Michele Mondella: il ricordo di Massimo Bassoli, Marinella Venegoni, Paolo Biamonte ed Ernesto Assante

Michele Mondella: il ricordo di Massimo Bassoli, Marinella Venegoni, Paolo Biamonte ed Ernesto Assante

Per ragioni banalmente geografiche – io a Milano, lui prevalentemente a Roma – non ho frequentato molto Michele Mondella. Ma ogni incontro, sia di persona sia, più frequentemente, per telefono o per email, era caratterizzato da una cordialità (non oso dire da un’amicizia) inusuale, da una familiarità che non era abituale nelle relazioni con gli uffici stampa. Ma non saprei scrivere su di lui più di questo, salvo aggiungere che la notizia della sua repentina scomparsa mi ha colpito molto profondamente, mi ha addolorato sinceramente, e mi ha fatto ripensare con nostalgia e rimpianto ai tempi in cui le cose, nel nostro mondo, erano più semplici e meno social, più umane e meno aziendali.

Mi segnala Alfredo Marziano, al quale ieri sera ho dato la brutta notizia, che solo pochi giorni fa, il 18 gennaio, sul Facebook della sua Midas era comparso un post che diceva: “Grandi sfide e tante novità per il 2018”. Caro Michele, almeno è bello sapere che avevi tanti progetti per il futuro. E spero non ti dispiaccia se per ricordarti come meriti ho chiesto aiuto a un comune amico che, come me, ti ha stimato e ti ha voluto bene. Grazie di tutto.

Franco Zanetti

 

Posso dire di aver veramente conosciuto Michele Mondella quando mi organizzò un’intervista con Francesco De Gregori in un noto bar del quartiere Prati a Roma. Ero ancora un “penna a sfera”, ma per qualche motivo lo ispiravo al punto di rischiare una figuraccia con il “suo” artista. “A’ Bassoli, me raccomando che Francesco non è uno stupido” mi disse all’inizio con la sua inconfondibile voce un po’ roca, un po’ forzata con l’accento romano ma le declinazioni complete. Durante tutta l’intervista annuiva alle distratte sentenze dell’Artista, ed ogni tanto alle mie domande. Senza dire una parola, solo con il movimento della testa e delle mani, guidò quell’intervista. Glielo vidi rifare tante altre volte, a Sanremo, alle conferenze stampa, negli uffici della BMG. Più che un discografico Michele Mondella era un operatore culturale, uno che alla musica italiana, e in particolare ai suoi cantautori, ha dato la fierezza di resistere in un’epoca, gli anni Settanta, in cui era difficile avere i favori della stampa specializzata se non parlavi inglese e non venivi da oltremanica o dalla California. Si è sempre battuto per gli artisti italiani e il loro valore con feroce fideismo: l’opposto della sua natura, che lo presentava agli altri sempre mite e gentile, spesso schivo. E’ stato uno dei due “Michele” – entrambi romani - che, con buona pace di tanti amministratori delegati ed executive milanesi, hanno fatto la discografia italiana, hanno indirizzato, guidato, stimolato moltissimi artisti italiani, creato l’interesse per questo o quello - anche qualche straniero - a seconda delle direttive aziendali e, soprattutto, delle loro intuizioni. Non aveva nulla da invidiare, per capacità e visione, alle leggende che il mondo della musica annovera nel suo Olimpo. Chris Blackwell, Richard Branson, Ahmet Ertegun e Clive Davis non avrebbero avuto nulla da insegnare a Michele Mondella. Ha annusato gli artisti, li ha seguiti, difesi e valorizzati contro l’ignoranza degli operatori, i pregiudizi dei colleghi e il paralizzante status quo. Non è diventato ricco come i suoi colleghi stranieri, questo no, ma non per colpa sua. Anzi, questa circostanza dà la certezza che la sua era tutta sincera passione. In Italia la meritocrazia non è monetizzabile: non lo era allora, agli albori della discografia, non lo è oggi, al suo crepuscolo.

“Bassoli, lo sapevo che non mi sbagliavo. Mo’ non me lo umiliare, dagli uno spazio importante” mi disse a Piazza Mazzini alla fine di quell’intervista con De Gregori. Non sapevo che quel gentile sorriso avrebbe continuato per decenni a illuminare il cammino nella mia professione. Questo era Mondella, uno sempre uguale a se stesso, sempre lucido e sempre con una visione.

Ciao Miche’, stavolta il pezzo l’ho scritto su di te, come non avresti voluto, ma tutto il mondo musicale italiano te lo deve.

Massimo Bassoli

Leggi qui il ricordo di Marinella Venegoni pubblicato su Lastampa.it.

Leggi qui il ricordo di Paolo Biamonte pubblicato su ANSA.it.

Leggi qui il ricordo di Ernesto Assante pubblicato sul blog Media-Trek di Repubblica.it.

 

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