I Parliament pubblicano il loro primo singolo dopo 38 anni e George Clinton parla di Red Hot Chili Peppers, UFO e di una ragazza che sul palco si mise... - ASCOLTA

I Parliament pubblicano il loro primo singolo dopo 38 anni e George Clinton parla di Red Hot Chili Peppers, UFO e di una ragazza che sul palco si mise... - ASCOLTA

I Parliament, leggende del funk guidate dall’altrettanto leggendario George Clinton, hanno pubblicato “I’m gon make u sick o’me” il loro primo singolo da 38 anni a questa parte. Alla canzone ha collaborato il 47enne rapper di Houston Scarface.

Per promuovere il brano Clinton ha fatto una AMA (‘Ask me anything’) su Reddit rispondendo alle domande poste dal pubblico. Tra quando detto ha aperto all’uscita di un nuovo album dei Parliament intitolato “Medicaid fraud dog” e ha indicato in Flying Lotus, Cardi B e “tutta quella merda che arriva da Atlanta” i suoi più recenti ascolti musicali.

Una persona gli ha chiesto cosa ricorda della produzione di “Freaky styley”, l’album del 1985 dei Red Hot Chili Peppers, lui ha risposto così:

“Ricordo che avevano delle calze troppo grandi”.

E riguardo alla cosa più folle vista in concerto, dice:

“Norman, Oklahoma. 1978. Una ragazza salì sul palco in tuta da lavoro. Si calò i pantaloni fino alle caviglie. Si girò, si mise un joint nel culo e ci fece tre anelli di fumo. Non siamo riusciti a finire lo show perché non riuscivamo a smettere di ridere. Abbiamo provato 3 o 4 volte a continuare. Ci siamo anche fermati per un po’, ma non riuscivamo proprio a smettere di ridere.”

Ha poi raccontato la storia di quando vide un UFO con Bootsy Collins:

“Stavamo guidando insieme verso Toronto e siamo stati contattati da un UFO. Abbiamo visto una luce lampeggiante colpire il terreno di fronte alla nostra macchina. Tre o quattro minuti dopo, l’abbiamo vista colpire la strada altre due volte. Poi la luce ha colpito l’automobile e si è trasformata in un liquido come il mercurio del termometro, ha avvolto l'auto ed è rotolata giù. Tutti i lampioni si sono spenti lentamente al nostro passaggio. Abbiamo guardato dietro di noi ed era tutto buio. Bootsy non era spaventato, pensava di sapere cosa stava succedendo. Non eravamo fatti, perché avevamo appena attraversato il confine. Quando sono arrivato a casa, mia figlia mi disse che sembrava che avessi visto un fantasma!”

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