Fabrizio De André, l'amico fragile che vivrà per sempre

Fabrizio De André, l'amico fragile che vivrà per sempre

Ci sono cantanti - pochissimi, in tutto il mondo, nella storia della musica moderna - che sono stati capaci di trascendere il loro ambito professionale, quello della canzone, appunto, per andare a occupare, nell'immaginario collettivo, una posizione più grande e più importante. Fabrizio De André, insieme a Bob Dylan e Leonard Cohen, è stato capace di dare dignità letteraria e artistica alla musica registrata in epoca non sospetta, quando ancora quello che si trovava sui dischi era giudicato troppo "pop", troppo basso, per meritare le attenzioni da riservare a un dipinto, a una pièce teatrale o a un romanzo.

La sua eredità artistica è immensa, tale - quasi - da mettere soggezione: nessuno che oggi abbia intrapreso un percorso che possa definirsi da cantautore - anche se a lui, questa definizione, probabilmente sarebbe piaciuta poco - non può non denunciare un enorme debito nei suoi confronti. Nessuno può credere di poter non fare i conti con lui, nel momento in cui si cimenti nel difficilissimo compito di far sposare parole e musica.

Lui, che diversi decenni dopo, mentre era impegnato nell'impari battaglia che l'ha visto lottare contro un male incurabile che lo stava logorando inesorabilmente, si sarebbe ritrovato indicato come deus ex machina della canzone d'autore tricolore, la sua vocazione la scoprì quasi per caso: nato il 18 febbraio 1940 a Genova, Faber sente girare sul giradischi di suo padre il "Valzer campestre" di Gino Marinuzzi, che venticinque anni dopo gli servirà da traccia per la stesura della sua "Valzer per un amore". Nel capoluogo ligure De André frequenta le scuole, poi l'università, ma la sua passione è un'altra: la musica. A sei esami dalla laurea in giurisprudenza Fabrizio abbandona gli studi per assecondare le sue inclinazioni: già buon chitarrista e violinista, Faber inizia a calcare i palchi della sua città, sia con jazz band locali che come solista, riproponendo i classici della canzone francese. E proprio traducendo quel gigante d'oltralpe che era Brassens a De André viene l'idea di scrivere canzoni per conto proprio.

Nel 1958 esce il suo primo disco di De André, un 45 giri contenente due canzoni non sue, "Nuvole barocche" e "E fu la notte". Ma era solo questione di tempo. Quattro anni dopo Fabrizio sposa Puny, una ragazza genovese che lo stesso anno gli dà un figlio, Cristiano, oggi a sua volta musicista e cantante. Intanto escono altri dischi contenenti brani - questa volta suoi - destinati a divenire dei classici: "La guerra di Piero", "La ballata dell'eroe", "Il testamento", "La ballata del Miché", "Via del Campo", "La canzone dell'amore perduto", "La città vecchia", "Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers" (scritta con l'amico Paolo Villaggio) e "La canzone di Marinella", che nel '68 viene incisa da Mina e trasforma De André da autore per pochi intimi ad autore di successo.
Nel 1968 esce per la Belladisc l'album "Volume I", seguito l'anno dopo da "Tutti morimmo a stento" e da "Volume II": i tre dischi raggiungono il vertice delle classifiche di vendita. Nel 1970 esce "La buona novella", tratto dai Vangeli apocrifi. Nel '71 è la volta di "Non al denaro, non all'amore né al cielo", ispirato da "L'antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters. Nel 1973 è la contestazione del '68 a fornire lo spunto per l'ellepì "Storia di un impiegato". Nel 1974, in "Canzoni", Faber torna ai suoi primi amori raccogliendo traduzioni di Brassens, Dylan e Cohen e brani suoi degli anni Sessanta. 
Nel 1975 De André collabora con un collega astro nascente sul panorama cantautorale italiano, Francesco De Gregori, e il risultato è contenuto nell'album "Volume VIII". Segue il primo tour dell'artista, che comincia ad accarezzare il progetto di trasferirsi in Sardegna: acquista a tale scopo la tenuta dell'Agnata, presso Tempio Pausania, dedicandosi all'agricoltura e all'allevamento di animali. Nel 1977 Dori Ghezzi, alla quale Fabrizio si è unito, gli dà una figlia, Luisa Vittoria detta Luvi. L'anno successivo esce l'album "Rimini", le cui canzoni vengono portate in tour con l'ausilio di una band capace di portare il rock italiano all'attenzione del mondo, la PFM. Da quel tour viene pubblicato nel 1979 un doppio album dal vivo. In agosto, a l'Agnata, in Sardegna, lui e Dori Ghezzi vengono sequestrati: la coppia verrà rilasciata dopo quattro mesi. 
L'esperienza del sequestro e la realtà della gente sarda ispirano parte di un album senza titolo che i mass media battezzano "L'indiano", dal dipinto utilizzato per la grafica della copertina. Nel 1984 Fabrizio De Andrè realizza con Mauro Pagani il pluripremiato "Crêuza de mä", che unisce la lingua genovese alle sonorità della tradizione mediterranea. Nel 1989 Fabrizio sposa Dori Ghezzi, mentre nel 1990 esce l'album "Le nuvole": publico e critica accolgono il disco con una plauso unanime, che preluderà un tour in tutto e per tutto trionfale. Nel 1991 esce il doppio live "1991 - Concerti", seguito nel 1992 da un nuovo tour teatrale. Per un nuovo album di De André bisogna aspettare fino al 1996, anno in cui viene pubblicato "Anime salve", che offre a De André il pretesto per un altro importante tour. Nel 1997, esce "Mi innamoravo di tutto", un'antologia che contiene un duetto con Mina, "La canzone di Marinella". Continuano nel frattempo i concerti, che Fabrizio De André deve però interrompere nell'estate del 1998 per motivi di salute. Sono le prime avvisaglie di quel male incurabile che Faber vivrà fino alla fine con grande riservatezza e coraggio.

La fine, appunto: De André muore a Milano nel gennaio del 1999. A marzo la moglie Dori Ghezzi lascia uscire, rispettando la volontà dello stesso Fabrizio, il disco live "De André in concerto", reportage dell'ultimo importante tour del cantautore genovese. Nel 2002, un altro disco live, "In concerto volume II", registrato fra il 1997 e il 1998, rende giustizia anche all’ultima produzione concertistica di Fabrizio De André. La misura di quanto sia incolmabile il vuoto lasciato da Faber nel cuore dei suoi fan e del pubblico tutto la dà la quantità di operazioni discografiche postume: nel 2005 esce "In direzione ostinata e contraria", a cui fa seguito, un anno dopo, "In direzione ostinata e contraria II", entrambe antologie dei suoi successi. E la commozione per la sua scomparsa oltrepassa anche i confini dello Stivale: nel 2011 la London Symphony Orchestra omaggia De André con il disco "Sogno N°1", registrato a settembre agli Abbey Road Studios di Londra, leggendarie sale teatro negli anni delle session di registrazione dei capolavori di Beatles e Pink Floyd. L'amico fragile se n'è andato, ma non verrà mai dimenticato...

FABRIZIO DE ANDRE' E' PROTAGONISTA DI 'VIVA L'ITALIA'

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