Grammy Awards 2018, il trionfo di Bruno Mars: la cronaca completa della serata

Grammy Awards 2018, il trionfo di Bruno Mars: la cronaca completa della serata

ore 05.10 - L'omaggio live di Chris Stapleton e Emmylou Harris a Tom Petty entra di diritto nel novero dei momenti più toccanti della serata: accompagnandosi solo con le chitarre acustiche, il duo esegue su una pedana posta nel centro della platea un'intensa rilettura di "Wildflowers". Al termine dell'esibizione, sugli schermi in sala appaiono le foto dei grandi della musica scomparsi negli ultimi dodici mesi, come da consolidata tradizione dei Grammy Awards: tra gli altri brani diffusi dagli speaker, non manca "Black Hole Sun" dei Soundgarden in omaggio a Chris Cornell e "Numb" dei Linkin Park in omaggio a Chester Bennington, la cui fotografia chiude tra gli applausi il tributo.
Logic (che al termine del set si condece un appassionato discorso contro ogni forma di discriminazione), Alessia Cara e Khalid si presentano sul palco per eseguire il brano "1-800-273-8255" (il cui titolo è mutuato dal numero della National Suicide Prevention Lifeline, associazione presente sul palco sotto forma di una coreografia composta da persone normali con indosso una t-shirt recante la scritta "You are not alone", "Non sei solo"), prima di lasciare spazio alla premiazione di uno dei titoli più ambiti, quello di "Album of the Year": Bono e The Edge degli U2 consegnano la statuetta ancora una volta nelle mani di Bruno Mars per "24K Magic". Jay-Z e Kendrick Lamar vengono battuti anche in questo frangente. Accettando il premio, Mars ringrazia anche i colleghi in lizza con lui per il titolo. Si chiude così la sessantesima edizione dei Grammy Awards.

ore 04.35 - Ben Platt omaggia Leonard Bernstein con una rilettura dal vivo in chiave acustica di "Somewhere", brano scritto dal compositore di Lawrence, Massachusetts, (insieme al paroliere Stephen Sondheim) per il celebre musical "West Side Story". Patti LuPone - visibilmente commossa al termine del suo set - prosegue nell'omaggio al mondo del musical interpretando "Don't Cry for Me Argentina", uno dei brani più noti di "Evita" scritto da Andrew Lloyd Webber e Tim Rice.
Lo show prosegue poi con SZA, che porta sul palco la sua "Broken Clocks", per poi lasciare la scena ad Alica Keys, chiamata a premiare una delle due categorie più importante dei Grammy Award, quella per il "Record of the Year": vince Bruno Mars con "24K Magic", a discapito di Jay-Z e Kendrick Lamar, entrambi in corsa rispettivamente con ""The Story of O.J." e "HUMBLE.".

ore 04.05 - Sting si presenta sul palco per annunciare il vincitore in una delle categorie più importanti dei Grammy Awards, quella relativa alla "Best Song of the Year": a sopresa Luis Fonsi e la sua "Despacito" restano a bocca asciutta, venendo il premio assegnato a "That's What I Like" di Bruno Mars. A seguire Corden, John Legend, Cher, Snoop Dogg e altri (tra i quali Hillary Clinton) si rendono protagonisti di uno sketch registrato dove offrono letture del libro di Michael Wolff su Donald Trump "Fire and Fury", ipotizzando che l'attuale presidente USA possa un domani vincere un premio nella categoria "Spoken Word", nella quale diversi suoi predecessori sono già stati premiati.
Si torna alla musica suonata con l'esibizione congiunta di Elton John e Miley Cyrus, uno dei momenti dal vivo più attesi della serata: l'estemporaneo duo si esibisce in uno dei classici del pianista e cantante inglese, "Tiny Dancer", sotto gli occhi di un commosso Bernie Taupin, paroliere storico collaboratore di John. L'ex ragazza terribile del pop si presenta sul palco vestita con un abito lungo sfoggiando un atteggiamento molto istituzionale, lontano anni luce da quello che terrorizzava i responsabili di produzione di show in diretta televisiva fino a qualche stagione fa.

