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NEWS   |   Pop/Rock / 14/01/2005

I Musical Box in Italia: 'Ricostruiamo gli show dei Genesis come un puzzle'

I Musical Box in Italia: 'Ricostruiamo gli show dei Genesis come un puzzle'

Nei loro panni quotidiani, Denis Gagné e Martin Levac sono due anonimi, compassati canadesi francofoni di mezza età. Non diresti proprio che quando le luci si spengono, sui palchi di mezzo mondo, quei due sanno rubare movenze, suoni, parole ed anima a Peter Gabriel e a Phil Collins: tanto da far scattare in sé stessi e nel pubblico affamato di Genesis d’annata incredibili e un tantino inquietanti meccanismi di transfert psicologico. Con Serge Morissette, gran regista dello show dei Musical Box, i Genesis reincarnati del periodo 1972-75, i due presentano ai media italiani il revival tour di “The lamb lies down on Broadway”, giusto nel trentesimo anniversario della rappresentazione originale. Un’unica data italiana a Torino, allora, il 24 marzo del 1975 al Palasport del capoluogo piemontese; ben dieci stavolta, a partire dal doppio appuntamento (esaurito) allo Smeraldo di Milano, stasera e domani, per proseguire poi con Firenze, Mestre, Perugia, Roma, Catanzaro, Bari, Bologna e Genova. Come delle rock star. Sul palco utilizzano strumenti e abiti di scena originali d’epoca, quando disponibili, riproponendo con minuzia maniacale scalette, suoni, luci e scenografie. Non solo: per fedeltà all’originale, arrivano al punto di riprodurre anche gli errori e i dialoghi con il pubblico, parola per parola. “La fonte sono i bootleg e i nastri collezionati dai fan”, spiega Gagné. “In Italia, in Francia e in Germania Gabriel amava introdurre le canzoni nella lingua locale. E quando ci esibiamo in quei paesi mi piace riprodurre letteralmente quel che accadeva allora, anche questo fa parte del divertimento”. Più difficile, a volte, trovare gli strumenti autentici: così la chitarra “custom” a doppio manico, metà Rickenbacker a dodici corde, metà basso Microfret a sei corde, che Mike Rutherford usò solo per i concerti di “Lamb”: in questo caso ai Musical Box è stato concesso di prendere visione del modello originale per farsene assemblare una copia. “Altri strumenti che suonavano pessimamente già allora, e che oggi risulterebbero inascoltabili, li abbiamo proprio lasciati perdere”, scherza Gagné.
Per allestire “The lamb” hanno dovuto vincere le iniziali resistenze di Peter Gabriel, che non ha mai abbandonato l’idea di rimettere mano, prima o poi, alla parabola allegorica di Rael il teppistello portoricano (magari per un progetto video o cinematografico, ai tempi abortito). “All’inizio, infatti, ci ha detto di no”, racconta Morissette. “Ma poi lo abbiamo rassicurato del fatto che la nostra sarebbe stata una riproduzione fedele, non una rielaborazione personale. Gli abbiamo fatto avere le registrazioni video e testimonianze fotografiche dei nostri spettacoli precedenti, e si è convinto. Non solo ci ha concesso i diritti sullo storyboard, che appartengono a lui, ma ci ha aiutati a convincere gli altri membri della band ad autorizzare la riproduzione dei brani musicali contenuti nel disco. E’ anche venuto a vederci durante il tour di ‘Selling England by the pound”, portando con sé la famiglia e praticamente tutta la Real World”. Non è stato l’unico: più o meno tre anni fa Steve Hackett è addirittura salito sul palco con i canadesi alla Royal Albert Hall di Londra per eseguire, in bis, una versione di “Firth of Fifth”. “Ha insistito perché anche il nostro chitarrista rimanesse in scena”, ricorda Gagnè. “E l’assolo della canzone, con due chitarre, è venuto a meraviglia”. Riproporre “Lamb” comportava altri problemi: la penuria di materiale video d’epoca, per esempio, con cui raffrontarsi. “Ma ancora una volta sono stati i fan a venirci incontro”, spiega Morissette. “In molti ci hanno fornito filmati amatoriali d’epoca, spesso privi di sonoro. Altri ci hanno fatto avere foto, diapositive e registrazioni audio. Abbiamo parlato con le persone coinvolte nella produzione originale, ci siamo fatti raccontare da chi c’era cosa ricordavano degli effetti di scena, dei gesti e delle pose degli artisti sul palco. Abbiamo sincronizzato i vari elementi, ed è stato come mettere insieme i pezzi di un puzzle, ricostruire minuto per minuto l’esatta sequenza del concerto. Alla fine, la parola risolutiva era quella di Gabriel: quando andava bene per lui, naturalmente andava bene anche per noi”. Ma quali sono le canzoni dei Genesis che amano di più, i Musical Box? Martin: “ ‘Can-utility and the coastliners’, in termini di melodie, ritmi, cambi di tempo e d’atmosfera mi sembra sintetizzi al meglio il gruppo nel periodo in cui ne fece parte Peter Gabriel”. Denis: “ ‘Supper’s ready’, oltre venti minuti di grande intensità e di puro genio musicale. E’ anche il pezzo che mi ha fatto conoscere e amare la band, quello che mi ha avvicinato al gruppo”.
Tutto cominciò nel 1993, ricorda Morissette, per celebrare il ventennale dello sbarco a Montreal del tour di “Selling England by the pound”: da allora i concerti sono diventati centinaia e toccheranno quota 400 alla fine di questo nuovo tour, nonostante alcuni cambi in formazione (né Gagné né Levac erano in quella originale). “I musicisti, tutto sommato, sono intercambiabili”, spiegano loro due, “e i Musical Box esistono solo ed esclusivamente per realizzare questo progetto: riproporre gli show dei Genesis di Gabriel, principalmente nel periodo compreso tra ‘Foxtrot’ e ‘The Lamb’, quando lo spettacolo era accompagnato da un allestimento scenico-teatrale importante”. Altre, eventuali ambizioni musicali vengono coltivate singolarmente dai musicisti della band: Martin, per esempio, ha in uscita un disco solista. “Pop. Come Phil Collins, naturalmente”, precisa l’ “impersonator” del vocalist/batterista di “In the air tonight”. I Musical Box, da parte loro, stanno per pubblicare un Dvd: ma ai giornalisti/fan presenti in conferenza stampa scappa qualche mormorio di disappunto quando si viene a sapere che si tratta di una storia della band, e non di una ripresa integrale del concerto di “The lamb” che avrebbe fatto giustizia alla mancanza di documenti ufficiali d’epoca. Ma tant’è: per una volta, i canadesi hanno deciso di celebrare se stessi. E da spettatori, quale band gli piacerebbe vedere rappresentata con altrettanta maniacale fedeltà all’originale? “Nessun dubbio, i Gentle Giant”.

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