Francesca Michielin racconta ‘2640’ in una AlbumStory su TIMMUSIC

Francesca Michielin racconta ‘2640’ in una AlbumStory su TIMMUSIC

La cantautrice di Bassano del Grappa ha presentato il suo ultimo lavoro discografico, “2640”, nell’AlbumStory di TIMMUSIC che vi proponiamo. Raccontando il disco, Francesca Michielin si è addentrata nei brani della terza fatica solista che porta la sua firma, insieme a quella di Calcutta, Cosmo, Tommaso Paradiso e Dario Faini, che hanno collaborato con Michielin.

L’artista entra nel vivo delle tracce, a partire dal singolo apripista “Vulcano”: “È un modo di dire proprio che io sono questo, mi sento un vulcano, dimenticate ciò che sapete o che credete di sapere su di me, perché "Vulcano" è qualcosa di completamente viscerale, magmatica, deriva da un sentimento di rabbia che ho provato ed infatti c’è tutta la grinta ed energia”, illustra la cantautrice. Su una simile linea d’onda sta "Comunicare", “il manifesto programmatico di 2640”. Per un disco costruito in buona parte sui simboli, se uno di essi è il vulcano, la sua controparte è il mare, che entra nel titolo di un altro dei singoli estratti, “Io non abito al mare”: “È un brano d’amore fortissimo, ma che racconta situazioni quotidiane, quelle comuni, quelle che sono capitate un po’ a tutti, quando ci si ritrova in una situazione caotica ma si vuole però dire qualcosa di importante”, spiega. Francesca spazia tra diverse tematiche in un disco che presenta come un viaggio: c’è l’amore, come in “Scusa se non ho gli occhi azzurri” – “è il primo brano che ho scritto per il disco ed è proprio quella fase dell’amore in cui finisce tutto miseramente” - e in “Due Galassie” – “una canzone che parla di un amore che ho avuto nel periodo del liceo”-; lo sport, una delle grandi passioni dell’artista, che fa capolino su tutte in “Alonso”; la famiglia, come in “Noleggiami ancora un film”, che Francesca presenta come “un brano un po’ vintage”. 

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Tra le collaborazioni che hanno contribuito a forgiare “2640” la cantautrice ricorda alcuni episodi. Uno di questi è legato al brano “Tropicale”: “Eravamo in studio io, Edoardo-Calcutta e Dario Faini a provare a scrivere qualcosa in tre, ma non è uscito veramente qualcosa di definito. Edoardo ha poi avuto un'illuminazione e ha deciso di volermelo regalare: il brano era un reggaeton cantato da lui. Io e Dario abbiamo provato a fare di questo brano una ballad, solo di piano ed archi”. Quanto a un altro dei nomi del panorama indie italiano coinvolti nel disco, Tommaso Paradiso, Francesca spiega che “E se c’era…”, scritta dalla voce dei Thegiornalisti e da Dario Faini, è stata scritta da Paradiso in uno dei giorni in cui era passato in studio. La canzone gli era sembrata perfetta per Francesca: “Il pezzo mi è piaciuto subito e quando ci siamo sentiti, abbiamo deciso che sarebbe finito in questo disco”, racconta lei.

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Se “2640” è l’altitudine esatta di Bogotà, capitale della Colombia, uno dei brani del disco, “Bolivia”, guarda invece parecchio più a sud, e Michielin lo racconta così: “Bolivia è il primo brano che mia madre ha ascoltato, ne era completamente impazzita. Ricordo che è stata la prima volta che mia madre ha pianto, dall’inizio alla fine, per un mio pezzo piano e voce. Le è piaciuto molto”. A chiudere concettualmente, anche se non cronologicamente, l’album sembra essere "Tapioca": È una canzone che dice grazie e loda tutte le cose. È veramente speciale: all’interno c’è tutta la mia vita e la comunità multiculturale in cui sono cresciuta”.

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