Sfera Ebbasta, la recensione del disco, i commenti su Facebook. Risponde il direttore di Rockol.

Sfera Ebbasta, la recensione del disco, i commenti su Facebook. Risponde il direttore di Rockol.

Venerdì 19 gennaio alle 17,24 abbiamo postato su Facebook la recensione del disco di Sfera Ebbasta “Rockstar”, scritta per Rockol da Claudio Todesco. Nel giro di un’ora la nostra pagina Facebook è stata invasa da commenti, molti dei quali offensivi, dei quali vi incollo qui sotto una selezione:

Giuseppe Intorre:
Ebbasta lo diciamo noi, rocchit! Se volevamo leggere di rapper cresciuti a pizza e pastasciutta ci leggevamo rollingstonz, mica destinavamo il nostro tempo prezioso qui, perdio!

Mauro Benzi:
Vergognatevi a dare spazio a sto coglione. Siete anche voi complici e colpevoli della decadenza musicale che gira in sto periodo.

Fabio Mascelloni:
Ma capiteli, per portare il pane a casa devono esaltare anche lammerda. L'ha fatto anche Rolling Stone Italia.

Luca Salvatore:
Siete talmente alla frutta che pur di racimolare qualche like in più vi abbassate a sti livelli.

Phil Skøld:
Date troppo spazio alla merda, se lui è una rockstar Hitler è il Dalai Lama...

Alessandro Vanzo:
Fate cagare piu' di sto figlio del deboscio! Siete diventati come una testata settimanale, tranne che lì almeno qualche figa si vede...

Di Michele Luciano:
Rockol vi stimo molto, ma in questo caso do ragione ai tanti commenti negativi, ci sono artisti molto più' bravi da supportare.

Alessandro Ricevuto:
E con questa, posso andare a rimuovere il mio like alla pagina. Buon proseguimento.

Sam Toscano:
Ma pure voi esaltate sta monnezza?? Speechless

Marco Mancinelli:
Ridicoli ebbasta. Marchettari senza pudore.

Stefano Cecchini:
Ma che è sta merda? Non avete altro di cui parlare?

Bruno Tettè:
Rockol????? Evidentemente state scadendo

Alessandro Cassandrin:
Tolgo il like alla pagina se continuate così…

Sabatino Astolfi:
Cambiate nome!

Ignazio Astolfi:
State a fa rivolta' nella tomba na marea de gente...

Paolo Sorgi:
Rockche? A mbriaconi!

Miriam Abruzzo:
Fate pena

Active Principle:
Sto per togliere il like

Fulvio Mastandrea:
Ahahahah… Ma andate affanculo

Rossella Lui:
Ma siete seri?

Christian Massa:
Non condivido questa politica del voler accontentare i gusti di tutti, questa robaccia fa male alla musica e alla società, ha un effetto mediatico totalizzante e ci ritroviamo la Maionchi in cattedra e le strade piene di rincojoniti coi risvoltini... sareste molto più fichi se invece di andare a caccia di consensi combatteste una battaglia per la musica vera sincera e fatta con il cuore perché, di questi prodotti di marketing costruiti a tavolino, noi fruitori coscienti intelligenti e di buon gusto ne abbiamo pieni i coglioni. C’è tanta bella roba di cui non parla nessuno, spingiamo i musicisti veri, non questi individui strappati alle casse del supermercato (con tutto il rispetto per le casse del supermercato).

A questi commenti io, che di Rockol sono il direttore editoriale, con santa pazienza ho risposto privatamente uno per uno con queste parole:

Se avessi letto la recensione, avresti scoperto che l’album ha ricevuto critiche molto precise e severe. Ma evidentemente hai commentato senza leggere.

(era già intervenuto sulla pagina, e lo ringrazio, Michele Ruggiero, con questa risposta a uno dei commenti sopra riportati: “Hai letto l'articolo? Non sta esaltando proprio un cazzo”).

Qualcuno di quelli ai quali ho scritto mi ha a sua volta risposto; alcuni hanno ammesso tranquillamente di non aver letto la recensione. Una persona, di cui per delicatezza d’animo non faccio il nome, l’ha addirittura rivendicato: “Col cavolo che ti regalo una visualizzazione di un cretino del genere che fa musica di merda”.

Ieri sera, domenica, riflettevo su questa faccenda. Che, purtroppo, la dice molto lunga su parecchi aspetti del nostro lavoro, ma forse anche della società in generale e della deriva indotta dai social.

