Claudio Baglioni, oltre l'amore c'è (molto) di più

Claudio Baglioni, oltre l'amore c'è (molto) di più

"Bravo, sì, ma canta sempre canzoni d'amore": troverete sempre qualcuno che, parlando di lui, non potrà fare a meno di dire così. Perché c'è un grande equivoco che grava sull'intera carriera di Claudio Baglioni, uno dei più grandi interpreti e autori che la canzone italiana abbia mai conosciuto, che è quello del disimpegno. L'artista romano - è vero - ha sempre avuto un approccio più intimista e personale rispetto a tanti suoi colleghi - specie se cantautori, specie se coevi e soprattutto specie se romani, ma non si può non ricordare come la voce di "Questo piccolo grande amore" fu tra le primissime star italiane, con il festival O' Scià di Lampedusa, ad affrontare di petto temi che oggi riempiono le prime pagine dei giornali e i testi di rapper impegnati che anagraficamente potrebbero essere suoi nipoti.

La sua forza, tuttavia, sta nell'essere stato capace di non aver patito complessi relativi al suo posizionamento - per così dire - presso il pubblico generalista: Baglioni, a differenza di altri, è sempre stato il fiero cantore dell'amore crepuscolare, quello che non fa parlare i critici - se non anni dopo, a consacrazione già avvenuta - ma fa vendere vagonate di dischi. Ed è per questo se, a quasi mezzo secolo dal suo debutto, Claudio resta ancora uno degli artisti più amati da diverse generazioni di pubblico tricolore.

Figlio di un carabiniere e di una sarta, Claudio Baglioni nasce a Roma il 16 maggio 1951. Dopo aver partecipato a diversi concorsi per voci emergenti e scritto canzoni per altri interpreti (tra i quali Mia Martini, Gigi Proietti e Rita Pavone), nel 1969 ottiene il primo contratto con la RCA, che nel 1970 pubblica il suo primo album e lo propone al Disco per l’Estate e al Festivalbar (con il singolo "Signora mia"). Nel 1972 arriva il primo grande successo con "Questo piccolo grande amore", una canzone che verrà fatta propria da diverse generazioni di italiani.

Da quel momento il cantautore romano infila una serie inarrestabile di canzoni d’amore mandate a memoria (accompagnati dagli inevitabili singalong ai concerti) da legioni di fans: tra queste, "E tu", "Sabato pomeriggio", "Poster", "Solo". Negli anni della contestazione, Baglioni risulta il principale esponente della canzone sentimentale tormentata ma del tutto slegata dalle istanze politiche che presenti invece nelle canzoni della maggior parte di suoi colleghi come Bennato, Guccini, De André e Venditti: curiosamente, Claudio ne pagherà le conseguenze in ritardo, alla fine degli anni ’80.

Dopo aver dominato il decennio con dischi come “Avrai” (dedicata al figlio Giovanni), “La vita è adesso” e dopo essere stato il primo "superospite" italiano fuori concorso a Sanremo ’85 per cantare "la canzone più bella del secolo” ("Piccolo grande amore"), nell’'89 si presenta allo stadio di Torino come rappresentante italiano al concerto "Human rights now”. Sul palco un cast irripetibile: Peter Gabriel, Sting, Bruce Springsteen, Tracy Chapman. Il contesto è quello sbagliato e Baglioni viene fischiato e contestato.

L'artista, tuttavia, si rifarà negli anni successivi, con dischi dove osa, come “Oltre!, che vede la partecipazione di molti nomi illustri della musica internazionale: Paco De Lucia, Pino Daniele, Mia Martini, Youssu N'Dour, Phil Palmer e Tony Levin.

Agli occhi di parte del pubblico generalista Baglioni si riscatta negli anni ’90 grazie alla collaborazione con Fabio Fazio per il programma TV "Anima mia", durante il quale rivisita numerose canzoni e sigle televisive degli anni 70 mettendo in bella mostra la sua cultura musicale e la sua grande ironia.

Gli anni zero proseguono con attività incessante dal vivo (con il ritorno negli stadi), album live, best of e nuovi dischi, sperimentazione di nuovo modelli di distrubuzione (album in solo download, e il progetto “ConVoi”, pubblicata a canzoni singolari su iTunes, nel 2013) e un po’ di sana autocelebrazione, che culmina in "Q.P.G.A.", una edizione arrangiata della canzone che lo ha portato al successo: il progetto consta anche di un film con le musiche del disco del 1972. Nel 2015, il progetto "Capitani Coraggiosi", con Gianni Morandi, che parte da una "residency" romana (con relativo programma TV), canzone inedita, e poi diventa un tour per tutta Italia e un disco dal vivo, in cui i due grandi cantano assieme le proprie canzoni. Poteva, Baglioni, andare oltre la consacrazione? Sì, e l'ha fatto: nel 2018 il cantante romano viene chiamato al teatro Ariston come "dittatore" artistico della sessantottesima edizione del Festival di Sanremo, che farà il boom negli ascolti riconfermandolo - casomai ce ne fosse bisogno - come una delle figure più amate sul panorama musicale degli ultimi quarant'anni.

CLAUDIO BAGLIONI E' PROTAGONISTA DI 'VIVA L'ITALIA'

Dall'archivio di Rockol - presenta il suo Festival di Sanremo
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