ore 03.50 - Janelle Monae propone al pubblico un appassionato discorso sulla piaga delle molestie sessuale alle donne nell'ambito discografico ("Non succede solo a Hollywood, ma anche qui"), prima di introdurre l'esibizione di Kesha, che insieme a Camila Cabello, Cyndi Lauper, Julia Michaels e Andra Day offre al pubblico una versione dal vivo corale di "Praying", brano originariamente inserito nell'ultimo album della cantante californiana, "Rainbow". Le cantanti, su una base di solo pianoforte e coro (alla quale poi subentra una band), si presentano sul palco vestite di bianco, su una scenografia estremamente essenziale. Kesha termina l'esibizione in lacrime, visibilmente commossa. Camila Cabello sale sul palco per ricordare che "questo Paese è stato fatto da sognatori che inseguivano il sogno americano. I miei parenti sono arrivati qui senza un soldo in tasca (...), sono fiera di essere cubana", prima di presentare gli U2: la band irlandese, simbolicamente, si collega (in differita, come già spiegato) da quella che pare Ellis Island, l'isola prospiciente Battery Park presso la quale venivano radunati i migranti in attesa di ammissione su suolo americano che arrivavano via mare a New York, con alle sue spalle la Statua della Libertà, ed esegue "Get Out of Your Own Way".

ore 03.30 - DJ Khaled, Rihanna e Bryson Tiller occupano la scena per eseguire - supportati da una coreografia tra il barocco e il metafisico, "Wild Thoughts". A seguire, viene annunciato il vincitore nella categoria "Best Country Album": a spuntarla è Chris Stapleton con il suo "From A Room: Volume 1". Pochi secondi dopo la premiazione arriva il toccante tributo acustico delle country star Eric Church, Maren Morris e Brothers Osborne alle vittime della tragica sparatoria dello scorso primo ottobre a Las Vegas, dove rimasero uccise 58 persone e altre 800 ferite: l'omaggio alle vittime è sulle note del classico di Eric Clapton "Tears in Heaven".

ore 03.05 - Pink sale sul palco per eseguire "Wild Hearts Can't Be Broken", uno dei brani inclusi nell'ultimo album della cantante americana, "Beautiful Trauma" del 2017. Corden lancia un contributo registrato - uno sketch preparato: il presentatore, insieme a Shaggy e Sting, sale su un vagone della metropolitana di New York. Il trio viene zittito dai passeggeri.
La musica suonata torna protagonista: Cardi B. e Bruno Mars salgono sul palco per eseguire "Finesse". Poco dopo, sulle note di "No Sleep 'Till Brooklyn" dei Beastie Boys viene annunciato dal comico sudafricano Trevor Noah il vincitore nella categoria "Best Comedy Album": a vincere è Dave Chappelle, già coinvolto come parte attiva dello spettacolo nel corso della serata, con "The Age of Spin & Deep in the Heart of Texas". Segue la comparsa sul palco di Sting, che esegue per il pubblico (ovviamente, date le circostanze) una rispettosa versione della sua "Englishman in New York", prima di essere raggiunto sul palco da Shaggy, insieme al quale si cimenta in un medley con "Don't Make Me Wait".

ore 02:40 - E' il momento dell'esibizione di uno dei protagonisti annunciati della sessantesima edizione dei Grammy Awards: Childish Gambino sale sul palco per eseguire la sua "Terrified". Dopo il suo live set, torna sul palco David Chappelle, incaricato di assegnare il premio nella categoria "Best Rap Album": a vincere è ancora lui, Kendrick Lamar, con "DAMN.".

ore 02.25 - Jon Batiste e Gary Clark Jr. salgono sul palco per il loro set in tributo a due padri del rock and roll moderno entrambi scomparsi nel corso dell'anno passato, Chuck Berry e Fats Domino: il duo si lancia nella rilettura dei due classici "Ain't That a Shame" e "Maybellene". Subito dopo Ed Sheeran riceve il premio nella categoria "Best Pop Solo Performance" per "Shape of You".
I riflettori tornano a rivolgersi sui performer: è il momento di Luis Fonsi e Daddy Yankee, che - come da programma - si presentano al pubblico newyorchese (insieme a Zuleyka Rivera) sulle note della super-hit "Despacito". 

ore 02.05 - Lo show riprende con l'esibizione di Sam Smith, che porta sul palco la sua "Pray": terminato il suo set sul palco salgono Kelly Clarkson e Nick Jonas per assegnare il premio nella categoria "Best New Artist". A spuntarla è la cantante canadese di origini italiane Alessia Cara.


