Pink Floyd, prende il via la mostra ‘definitiva’ 'Their Mortal Remains'. Roger Waters: ‘Non mi importa quello che lasceremo, mi importa la gente là fuori’

Pink Floyd, prende il via la mostra ‘definitiva’ 'Their Mortal Remains'. Roger Waters: ‘Non mi importa quello che lasceremo, mi importa la gente là fuori’

Arriva finalmente in Italia la tanto attesa mostra dei Pink Floyd, proprio quella che migliaia di appassionati videro dissolversi nel nulla nel 2014, quando fu cancellata a pochi giorni dall'inaugurazione alla Fabbrica del Vapore di Milano. Prima di approdare al Macro di Roma, la mostra “Their Mortal Remains”, ospitata nei locali dello sfarzoso V&A Museum di Londra, ha raccolto lo scorso anno un successo che ha superato anche la più rosea aspettativa degli organizzatori, raggiungendo 400mila presenze in meno di sei mesi. Diventa così importante che la prima tappa al di fuori dall'Inghilterra della mostra dei Pink Floyd sia toccata proprio all'Italia.

Ad inaugurare di fatto la mostra è la sindaca di Roma, Virginia Raggi, seduta a fianco del vicesindaco Luca Bergamo e a Innocenzo Cipolletta, commissario per la gestione provvisoria di Palaexpo.

Gli organizzatori della mostra romana sono riusciti a fare di meglio rispetto alla 'vernice' della mostra a Londra, quando dei tre Pink Floyd superstiti si presentò solo l'imbarazzato Nick Mason. Seduti uno a fianco all'altro, all'interno della splendida struttura di via Nizza, oggi ci sono Mason e quello che è da tutti riconosciuto come il leader maximo dei Pink Floyd, cioè Roger Waters, che ha visitato proprio a Roma per la prima volta la mostra. Prima dell'ingresso trionfale dei due musicisti, presi letteralmente d'assalto dai giornalisti, ha preso la parola Virginia Raggi che ha ricordato che per questioni anagrafiche non ha potuto seguire la band sin dagli esordi. “La prima volta che mi hanno dato una loro cassetta e ho sentito la loro musica ho sentito un bang. Per questo è un onore poter ospitare questa mostra immensa”. Il vicesindaco Bergamo ha sottolineato il grande progetto intorno all'evento, definendola non una mostra ma una vera e propria “esperienza”, auspicando che la città di Roma possa diventare anche capitale mondiale della cultura.

Sono altissime le aspettative intorno alla mostra e si sente, tanto che Bergamo spera che a Roma si possa superare il record di presenze di Londra. Per questo motivo si sono viste in sala diverse personalità legate all'organizzazione della mostra e al mondo Pink Floyd, c'erano Tomaso Radaelli e i vertici di MondoMostre, Audrey Powell della Hipgnosis, che ha lavorato negli ultimi giorni a Roma per allestire la mostra, Glenn Orscher a rappresentanza della Concert Productions International B.V., Paula Webb Stainton, co-curatrice della mostra e il sempre vigile Paul Loasby, il manager dei Pink Floyd. Defilato ma attento, nascosto da una inedita barba bianca anche Fran Tomasi, uno degli organizzatori della mostra annullata a Milano. Mentre Innocenzo Cipolletta conclude il suo intervento, l'attesa dei presenti per l'imminente arrivo dei due Pink Floyd risulta palpabile nell'aria. L'ingresso in sala di Nick Mason e Roger Waters viene accompagnata da un applauso fragoroso e mentre la Raggi li raggiunge per le foto di rito, i fotografi si accalcano nel piccolo spazio a loro riservato nel tentativo di raccogliere qualche foto decente. Quando Mason e Waters si accomodano, i fotografi hanno ormai affollato lo spazio davanti al tavolo, creando non pochi problemi alla security, tanto che il moderatore, l'ottimo Gigi Ariemma di Radio Capital, ha faticato non poco per poter dare inizio all'intervista.

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Ed eccoli lì Mason e Waters, insieme a Roma a 47 anni di distanza dal loro concerto al Palaeur, seduti uno a fianco all'altro, sorridenti e sorpresi di così tanta accoglienza. Qualcuno cerca di stimolare i ricordi di Waters e si tirano fuori i concerti al Piper Club, che dista poche centinaia di metri dal Macro ma lui sembra non ricordare. I due scherzano come due vecchi compagni di scuola che si ritrovano dopo tanti anni e cominciano le prime scenette tra i due: con Mason intento a parlare, Waters raccoglie dal tavolo la sua sciarpa e fa finta di asciugare il sudore del batterista. E' un clima di festa, è il giorno tanto atteso da migliaia di appassionati in giro per lo Stivale e tutto sembra andare per il verso giusto. Arrivano le prime domande ed è ovvio che l'argomento sia quello dei Pink Floyd e il loro ingombrante passato.

Passano così pochi minuti e Roger Waters catalizza tutta l'attenzione della conferenza stampa, rubando letteralmente la scena davanti a giornalisti e infiltrati vari. E come sua abitudine non la manda a dire incalzato dalle domande forse troppo legate al passato. Le celebrazioni non devono piacergli molto: rivendica il suo presente, parla del suo tour attuale, parla del suo ultimo disco, come se il passato così ingombrante dei Pink Floyd fosse soltanto una parte poco importante della sua vita. Con lo sguardo che taglia i presenti da un'angolo all'altro dell'auditorio, Waters dichiara sibillino: “Non mi importa di quello che lasceremo, non mi importa di questa mostra. Non sono troppo interessato a me, a una mostra oppure a quello che ho fatto trent’anni fa. Quello che mi importa è la gente là fuori, quello che ho voglia di fare adesso”. Al di là della posizione di Waters, ormai fuori dai Pink Floyd dal 1987, l'importanza storica della mostra è fuori discussione.

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Ad una domanda specifica l'artista conferma il suo stretto legame con l'Italia e non poteva essere altrimenti, dato che suo padre morì ad Aprilia nel 1944, quando il musicista aveva appena cinque mesi, un dolore profondo che ha accompagnato la sua vita e di conseguenza ha generato diverse sue canzoni scritte per i Pink Floyd. Qualcuno cerca di trovare nei testi di Brain Damage un filo conduttore con i temi delle sue canzoni attuali ma Waters nega anche questa stramba ipotesi, attribuendo invece la sua consapevolezza attuale ad una frase di Echoes, la famosa “Strangers passing in the street. By chance two separate glances meet. And I am you and what I see is me” che pronuncia facendo emozionare non poco i presenti. Nelle preoccupazioni di Waters la mancanza di empatia che “mi fa pensare che questo percorso porterà all’estinzione della nostra umanità”, mentre sulle nuove generazioni afferma che “continuando a guardare i cellulari, cadranno oltre il bordo della collina”.

C'è spazio anche per Nick Mason, che risponde ad una domanda legata ad una eventuale edizione multicanale del film “Pink Floyd Live At Pompeii” affermando che non è attualmente in cantiere. Poche le domande interessanti, pochissimo il tempo a disposizione e i due musicisti lasciano ai presenti la possibilità di visitare per la prima volta l'edizione romana della mostra.

Si inaugura ufficialmente venerdì 19 gennaio ma per i fan più impazienti è prevista la possibilità di una preview già il 18.

(Nino Gatti)

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