Il rock’n’roll maledetto di Gene Vincent (1 / 11)

Il rock’n’roll maledetto di Gene Vincent

Well, be-bop-a-lula she's my baby. È intonando queste parole, tra il nonsense e il canto d’amore, che Gene Vincent - all’anagrafe Eugene Vincent Craddock, nato a Norfolk, Virginia, l’11 febbraio 1935 (morirà il 12 ottobre 1971) – si ritrova scaraventato a tutta velocità ai piani alti dell’edificio del rock’n’roll, che andava irrobustendo la sua identità. Il ricciuto musicista scrive il pezzo nel 1956, quando ha 21 anni, e il suo gruppo sono i Blue Caps. Con il tempo, Vincent, incarnerà sempre più l’ideale ribelle e maledetto di quel genere musicale che lui stesso contribuì a imbastire dando il suo apporto sul finire degli anni Cinquanta.

Quando calca i palchi con le altre due stelle del firmamento rock’n’roll Little Richard ed Eddie Cochran, Gene Vincent è già noto per le sue esecuzioni poco ortodosse, che fanno gridare allo scandalo i rotocalchi. Qualche anno prima di suggellare le dicerie, inaugurando un look di rigorosa pelle nera attillata, il nostro rimane coinvolto in un brutto incidente d’auto insieme a Eddie Cochran e alla sua fidanzata Sharon Sheeley: l’amico e collega perde la vita, Vincent e Sheeley ne escono con alcune fratture. È appena iniziato il nuovo decennio e il musicista ha ancora una lunga strada da fare, che lo vedrà incrociare anche i destini dei Fab Four in due dei luoghi storici del quartetto, Amburgo e Liverpool, dove entrambi si esibiranno.

A questo rocker dal capello brillantinato rivolgiamo il pensiero ricordando i classici che ha lasciato in eredità. 

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