La macchina del tempo musicale di Tito Faraci: il racconto del 45 giri "TTTF"

La macchina del tempo musicale di Tito Faraci: il racconto del 45 giri "TTTF"

Il nome di Tito Faraci è uno dei nomi più importanti nel mondo italiano dei fumetti: c'è la sua firma in tutte le più importanti pubblicazioni, da Topolino a Diabolik e Dylan Dog, per citare qualche titolo. Da poco è alla direzione editoriale della neonata Feltrinelli Comics, ed è scrittore con all'attivo diversi romanzi, tra cui "Nato sette volte". Vi citiamo questo perché è il più musicale dei suoi scritti, una bella storia di una band che si riunisce dopo tanti anni.

Tito è un grandissimo appassionato di musica, ed è un musicista di suo. Ha collaborato e sta collaborandoo con Giorgio Ciccarelli (ex Afterhours) come paroliere, e negli anni '80 era attivo in diverse band della scena musicale indipendente italiana.

E' recentemente tornato alla musica come solista, con “TTTF”, un 45 giri che contiene due brani inediti dalle sonorità dark e new wave: “Disordine” e “Ora no”, con la partecipazione di Lodo e Bebo de Lo Stato Sociale.
Abbiamo chiesto a Tito Faraci di raccontarci la sua storia musicale, e lui ha gentilmente accettato, regalandoci questo scritto:

Nel bel mezzo degli anni Ottanta, dopo esserci conosciuti in un cortile dell'università di Pavia, io e Matteo B. Bianchi (futuro scrittore, autore televisivo, editor e un mucchio di altre cose importanti) mettemmo in piedi una fanzine. Si chiamava Anestesia Totale, era fatta di fogli fotocopiati e aveva in allegato una compilation su cassetta con band emergenti della scena indipendente italiana. Perché proprio di quella scena ci occupavamo. 

Era l'epoca di Litfiba, Diaframma, Denovo, Neon, Pankow... e li intervistammo più o meno tutti. Nello stesso tempo, avevo la mia attività di musicista. Suonavo le tastiere in una band alla Litfiba, chiamata Litania (trovo la cosa un po' imbarazzante, lo ammetto) e avevo un progetto di musica elettronica tutto mio, solista: Tito Turbina Tastierista Futurista (okay, questo è veramente imbarazzante). Mi arrabattavo con sintetizzatori, batterie elettroniche, sequencer e, verso la fine, persino un rudimentale campionatore. Tutto registrato con enorme fatica e colossale pazienza su un quattro piste a cassette. I miei pezzi finirono un po' dappertutto, nel giro della musica elettronica sperimentale, anche su compilation internazionali. Erano influenzati dalla mia passione per una certa scena post-punk (New Order, solo per fare un nome) e da certe cose decisamente più estreme (Laibach, per fare un altro nome). Mi divertivo. Ci provavo. Non capivo esattamente quanto piacesse TTTF (dopo un po', ridussi il nome alle iniziali, suppongo per amor proprio), perché ai tempi non c'era google.

Poi tutto passò. Proprio quella fanzine, che mi aveva spinto a fare musica, mi lanciò in un altro settore: quello della scrittura. Prima come giornalista e poi, con un tortuoso e fortunoso percorso di cui ho già narrato parecchie volte altrove, come autore di fumetti. E questa è un'altra storia, ancora in corso.

La storia di TTTF invece pareva finita. Dimenticata. Fino a circa un anno fa. Quando improvvisamente, anche grazie a una soffiata di mio figlio, diciottenne, ho scoperto che qualcuno si stava ricordando di TTTF, nell'ambito di un revival della synth-wave. Una mia cassetta era venduta in rete a duecento euro. "Papà, non è che ne hai una decina?" No, non ne avevo più nemmeno uno, anche se in seguito qualcosa ho ritrovato.

Poi, presentatomi da Sio, è arrivato Stefano Maggiore: produttore, musicista, compositore e amico, non necessariamente in questo ordine. Un tipo geniale e coraggioso. Forse sventato. È stato lui a propormi di riavviare, insieme, il progetto TTTF. Dopo trent'anni. Ci ho messo un paio di lunghi secondi, prima di accettare. 

Abbiamo fatto questo 45 giri, di vinile (bianco), che anticipa un album a cui stiamo lavorando. La macchina del tempo ha le sembianze di un sintetizzatore monofonico del 1978 che, per fortuna, non avevo perso o venduto. Ma a me questa non sembra un'operazione di revival. Io questa musica la sento viva e ancora "moderna", altrimenti non la farei.

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