NEWS   |   Italia / 21/01/2005

'Bula Bula', l'isola felice di Mina: 'Lontana dai media, vicina al pubblico'

'Bula Bula', l'isola felice di Mina: 'Lontana dai media, vicina al pubblico'
“E’ davvero difficile scovare dodici belle canzoni da inserire in un album, come sanno tutti quelli che comprano i Cd per pentirsene poco dopo. Anche stavolta pensiamo di esserci riusciti, alla fine”. Il disco di cui si parla è la nuova collezione di inediti di Mina, “Bula Bula”, da oggi, venerdì 21 gennaio, nei negozi (il titolo fa riferimento ad un’immaginaria isola rifugio in cui proteggersi dalle brutture del quotidiano). E chi lo spiega e commenta è come sempre Massimiliano Pani, portavoce (nonché arrangiatore di fiducia) della Gran Madre.
Altra tradizione rispettata, le dodici canzoni portano firme di nomi noti e (semi)sconosciuti, gli Alex Britti con le Maria Enrica Adolfi, i Marzio Sandro Biancolino con i Piero Cassano, i Tullio Pizzorno con il poeta Roberto Roversi. “Tutti nell’ambiente sanno che mia madre ascolta tutto quel che le viene recapitato, mi viene in mente Vasco Rossi tra i pochi altri che lo fanno. Pezzi come ‘Portati via’ e ‘Fragile’ sono arrivati così. Mina riceve oltre 3 mila Cd all’anno, e in mezzo alle cose terribili ci sono anche i gioielli. Stavolta, a fine luglio, avevamo in mano una ventina di pezzi, ma poi ne sono arrivati altri che meritavano di essere incisi: quelli finiti sul disco, come sempre, li ha scelti lei e soltanto lei, sono i suoi preferiti”. E gli "scarti", che fine fanno? “In genere le cose buone non le buttiamo via, anche se quando ci si rimette mano l’arrangiamento spesso è da rifare perché intanto è invecchiato. A volte, anzi, lasciare un lavoro in sospeso stimola il processo creativo e porta a un risultato migliore. L’idea di partenza era chiara, dopo il disco di classici napoletani stavolta volevamo un album di canzoni dalle sonorità marcatamente pop, rock e r&b”. Unica eccezione, e unico brano edito (ma in realtà sono due: in fondo, come “traccia fantasma” non segnalata in copertina, si annida una versione funky-dance della classicissima “Fever” portata al successo da Peggy Lee e tanti altri) è “La fin des vacances” di Henri Salvador, cantata in francese sul testo originale di Boris Vian. “E’ uno dei pezzi che faranno parte della colonna sonora del primo film di Ale & Franz”, spiega Pani, “e il bello è che glieli abbiamo consegnati a pellicola ancora da ultimare. Così hanno finito per fornire spunti alla sceneggiatura: proprio le note della canzone di Salvador, come in un film muto, scandiscono nel film una tipica giornata di Franz, con effetti esilaranti. Loro sono persone deliziose e sensibili e siamo stati contenti di avere collaborato con due debuttanti, invece di infilarci nel solito film a grosso budget puramente per motivi di marketing”.
Un nuovo disco di Mina, e questo non fa eccezione, mette in vetrina un’intera squadra di validi professionisti: autori, parolieri, e anche musicisti (stavolta c’è anche Faso, il bassista di Elio e Le Storie Tese). “Quando si fa un disco di inediti trovare i musicisti è più difficile che per un album di standard, bisogna selezionare quelli più adatti al colore e all’atmosfera di ciascuna canzone. Questa volta, per esempio, ci siamo rivolti a Roberto Vernetti perché dà una sonorità particolare ai pezzi che tratta. E c’è un giovane chitarrista milanese, Luca Meneghello, che ha suonato in tutti gli stili, rock, jazz e funk. L’Italia è un serbatoio di musicisti straordinari, e noi siamo stati i primi a usare nel pop gente come Danilo Rea e Maurizio Giammarco. Oggi per fortuna lo fanno anche altri, e in Francia sono diventati delle star”. Non si rischia l’artificio, con questo collage caleidoscopico di menti, di mani, di suoni? “La ricerca della perfezione assoluta era un atteggiamento tipico degli anni ’90, ma così si rischia di fare un prodotto fragile, persino stucchevole. Noi cerchiamo di restare fedeli, il più possibile, all’esecuzione dal vivo, per esempio facendo eseguire ad ogni strumentista la parte strumentale intera, tutta in una volta. E poi Mina arriva in studio all’ultimo momento, registra tutto in un pomeriggio, fa due take di ogni brano giusto per sicurezza e se ne frega delle imperfezioni. Se la ascoltate in cuffia, vi accorgerete che nel ritornello di ‘Portati via’ mia madre ha il classico ‘raspino’ in gola. Ma ha voluto tenerla così”. Esperto di artifizi sonori e dei segreti della registrazione, Pani si dichiara ignaro, invece, dei significati reconditi della copertina di “Bula Bula”, dove la Cantante è ritratta sullo sfondo di un tramonto africano a far da guida ad un elefantino, la sua lunghissima treccia annodata con la proboscide dell’animale. “Dovreste chiederlo a Mauro Balletti, che ne è l’autore. Ma sono sicuro che il tema del capobranco, e della figura