pubblicano canzoni immortali (e innovative, rispetto al panorama tradizionale della canzone nazionale del tempo). Canzoni come “Un’avventura” (che  nel ’69 viene subito eliminata dal Festival di Sanremo), ”Acqua azzurra, acqua chiara”, ”Fiori rosa fiori di pesco" (che nel 1970 gli vale la seconda vittoria consecutiva al Festivalbar), "I giardini di marzo" e "E penso a te” - “Il mio canto libero", che dà il titolo al capolavoro del ’72 e che rimane in testa alle classifiche per 11 settimane.

L'artista reatino ha un'insaziabile voglia di sperimentare, che soddisfa incindendo all'estero e sperimentando nuove sonorità. Dopo la rottura con Mogol, Lucio porterà all’estremo la sua vena sperimentale. Nel 1982 pubblica un disco, “E già”, firmato con la moglie Grazia Letizia (con lo pseudonimo di Velezia), e dal 1986 inizia il sodalizio con l'estro poetico e bizzarro di Pasquale Panella, alle cui parole affianca temi elettronici e atmosfere rarefatte ricche di un notevole arrangiamento ancora piuttosto melodico. I giochi di parole e le raffinate trovate linguistiche, assieme a neologismi e paradossi verbali divengono una costante dell’odierna e ironica ultima produzione. E' il punto più alto della della terza fase Battisti, quella con il poeta Panella.

In questo periodo la cadenza tra un album e l'altro si allunga - con una media di un disco ogni due anni, fino alla scomparsa, avvenuta all’Ospedale San Paolo: le cause della morte non verranno mai comunicate ufficialmente, e al suo funerale a Molteno, sua città di residenza, in provincia di Lecco, saranno ammesse pochissime persone.

La sua eredità musicale non ha conosciuto l'esposizione che in tanti avrebbero desiderato: come noto, la vedova del cantante è rigorosissima nel tutelare l’immagine del marito, impedendo l’uso del suo nome in manifestazioni in tutto ciò che lo riguarda. Ma in epoca di sovraesposizione mediatica permanente, anche postuma, e la vuota retorica che accompagna la perdita di quasi tutti gli artisti di primo piano, anche la discrezione può essere apprezzata. E forse è meglio così, perché con un repertorio così importante costituito da canzoni che a ragione possono essere definite immortali la cosa migliore è che, dopo tutto, sia la sua musica, a parlare. E basta.

LUCIO BATTISTI E' PROTAGONISTA DI 'VIVA L'ITALIA'

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