Segue il live set dei Little Big Town, che propongono al pubblico una versione dal vivo di "Better Man".

ore 01.30 - Dalla sala principale del Madison Squre Garden di New York ha inizio la cerimonia principale della sessantesima edizione dei Grammy Awards, quella durante la quale avranno luogo le esibizioni dei big coinvolti in veste di performer e le premiazioni delle categorie principali. A presentare il clou della serata di gala è stato chiamato il comico, cantante e conduttore britannico James Corden, già alla guida della passata edizione della "music's biggest night". Le danze le apre Kendrick Lamar, con l'esibizione dal vivo della sua "XXX": la coreografia è militare, con una pattuaglia di ballerini in tenuta da combattimento schierati sul palco dietro al quale sventola - sugli schermi - una grande bandiera americana. Il rapper di Compton viene raggiunto sul palco da Bono e The Edge degli U2, che hanno collaborato alla registrazione in studio del brano. Dopo l'intervento di David Chapelle, Lamar prosegue nel suo set proponendo al pubblico una versione dal vivo delle sue "DNA" e "King's Dead".


Corden prende la scena e introduce alla platea Lady Gaga, che - insieme a Mark Ronson, accompagnandosi solo con il pianoforte e la chitarra acustica - esegue dal vivo "Joanne", per poi proseguire con "Million Reasons", sulla quale interviene la band e l'orchestra.
John Legend e Tony Bennett prendono la scena per premiare il vincitore nella categoria "Best Rap/Sung Performance", che vede trionfare "Loyalty" di Kendrick Lamar in collaborazione con Rihanna. Il rapper torna sul palco per ritirare il premio con la popstar originaria di Barbados.

ore 23.55 - Sul palco salgono i possenti Body Count di Ice-T, che eseguono dal vivo una versione muscolare - e polemica nei confronti delle violenze commesse dalla polizia americana ai danni dei cittadini statunitensi - della loro "Black Hoodie", dal recente album "Bloodlust" del 2017: si apre il treno di premiazioni dedicate alle categorie consacrate al rock, e il primo premiato è nientemeno che il gigante della canzone d'autore nordamericana scomparso nel 2016 Leonard Cohen, che nella categoria "Best Rock Performance" batte, con la sua "You Want It Darker", Chris Cornell (in lizza con "The Promise") e Foo Fighters (presenti con "Run"). I Mastodon (presenti in sala, che ringraziano Judas Priest e Black Sabbath), con "Sultan's Curse", si aggiudicano la statuetta nella categoria "Best Metal Performance", mentre il premio come "Best Rock Song" va ai Foo Fighters (non presenti in sala) con "Run". "A Deeper Understanding" dei War On Drugs (non presenti in sala) va il premio nella categoria "Best Rock Album", mentre "Sleep Weel Beast" dei National viene premiato nella categoria "Best Alternative Music Album".


Si passa alle categorie dedicate all'r'n'b, e Bruno Mars (non presente in sala), si porta a casa il premio "Best R&B Performance" per "That's What I Like". Uno dei papabili protagonisti dei Grammy 2018, Childish Gambino, conquista grazie a "Redbone" il premio nella categoria "Best Traditional R&B Performance": Bruno Mars - insieme ai suoi autori Christopher Brody Brown, James Fauntleroy, Philip Lawrence, Jeremy Reeves, Ray Romulus e Jonathan Yip - replica, grazie a "That's What I Like", vincendo nella categoria "Best R&B Song". The Weeknd, con "Starboy", si aggiudica il premio nella categoria "Best Urban Contemporary Album": in quella riservata al "Best R&B Album" la spunta ancora una volta Bruno Mars con "24K Magic". Kendrick Lamar, uno dei protagonisti annunciati dell'edizione 2018 degli "Oscar della musica", con "HUMBLE" sbaraglia la concorrenza nella categoria "Best Rap Performance": il rapper di Compton raddoppia vincendo anche nella categoria "Best Rap Song" grazie alla title track del suo ultimo album.