femminile dominante, è stato centrale alla realizzazione”. Si prolunga in dettagli, invece, se gli si chiede della politica di vendita on-line del disco, disponibile in contemporanea su tutti i maggiori portali e “negozi digitali” nazionali, e delle intenzioni di usare il sito della cantante, www.minamazzini.com, come veicolo di diffusione di chicche e rarità destinate ai fan duri e puri. “Vogliamo essere ovunque è possibile essere, nel mondo di Internet, per questo non facciamo distinzioni e non ci interessano le esclusive. Sono tre anni che insisto perché questo avvenga, ma la Sony (distributore del disco) era sempre stata restìa: dopo il merger con BMG, per fortuna, le cose sono cambiate. Col tempo, vogliamo che gli album di Mina, nuovi e antichi, siano disponibili sui siti di tutti i maggiori digital retailer italiani. Al sito ufficiale riserveremo invece le rarità, i lati b da tempo fuori catalogo, le alternate take, i pezzi oscuri in lingue straniere o utilizzati solo per gli spot. Ci sono cose molto belle fatte dal vivo per Radio Rai, per esempio, che sarebbe bello utilizzare. E poi Mina ha inciso più di 1000 canzoni, un caso quasi unico al mondo, e dunque il materiale non manca. Stiamo ancora cercando il partner giusto che gestisca software e vendite, e non è facile convincere gli altri titolari dei master, che spesso pensano ancora in modo tradizionale. Con quali risultati si è visto, purtroppo: compilation magari belle come il primo volume della ‘Platinum collection’ ma tutte uguali tra loro, grandi dischi svenduti in edicola a 7,9 euro e bruciati per sempre. Troppi crimini sono stati perpetrati, ultimamente, nel nome dell’obbligo di fare fatturato. Noi faremo uscire le cose col contagocce, Internet ci permette di metterle a disposizione una per una senza obbligare nessuno a sobbarcarsi la spesa di un album intero pieno di cose che non desidera. Quello è il modo di operare delle case discografiche, è sempre stato così. Ma è certo che quando sono lasciati liberi di fare come vogliono gli artisti fanno diversamente. Ci voleva coraggio a pubblicare un disco come ‘Dalla terra’, tutto musica sacra: eppure la gente lo ha capito e ha premiato la sua credibilità artistica”. Ci crede molto, la famiglia Mazzini/Pani, nelle sorti magnifiche e progressive della Rete. “Mia madre l’ha dimostrato con il famoso Webcast di Wind, e forse era troppo presto. Ma Internet è davvero uno strumento di libertà creativa, non impone altri vincoli che quelli tecnici e di diffusione. Mia madre potrebbe servirsi del sito, ad esempio, per riproporre e suggerire certi brani del suo repertorio, magari quelli meno famosi, spiegando il perché delle sue scelte. Molto meglio, sono d’accordo con lei, che tornare in televisione, come molti le chiedono di fare: a parte che in televisione, in un modo o nell’altro, è onnipresente con i filmati di repertorio. Il fatto è che la TV è cambiata, da quando la faceva mia mamma: allora avevi autori come Soldati, registi preparati che arrivavano dal teatro, partner come Sordi o Walter Chiari. Si parlava tutti la stessa lingua, e questo oggi non succede più. Ci sono altre logiche, altri imperativi a cui rispondere: è la stessa cosa che succede a Sanremo, dove quelli che hanno voce in capitolo sono l’assessore di turno o il comandante dei vigili del fuoco”. Niente Tv, niente promozione, come sempre. “E agli inizi”, ricorda Pani, “la scelta le è costata parecchio: rotture di contratti, minimi garantiti negati, ostruzionismo da parte di gente che se l’è legata al dito. Ci hanno fatto seminari e tesi di scienza della comunicazione, sul gran rifiuto di Mina. Hanno teorizzato quel che lei ha fatto d’istinto…”… E niente apparizioni pubbliche. Come sempre, alle presentazioni di un suo nuovo disco, salta fuori puntuale la domanda: proprio impossibile che ritorni ad esibirsi dal vivo? “No, credo che non se la senta”, dice Massimiliano. “Lo ha fatto per tanti anni. E allora, con i locali da 2 mila posti al massimo, ci si esibiva per 250 serate all’anno per soddisfare le richieste. Che potrebbe fare, oggi, un concerto allo stadio? Si perderebbe tutta la magia della sua musica, legata ad un filo di voce, a un sussurro, a un’emozione. Per questo l’iniziativa con Wind, per questo il Dvd: mia madre voleva aprire una porta ai fan sul suo quotidiano, stabilire un contatto. Riceve migliaia di lettere da gente di tutto il mondo, molti che commentano i suoi dischi, altri che le raccontano delle storie. Il pubblico ha trovato un modo di comunicare con Mina, sono i media semmai a farsene un problema”. Tra i prossimi progetti di Mina c'è anche un album di cover. "Vorremmo fare una serie di songbook dedicati ai grandi autori della canzone americana del Novecento", ha spiegato Pani. "Dalla parte del jazz".
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