Lady Gaga si riunisce alla “famiglia” italiana: la pop star in concerto al Forum di Assago – RECENSIONE / SETLIST

Lady Gaga si riunisce alla “famiglia” italiana: la pop star in concerto al Forum di Assago – RECENSIONE / SETLIST

“Io sono la tua familia”, dice Lady Gaga in (quasi) italiano. Sul palco del Joanne World Tour, anzi su uno dei tre palchi del Joanne World Tour si dice orgogliosa d’essere nel paese dal quale sono partiti i suoi nonni. Si direbbe commossa quando ne ricorda il viaggio dalla Sicilia, lasciandosi alle spalle tutto ciò che avevano, il passaggio per Ellis Island, le difficoltà affrontate. “Mi sento speciale nel far parte di questa storia”, dice la cantante americana e racconta d'avere incontrato per la prima volta il ramo siciliano della famiglia Germanotta. E così il concerto rimandato nel settembre 2017 per problemi di salute ha avuto luogo ed è stato un trionfo. È uno spettacolo incentrato sulle canzoni di “Joanne” e sulla necessità di accettare la diversità – a partire dalla propria – e sulla perseveranza necessaria per superare ogni difficoltà.

Preceduto dalla visione del documentario “Gaga: Five foot two”, il concerto ha sintetizzato le varie anime della cantante: la pop star che fa ballare i palasport con canzoni coreografate, la musicista che ama il pop-rock radiofonico anni ’70, la cantautrice sensibile che può far zittire 10 mila persone cantando da sola al pianoforte. Lo spettacolo è diviso in sezioni, inframmezzate da video proiettati su una sorta di sipario digitale che sale e scende di continuo. Al primo colpo d’occhio il palco sembra spoglio e invece cambia continuamente forma grazie ad elementi semoventi che ridisegnano gli spazi entro cui si muovono la cantante, i suoi musicisti e una dozzina di ballerini. In mezzo alla platea c’è una piccola piattaforma rotonda, verso il fondo della sala sta un secondo palco con profili al neon. Sopra le teste del pubblico in platea, a una ventina di metri d’altezza, ci sono due enormi baccelli, chiamiamoli così, che servono da elementi scenici, impianti luce, schermi e passerelle che scendono dall’alto per collegare i tre palchi (nella versione vista negli Stati Uniti i baccelli sono tre e le piattaforme tonde due).

Si comincia con “Diamond heart” e “A-yo”, “il modo con cui si salutano gli italo-americani di New York”, ma il primo grande boato è per “Poker face”. Il suono è pessimo, per lo meno nella tribuna laterale, la voce specie nella prima parte va in saturazione, la musica è roboante ma inespressiva: è pop da palasport. Gaga suona la chitarra, si presenta con in braccio una keytar, incita il pubblico delle gradinate ad alzarsi: “In piedi!”, urla in italiano. Il pubblico canta “Sei bellissima”, Loredana Bertè via Maria De Filippi. Fioccano dediche per l’amica Donatella Versace, presente in platea e applaudita da vera diva. Poi, durante “Applause”, i baccelli si schiudono, scendono due passerelle che portano Lady Gaga prima sulla piattaforma intermedia e poi sul secondo palco dove l’attende un piano alloggiato in un corpo in resina acrilica plasmato a forma di cuore. Si siede e tira fuori il numero da Broadway “Come to mama”, e poi “Edge of glory”.

Lady Gaga si rivolge spesso al pubblico. Chiede quanti etero e quanti appartenenti alla comunità LGBTQ ci sono in sala e i secondi superano di gran lunga i primi, per lo meno a giudicare dalle grida. “Amiamo tutti, non importa la razza, la religione, il sesso, l’età, non importa come ti vesti o ti comporti. E per quelle due persone in sala stasera che non credono nell’uguaglianza, non fischiatele, dobbiamo avere compassione”. Ad ogni segmento corrisponde un diverso vestito, tutti piuttosto kitsch ed eccessivi, si va da una sorta di sacco a pelo rosso firmato da Norma Kamali a un body tempestato di Swarovski. Durante “Paparazzi” Gaga viene portata in alto, dentro il baccello. Ridiscende cantando “Angel down”, una delle interpretazioni migliori della serata. Torna sul palco principale e, seduta fra due chitarristi, canta “Joanna” e spiega che oltre ad essere il suo secondo nome è anche il nome della sorella del padre, morta prima che lei nascesse.

“Bad romance”, nel finale, è la canzone più applaudita della serata. Gaga legge la lettera di una fan che si trova in prima fila: ha perso il padre e ringrazia la cantante per averle insegnato a superare i momenti difficili. Piange quando Gaga scende dal palco per abbracciarla. Infine, la cantante riappare in un vestito Versace, canta “Million Reasons” e sparisce dopo due ore di concerto, lasciando il cappello sul pianoforte. Rispetto ad altre pop star, Lady Gaga ha talenti di musicista e autrice e ovviamente cantante, ma non è questo uno spettacolo fatto per esaltarli appieno. Pur non essendoci grande spazio per l’improvvisazione – è un concerto governato da computer, in cui ogni cosa deve accadere al posto giusto al momento giusto – Lady Gaga riesce a renderlo meno freddo e a dare un volto umano al pop globalizzato, mischiando sincerità e artificio. L’aspettano il remake del film “È nata una stella” con Bradley Cooper e un contratto per 75 show al MGM’s Park Theater di Las Vegas, un milione di dollari a sera. Per dimostrare che Sin City non è il cimitero degli elefanti del pop, ma la “terra di Elvis, di Tony Bennett e Frank Sinatra, del Rat Pack, di Elton John, Judy Garland e Liza Minnelli”. Ha il talento per farlo.


SET LIST:
Diamond Heart
A-Yo
Poker Face
Perfect Illusion
John Wayne
Scheiße
Alejandro
Just Dance
LoveGame
Donatella / Telephone
Applause
Come to Mama
The Edge of Glory
Born This Way
Bloody Mary
Dancin' In Circles
Paparazzi
Angel Down
Joanne
Bad Romance
The Cure
Million Reasons

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