Nella categoria "Best Country Solo Performance" a spuntarla è Chris Stapleton con "Either Way". Sempre Chris Stapleton (con il coautore Mike Henderson) si aggiudica il premio nella categoria "Best Country Song" con "Broken Halos", mentre i Little Big Town vincono grazie a "Better Man" il premio nella categoria "Best Country Duo/Group Performance".

Portugal. The Man, grazie a "Feel It Still", batte Luis Fonsi, Chainsmoker e Coldplay nella categoria "Best Pop Duo/Group Performance", mentre l'album celebrativo "Tony Bennett Celebrates 90" - spuntandola su una concorrenza formata da, tra gli altri, Bob Dylan e Michael Bublé - si aggiudica il premio nella categoria "Best Traditional Pop Vocal Album". Come "Best Pop Vocal Album" "Divide" di Ed Sheeran non lascia speranze agli altri concorrenti che rispondono ai nomi di Coldplay, Lana Del Rey, Lady Gaga, Imagine Dragons e Ke$ha. Infine, non poteva mancare un riconoscimento a Greg Kurstin, recente collaboratore di Foo Fighters, Sia, Liam Gallagher e Beck, che si porta a casa il premio come "Producer of the Year, Non-Classical". Si chiude in perfetto orario la Premiere Ceremony: l'appuntamento è tra due ore, alle 2 (ora italiana) di lunedì 29 gennaio, per la cerimonia di premiazione nella categorie maggiori dei Grammy Awards 2018.

ore 23.20 - Zack Brown viene chiamato a premiare i vincitori nella sezione dedicata al blues e alla roots music, e si inizia subito alla grande: nella categoria "Best American Roots Performance" a conquistare il premio sono gli Alabama Shakes con "Killer Diller Blues", che battono - tra gli altri - i Blind Boys of Alabama con "Let My Mother Live". Jason Isbell, con "If We Were Vampires", vince il Grammy nella categoria "Best American Roots Song" e in quella "Best Americana Album", grazie all'album registrato coi 400 Unit "The Nashville Sound" (battendo i concorrenti Gregg Allman e Iron & Wine). Gli Infamous Stringdusters si portano a casa il trofeo nella categoria "Best Bluegrass Album": il "nostro" Fabrizio Poggi non ce la fa, ma cede il passo a dei veri e propri giganti, i Rolling Stones, che (ovviamente non presenti in sala) conquistano il premio nella categoria "Best Traditional Blues Album" grazie al loro recente "Blue & Lonesome". Taj Mahal e Keb' Mo', ancora freschi di esibizione, vengono richiamati sul palco per ritirare il premio nella categoria "Best Contemporary Blues Album" per il loro album congiunto "TajMo".

Aimee Mann (non presente in sala) si aggiudica il trofeo nella categoria "Best Folk Album" per "Mental Illness" (battendo, tra gli altri, Laura Marling e Cat Stevens/Yusaf), mentre i Lost Bayou Ramblers, con il loro "Kalenda", la spuntano nella categoria "Best Regional Music Album".
Damian Marley (non presente in sala), uno dei figli del re del reggae Bob, grazie a "Stony Hill" si porta a casa il trofeo nella categoria "Best Reggae Album", mentre il gruppo corale sudafricano dei Ladysmith Black Mambazo si aggiudica la statuetta nella categoria "Best World Music Album" grazie a "Shaka Zulu Revisited: 30th Anniversary Celebration", battendo, tra gli altri, i maliani Tinariwen, in lizza con "Elwan".

