Rapporto IFPI sulla musica digitale: 'Più facile comprare musica che rubarla'

Rapporto IFPI sulla musica digitale: 'Più facile comprare musica che rubarla'
La rivoluzione digitale non è ancora propriamente un fenomeno di massa. Ma intanto il mercato legale della musica on-line continua a crescere con progressione geometrica e si è incamminato sulla strada giusta: così sostiene il “Digital Music Report 2005” dell’IFPI appena pubblicato, facendo ordine tra cifre ed accadimenti dell’anno appena concluso. Il primo dato riguarda il numero dei download a pagamento: decuplicati, nel 2004, tra Stati Uniti (142,6 milioni di singoli e 5,5 milioni di album “digitali”), Germania e Inghilterra (dove il mercato è passato da zero a 5,7 milioni di files “legali” scaricati nell’arco di dodici mesi). Ma non è il solo indicatore delle grandi manovre in atto su questo fronte: nel 2004 le case discografiche hanno finalmente tolto il chiavistello ai loro cataloghi, autorizzando la vendita di un milione complessivo di brani (il doppio dell’anno prima) alle piattaforme e ai negozi di musica digitale; questi ultimi intanto sono cresciuti da una cinquantina a circa 230, di cui oltre 150 in Europa (una trentina nel Regno Unito, e una decina ormai anche in Italia; mentre in Germania il leader di mercato è un operatore locale, Musicload, al ritmo di un milione di download al mese). Le stime riprese dall’IFPI suggeriscono che i download già tra cinque anni potrebbero valere il 25 % dell’intero mercato della musica registrata (ma si scontrano con quelle molto più prudenti di altre agenzie specializzate che, come Informa Media, calcolano per il 2010 un’incidenza intorno all’8-9 % del mercato, vedi News). E riportano anche una crescita per i servizi in abbonamento: i principali operatori di questa fascia di mercato (Napster, MusicNet, MusicMatch, eMusic e Rhapsody, quest’ultima prossima ad un ingresso in Europa nel 2005) hanno registrato in un anno un raddoppio nel numero di utenti, salito a circa un milione e mezzo di persone. Lo studio IFPI pone naturalmente l’accento anche sulle prospettive della “mobile music” (un segmento di mercato che in Corea del Sud sviluppa già un giro d’affari di 158 milioni di dollari) e sull’acceleratore dei consumi rappresentato dall’espansione della banda larga, che proprio nel paese del Sud Est asiatico copre già il 78 % dei nuclei familiari contro il 15 % appena di Italia e Germania (superate su questo fronte da Francia e Spagna).
Le ultime considerazioni sono per la “pirateria” via Internet. I file condivisi illegalmente attraverso programmi p2p e siti di file sharing sono scesi a 870 milioni di file nel dicembre 2004: una cifra ancora impressionante, ma comunque lontana dai picchi dell’aprile 2003 (oltre un miliardo di file). L’IFPI difende l’efficacia delle sue campagne informative e delle sue azioni punitive, che hanno prodotto oltre 7 mila azioni legali nel mondo contro i file sharers: oggi, sostiene l’associazione, il numero di persone che pagano per scaricare musica da Internet è salito al 35 %, ed è aumentata gradualmente anche la consapevolezza che i download non autorizzati sono illegali. John Kennedy, presidente e ceo dell’organizzazione dei discografici, sembra convinto che il più è stato fatto. “La più grande sfida per il business della musica digitale è sempre stata quella di rendere la musica più facile da comprare che da rubare”, scrive nell’introduzione al rapporto. E aggiunge: “All’inizio del 2005 questa ambizione è sul punto di trasformarsi in realtà”.
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