Giovanni Allevi si racconta: l'AlbumStory su TIMMUSIC

Giovanni Allevi si racconta: l'AlbumStory su TIMMUSIC

Giovanni Allevi presenta il suo nuovo album, Equilibrium, composto assieme all’Orchestra Sinfonica Italiana e con la partecipazione di Jeffrey Biegel, in con l'AlbumStory su TIMMUSIC: “Non ho mai cercato l’immediatezza nella musica, ho sempre cercato di scrivere una musica che interpellasse l’ascoltatore e gli chiedesse di tornare ancora una volta ad ascoltare e capire quel che accadeva, i vari passaggi, i momenti, racconta il pianista.“Magari mi perdo l’immediatezza, ma - si sa - noi artisti siamo folli.”

 

“Sono convinto che dentro ognuno di noi ci sia un talento, non nel senso del talento dei talent, quello che vediamo di eccezionale, qualcosa che deve battere gli altri in un senso competitivo, perché questo è invece il concetto comune che poi mi crea ansia", dice di "Born to fly". “Questo elemento ipercompetitivo mi sembra sia particolarmente accentuato nel talent, ma il talento che intendo io è come lo intende Platone cioè la nostra massima realizzazione, quello che noi siamo portati ad essere, la nostra ideale realizzazione. Se io sono portato per fare il parrucchiere, io sarò ol parrucchiere. Quello è il talento che si manifesta, non perché sarò il parrucchiere più bravo del mondo, sarò io e basta. Indipendentemente dagli applausi e soprattutto da quello che ci dicono gli altri: se io per natura voglio fare quello non posso fare altro perché ho delle pressioni sociali che mi indicano altre strade: è Bello quando finalmente ci accorgiamo di questo nostro talento e decidiamo di seguirlo”

“Oxigen è un esperimento: al teatro Al Verme di Milano, quando l’ho eseguito la prima volta, mi sono accorto che non ha funzionato", continua. "Noi ansiosi abbiamo il respiro corto e l’affanno. Allora ho iniziato prima a respirare mentre nella mente componevo questo brano, ed ho adattato la sua ritmica, il suo movimento al respiro e quando lo eseguo al piano, sento proprio il mio respiro dilatarsi e tornare quindi aperto. L’obiettivo era proprio quello di riuscire a comunicare il mio voler respirare anche all’ascoltatore.”

“Ho pianto dopo l’intervento agli occhi perché avevo capito che sarebbe cambiata la mia esistenza, da quel momento, però ho scelto di continuare quel concerto e quindi il mio destino", dice invece di "No more tears". Ho smesso di piangere, è stata l’ultima volta che ho pianto, per la mia vista che se ne è andata, e a quel senso di scoraggiamento è subentrato invece un sentimento di eroismo, l’idea di non arrendersi mai, anche se la vita ti mette davanti delle difficoltà, l’idea comunque di vedere oltre quelle difficoltà, di capire un nuovo senso nascosto che si sta aprendo grazie a quella difficoltà. Per questo ho scritto No More Tears, dove c’è una ritmica che sta a significare una determinazione verso il raggiungimento dei nostri sogni.”

 “L’idea che esistano mondi differenti, che vadano oltre la quotidianità e sono lì ad attenderci, soltanto nel momento in cui noi decidiamo di aprire lo sguardo verso di loro", dice di "Relativity". In questo caso è il mondo rappresentato da un eccesso di lentezza - questo è uno dei brani più lenti che io abbia mai scritto e pensato - . Talmente lento da essere quasi inascoltabile per il suo modo di procedere, però nel momento in cui ci adattiamo alla sua lentezza, dopo il terzo, quarto ascolto, ci accorgiamo della forza strutturale di questo brano, del fatto che il corale di cui è costituito, contiene delle note in acuto che tratteggiano una melodia, non immediatamente riconoscibile, soltanto dopo diversi ascolti.”

 

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