ore 22.55 - Dopo una parentesi dedicata alle premiazioni delle categorie riservate alla musica classica, sul palco sale - per eseguire dal vivo "Moaning" - la jazz singer Jazzmeia Horn, in gara nella categoria "Best Jazz Vocal Album" con "A Social Call". Si passa quindi alla premiazione del "Best Improvised Jazz Solo", che vede il fuoriclasse delle sei corde John McLaughlin (che ritira il premio in persona, e dice: "Vincere un Grammy alla mia età è un miracolo") trionfare sulla concorrenza grazie a "Miles Beyond" (incluso nell'album "Live at Ronnie Scott's" registrato coi 4th Dimension). Il premio come "Best Jazz Vocal Album" va a Cécile McLorin Salvant per "Dreams and Daggers", mentre quello come "Best Jazz Instrumental Album" se lo aggiudica Billy Childs con il suo "Rebirth". Alla Christian McBride Big Band viene assegnato, per "Bringin' It", il premio nella categoria "Best Large Jazz Ensemble Album". Il trofeo come "Best Latin Jazz Album" se lo aggiudica il Pablo Ziegler Trio per il disco "Jazz Tango".
Nella categoria "Best Gospel Performance/Song" si aggiudicano il premio Dwan Hill e Alvin Love III in qualità di autori di "Never Have to Be Alone" di CeCe Winans. Sempre la cinquantatrenne cantante di Detroit si aggiudica il premio nella categoria "Best Gospel Album" grazie al suo "Let Them Fall in Love": il premio viene ritirato sempre da Dwan Hill e Alvin Love III. A Reba McEntire, per "Sing It Now: Songs of Faith & Hope", viene assegnato il premio nella categoria "Best Roots Gospel Album". Il treno di premiazioni viene chiuso dall'esibizione congiunta di Taj Mahal e Keb' Mo' sulle note di "Diving Duck Blues": si apre la tranche di premiazioni dedicata alle dodici battute, dove in corsa nella categoria "Best Traditional Blues Album" c'è anche il nostro connazionale Fabrizio Poggi.

ore 22.15 - India.Arie interrompe il treno delle premiazioni eseguendo dal vivo - accompagnata dalla sola chitarra acustica e da dall'orchestra di Shaffer - la sua "I Am Light" (dall'album "Songversation" del 2013). Si torna ai trofei con un nome di spicco: Shakira (non presente alla cerimonia) si aggiudica, per il suo "El Dorado", il premio nella categoria "Best Latin Pop Album".

Nella categoria continua "Best Latin Rock, Urban or Alternative Album" ad avere la meglio è Residente con il suo album omonimo. Aida Cuevas con "Arrieros Somos – Sesiones Acústicas" si aggiudica il premio nella categoria "Best Regional Mexican Music Album (Including Tejano)". Il premio come Best Tropical Latin Album viene assegnato a Rubén Blades con Roberto Delgado & Orquesta per l'album "Best Tropical Latin Album".
Alla scomparsa Carrie Fisher, la principessa Princess Leia di "Guerre Stellari", viene assegnato (postumo, per il suo "The Princess Diarist") il premio nella categoria "Best Spoken Word Album", dove era in gara anche Bruce Springsteen con "Born to Run". Al cast di "Dear Evan Hansen" viene assegnato il premio nella categoria "Best Musical Theater Album". Come "Best Compilation Soundtrack for Visual Media" ad avere la meglio è la colonna sonora del fortunatissimo "La La Land": a ritirare il premio sono i produttori dell'album Marius de Vries e Justin Hurwitz: sempre "La La Land" si aggiudica anche il Grammy nella categoria "Best Score Soundtrack for Visual Media", grazie alla colonna sonora composta da Justin Hurwitz.
Al film di Damien Chazelle non riesce però il triplete: nella categoria "Best Song Written for Visual Media", dove pure "La La Land" era in lizza con "City of Stars", sempre di Hurwitz, a vincere è "How Far I'll Go" di Lin-Manuel Miranda (non presente in sala), scritta per il film "Oceania".
Peter Kater, con Dancing on Water, batte Brian Eno nella categoria "Best New Age Album": subito dopo la premiazione, sale sul palco l'ensemble vocale per un'esecuzione dal vivo di un medley che include anche la celebre "Ave Maria" di Schubert.