Rockol è un giornale, una testata giornalistica registrata in tribunale. E si occupa, per scelta editoriale, di tutta la scena musicale mainstream: l’abbiamo già spiegato più volte, anche qui, ma non è che sia servito a evitare commenti come alcuni di quelli che avete letto sopra ("cambiate nome" e via discorrendo).

Pubblicare la recensione di un disco di Sfera Ebbasta non vuol dire andare a caccia di click (che poi, anche questa storia dell’andare a caccia di click ha francamente stufato, come argomentazione d’accusa: tutti i giornali cercano di aumentare il numero dei loro lettori, sarebbe strano che cercassero di diminuirlo, no?).
Certo è che a un commento su questo tono: “per portare il pane a casa devono esaltare anche lammerda”, verrebbe da rispondere con lo stesso tono. Ma siamo beneducati, noi, e non l’ho fatto.
Pubblicare una recensione nettamente critica del disco di Sfera Ebbasta vuol dire: il disco è uscito, il personaggio è molto noto, abbiamo ascoltato il suo disco e vi diciamo quello che ne pensiamo. Sarebbe almeno utile che prima di obbedire a un riflesso pavloviano postando un commento indignato, o deluso, o offensivo, o volgare, o violento, uno almeno andasse a leggere cosa sta commentando - hai visto mai che leggendo capisca qualcosa in più.
Ma questa, mi dicono quelli che ne capiscono di social, è una pretesa eccessiva, se riguarda il frequentatore medio di Facebook (personalmente non sono su Facebook, non lo frequento, e se leggo la pagina Facebook di Rockol è solo perché fa parte dei miei doveri di direttore). Se è una pretesa eccessiva attendersi che qualcuno scriva un commento su Facebook "dopo" aver preso visione di cosa sta commentando, allora siamo messi davvero male, quanto a lucidità mentale del frequentatore medio di Facebook. Ma se è così siamo messi davvero male in generale.

A chi ci accusa di essere “complici e colpevoli della decadenza musicale”, posso solo far notare che ogni giorno pubblichiamo una media di trenta notizie, e che molte, se non la maggior parte, di queste notizie riguardano artisti di comprovata credibilità: nello stesso giorno, 19 gennaio, in cui abbiamo pubblicato la recensione del disco di Sfera Ebbasta, abbiamo scritto, fra l’altro, di Def Leppard, U2, Justin Timberlake, Erica Mou, Dolores O’Riordan, Tame Impala, Patti Smith, Marilyn Manson, Fall Out Boy, Jon Anderson, Glen Hansard, David Bowie, Rush, Eagles, Fabrizio De André, Sigur Ros.
Come vedi, Stefano Cecchini, che ci chiedi “Ma che è sta merda? Non avete altro di cui parlare?”, abbiamo altro di cui parlare, sì, e lo facciamo quotidianamente. E tu?

A quelli che scrivono che toglieranno il like dalla pagina, posso solo rispondere: fate pure, quando vorrete tornare sarete sempre bene accetti, purché vi comportiate educatamente. Potrei anche aggiungere qualche altra considerazione meno cortese, ma, appunto, sono beneducato e non lo faccio.

A quelli che già si stanno preparando a rivendicare il proprio diritto di critica a quello che facciamo, e alla scelte editoriali che compiamo, rispondo in anticipo: il diritto di critica è un conto, l'offesa ingiustificata, volgare e gratuita è un altro conto. Questa non l'accettiamo. E a proposito di "gratuita", ricordo ancora una volta che leggere Rockol è gratis. Se si trova su Rockol qualcosa che non interessa, basta non leggerlo: ed è gratis anche non leggerlo.

Per quel che riguarda il nostro lavoro, che è quello di giornalisti - non di blogger, non di influencer, non di fanzinari -, noi cerchiamo di svolgerlo decentemente, e pensiamo di saperlo fare (io personalmente lo faccio dal 1974, cioè da 44 anni, e sinceramente in materia non accetto lezioni da nessuno, né via Facebook né di persona). Ma da un po’ di tempo l’aria che tira mi fa pensare che il lavoro di giornalista per come l’ho sempre inteso io sia diventato inutile, oltre che faticoso, oltre che poco remunerativo. Vedo che ci sono in giro tante persone che evidentemente pensano che lo saprebbero fare meglio di noi di Rockol. Forza, provateci. C’è tanto spazio, sul web, per scrivere, che lo può fare chiunque: persino voi.
Buon divertimento.

Franco Zanetti

 

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.