ore 21.50 - Il documentario diretto da Allen Hughes "The Defiant Ones" si aggiudica la palma come "Best Music Film": Arturo O'Fallin, con "Three Revolutions", vince nella categoria "Best Instrumental Composition", mentre John Williams si aggiudica per "Escapades for Alto Saxophone and Orchestra" la palma nella categoria Best Arrangement, Instrumental or A Cappella. Randy Newman, con "Putin", si aggiudica il premio come "Best Arrangement, Instruments and Vocals". Nella categoria "Best Recording Package" la vittoria viene assegnata ex aequo a Claudio Roncoli e Cactus Taller per "El Orisha de la Rosa" e Sasha Barr, Ed Steed e Josh Tillman per la deluxe edition di "Pure Comedy" di Father John Misty.
Nella categoria "Best Boxed or Special Limited Edition Package" hanno la meglio Lawrence Azerrad, Timothy Daly e David Pescovitz per "The Voyager Golden Record: 40th Anniversary Edition", mentre il premio come "Best Album Notes" viene assegnato a Lynell George per il contributo scritto inserito sul booklet di "Live at the Whisky a Go Go: The Complete Recordings".
Il disco dedicato ai lavori di Glenn Gould sull'opera di Bach "The Goldberg Variations – The Complete Unreleased Recording Sessions June 1955" vince nella categoria "Best Historical Album". Seppure non direttamente - la stauetta viene consegna ai suoi tecnici del suono Shawn Everett, Joseph Lorge e Patricia Sullivan, Bruno Mars porta a casa il premio come "Best Engineered Album, Non-Classical" con il suo "24K Magic". Un altro nome importante viene chiamato in causa nella categoria "Best Remixed Recording, Non-Classical": ad avere la meglio è il lavoro di Dennis White per il remix di "You Move" dei Depeche Mode.
"Early Americans" di Jane Ira Bloom si aggidica il premio come Best Surround Sound Album: ritirano il premio i tecnici del suono Jim Anderson e Darcy Proper.

ore 21.30 - Dopo una breve (e divertente) introduzione di Shaffer ("Avete 45 secondi per ritirare il premio e fare il vostro discorso, e il cronometro partirà da quando il vostro nome verrà annunciato") si passa alle premiazioni. La prima categoria è quella di "Best Dance Recording": a vincere sono gli LCD Soundsystem con "Tonite". A ritiare era atteso James Murphy, che tuttavia non si presenta. Nella categoria "Best Dance/Electronic Album" il premio viene assegnato a "3D - The Catalogue" dei Kraftwer, anche loro assenti, mentre la palma di Best Contemporary Instrumental Album se la aggiudica Jeff Lorber con "Prototype". Kendrick Lamar conquista il primo premio della serata - grazie a "HUMBLE" - nella categoria "Best Music Video".

ore 21.00 - Al Theater del Madison Square Garden - uno spazio separato dalla sala principale del palazzetto newyorchese dove verranno assegnati i premi nelle categorie principali, a partire dalle 3 (ora italiana) di lunedì 29 gennaio - ha preso il via la sessantesima edizione dei Grammy Awards, gli "Oscar della musica" americani istituiti dalla National Academy of Recording Arts and Sciences. Durante la "Premiere Ceremony", la sezione dello show un tempo chiamata pre-telecast che non viene trasmessa in diretta televisiva dalla CBS, vengono assegnati 70 premi degli oltre 80 previsti dai produttori della serata - i restanti, quelli nelle categorie maggiori, verranno assegnati durante la porzione principale della serata, che prenderà il via intorno alle due, ora italiana. La prima sezione dello show sarà condotta da Paul Shaffer, il band leader noto al grande pubblico per le sue partecipazioni a show televisivi popolarissimi come il Saturday Night Live e il David Letterman Show.

"Torniamo dopo 15 anni sulla east coast, l'organizzazione dei Grammy porterà a New York incassi per oltre 2 milioni di dollari. Qui sono nati diversi stili di musica, e artisti che non sarebbe sbagliato definire iconici: logico essere qui, quindi, essere qui nell'iconico Madison Square Garden, nell'iconica New York City", ha dichiarato John Poppo della Recording Academy nel discorso inaugurale: "Abbiamo l'pportunitò di rendere il mondo un posto migliore, e la musica è la linfa vitale dell'umanità", ha spiegato Poppo, illustrando le attività benefiche dell'associazione.

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